Categorie
Luca D'Ambrosio musica

La musica, per me, su Corus Cafè, trimestrale di arte e cultura | Intervista

La musica, per me, su Corus Cafè, trimestrale di arte e cultura | Intervista
Sul n. 23 di Corus Café, trimestrale di arte e cultura, ho avuto il piacere di essere intervistato da Cristiano Funari a proposito del mio libro “La musica, per me. Come funziona la musica? Rispondono 50 artisti italiani”, uscito il 15 marzo del 2018 per Arcana Edizioni.

La rivista, edita da Terre Sommerse, la si può trovare in diverse librerie d’Italia oppure la si può richiedere tramite abbonamento postale.

Di seguito un passaggio dell’intervista.

Cosa pensi tu invece dell’attuale panorama musicale e discografico italiano?
“Mi hai fatto una domanda da cento milioni di euro. Allora: dal punto di vista del panorama musicale posso tranquillamente dirti che in giro ci sono tanti artisti di talento, anche se pochi riescono a stare sulla cresta dell’onda o, se non altro, a lambirla. ma questo in qualche modo è sempre accaduto.

Per quanto riguarda invece il mercato discografico è evidente a tutti che la globalizzazione, attraverso la tecnologia e Internet, abbia sconvolto ogni tipo di processo e di attività.

Se da un lato si è data la possibilità a tutti di emergere con un click, dall’altro si è impoverito un settore che tra un download, streaming e supporti fisici a pagamento non fa più i numeri di una volta. Del resto adesso un disco d’oro serve giusto per farsi un selfie.

Non sono affatto contrario al progresso, lo scrivo anche nel libro, tuttavia credo che la velocità della rete – in assenza di cultura, esperienza e preparazione – abbia generato in maniera esponenziale confusione, superficialità, omologazione. Spesso a discapito di chi tenta con passione e sacrificio di portare avanti dei progetti validi.

Forse il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio tra algoritmo e umanità. E questo non soltanto nella musica.” (Luca D’Ambrosio)

Il resto dell’intervista lo trovate sul numero 23 di Corus Cafè.

Luca D’Ambrosio

Categorie
Luca D'Ambrosio musica

Una breve ma signficativa chiacchierata con Edda a proposito del suo nuovo disco intitolato “Fru Fru”

Intervista a Edda di Luca D'Ambrosio
Il 22 febbraio è uscito per Woodworm Label il quinto album da solista di Stefano Rampoldi, più semplicemente Edda, con il quale ho fatto una breve ma significativa chiacchierata. Ah, dimenticavo: il disco si intitola Fru Fru perché – come dice lo stesso autore – “nella vita per essere felici bisogna essere un po’ Fru Fru”.

“Fru Fru” è il tuo nuovo disco. Perché questo titolo e in quale direzione si muovono queste canzoni?
“Fru Fru” significa che per cambiare vita bisogna almeno attestarsi al livello della virtù, altrimenti si rimane imprigionati nella condizione di passione e ignoranza. E in questi ambiti si può soltanto soffrire e fare cose sbagliate. Quindi, per stare bene bisogna essere un po’ “fru fru”, ovvero essere leggeri, umili è molto intelligenti. E per essere intelligenti bisogna anche essere felici. Quindi questo disco va alla ricerca della felicità.

Con chi hai lavorato e quanto tempo hai impiegato per realizzare questo nuovo album?
Per fare questo disco mi sono avvalso della collaborazione del produttore Luca Bossi con il quale ho lavorato per un anno. Io gli inviavo le mie canzoni e lui poi mi mandava i suoi arrangiamenti.

Com’è nato il disco?
È nato come nascono tutte le canzoni, per grazia ricevuta. Le canzoni non le scrivo io, mi arrivano già scritte. E fintanto che arrivano sono fortunato, quando smetteranno di arrivare mi servirò di altre persone.

Hai seguito l’ultima edizione del Festival di Sanremo? Se sì, mi dici qual è la stata tua canzone preferita?
Seguo sempre Sanremo, solo che quella settimana ero con mio padre e non facevamo altro che litigare. Comunque, la canzone che mi è piaciuta di più è stata quella di Achille Lauro.

Ti piacerebbe partecipare a Sanremo?
No, non mi piacerebbe andare a Sanremo, perché, per me, sarebbe una situazione stressante. Non sono assolutamente sicuro della mia immagine e mi creerebbe imbarazzo e, quindi, sarebbe una situazione di sofferenza.

Clicca qui e ascolta il disco mentre navighi

Categorie
film Luca D'Ambrosio

Ho fatto una domanda a Emidio Clementi dei Massimo Volume circa l’uscita del nuovo album dal titolo “Il nuotatore”

Emidio Clementi risponde a Luca D'Ambrosio
Il nuotatore è il nuovo album dei Massimo Volume pubblicato il primo febbraio 2019 da 42 Records. In occasione dell’uscita del disco ho fatto una domanda a Emidio Clementi, voce e autore dei testi della formazione bolognese.

Cosa significa per te questo nuovo disco e come ci si sente nel muoversi (anzi, per restare in tema, “nuotare”) nell’attuale ambiente musicale?

La gestazione del disco è stata lunga, in mezzo ci sono state tante cose. Il materiale si è trasformato, altri spunti li abbiamo abbandonati. Volevamo un disco sintetico, compatto, ritmicamente seducente. Il risultato finale ci soddisfa. È in fondo il disco che volevamo.

Dal punto di vista dei testi trovo che le canzoni siano affollate di personaggi, alcuni reali, altri immaginari. Per la prima volta ho aspettato che le atmosfere musicali fossero delineate prima di cominciare a scrivere. Questo mi ha aiutato a modellare meglio le parole sulla musica.

Finite le registrazioni mi sono reso conto che c’erano temi che ricorrevano. Il disco parla di desiderio, di paura, di una realtà che spesso mostra lati oscuri, o perlomeno imprevisti.

Riguardo all’ambiente musicale e a come il disco possa essere accolto, non ci siamo fatti troppe domande. Ogni disco vive di una vita propria, che spesso va al di là di quelli che sono i gusti del momento. Confrontarci con il presente ci ha sempre stimolato, anche perché in quel presente ci siamo anche noi. (Emidio Clementi)

Categorie
musica

Viva le radio libere. Con buona pace di Mogol.

Viva le radio libere. Con buona pace di Mogol
Prima di affrontare l’acceso dibattito sulle quote di musica italiana nelle radio, premetto che ideologicamente sono contrario a ogni sorta di quota culturale e sociale. Ciò perché credo fermamente nelle qualità morali, intellettive e artistiche della singola persona, indipendentemente da genere, nazionalità, orientamento politico, religioso e sessuale.

Detto questo, ecco il mio pensiero sull’argomento.

Da un po’ di giorni non si fa altro che discutere della proposta di legge depositata dalla Lega, ma in qualche modo già avanzata nel 2017 dall’ex ministro Dario Franceschini, circa l’obbligatorietà per le emittenti radiofoniche, sia pubbliche che private, di “riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione (art.2, comma 1)”.

Si aggiunge poi che “una quota pari almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana di cui al comma 1 è riservata alle produzioni degli artisti emergenti (art. 2, comma 2).

Nella proposta dal titolo Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana (qui il testo integrale) si legge inoltre, nell’articolo dedicato ai “Principi”, che “la musica italiana è riconosciuta come patrimonio artistico e culturale della Repubblica ed è tutelata ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione (art. 1, comma 2)” e “in attuazione del principio di cui al comma 1, la presente legge mira all’introduzione, per le emittenti radiofoniche, dell’obbligo di trasmissione di una quota minima di musica italiana nella programmazione giornaliera (art. 1, comma 2).”

Ora però mi chiedo, al di là degli eventuali buoni propositi del legislatore, cosa c’entri tutto ciò con la musica e l’arte in generale, e in particolar modo con la salvaguardia del mercato discografico italiano.

La domanda è soltanto una: in un’epoca dove l’informazione e le vendite discografiche passano attraverso siti, canali e piattaforme online, credete che l’obbligatorietà imposta per legge possa favorire la crescita dell’industria musicale italiana, compresa quella emergente?

La mia risposta è: NO! Per diverse ragioni che cercherò di esporre per punti.

1) Di musica italiana le radio e le tv “mainstream” ne passano già abbastanza e le classifiche del Paese sono dominate da tanti artisti italiani, basta farsi un salto sul sito della FIMI.

2) La musica oggi non si regge più sulla vendita dei dischi, bensì sui concerti. L’album è diventato un oggetto promozionale e il mercato mondiale si è talmente contratto da fare abbassare la soglia per l’assegnazione dell’ambito “Disco d’oro” (in Italia è di 25mila copie, inclusi gli streaming a pagamento). C’è da dire però che se un artista passa su un canale “mainstream” ha più possibilità di diventare popolare e quindi di fare concerti. Ma è altrettanto vero che vi sono tantissimi musicisti e gruppi che sopravvivono grazie al web e a una fitta rete di social network. Pertanto, in questo caso, l’applicazione della legge sarebbe inutile, a bilancio zero.

3) Credo che l’imposizione per legge di “una quota italiana” favorisca sempre di più strutture forti e collaudate economicamente, a tal punto da veicolare anche il mercato degli “emergenti”.

4) Il fatto che una legge simile sia applicata anche in Francia o che Mogol, Presidente della Siae, sia a favore non vuol dire nulla. Anzi, la mia paura è che questo atteggiamento possa espandersi in tutti gli Stati del mondo limitando la libera circolazione della cultura. Un approccio localistico che rischierebbe di impattare negativamente con il momento ben più complesso, articolato e globale che stiamo vivendo.

5) Sono sempre più convinto che l’identità, la conoscenza e lo sviluppo culturale di un territorio non si possano tutelare per legge ma soltanto mediante la pluralità e la libertà di scelta.

Molte di queste argomentazioni si possono trovare anche nel mio libro “La musica, per me. Come funziona la musica? Rispondono 50 artisti italiani” (un po’ di pubblicità non fa mai male).

Chiuderei quindi questa breve riflessione prendendo in prestito il verso di una canzone del 1976 di Eugenio Finardi dal titolo La radio:

“Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente. Se una radio è libera, ma libera veramente, piace anche di più perché libera la mente”.

Con buona pace di Mogol. (L.D.)

Categorie
Luca D'Ambrosio musica the best

Alla fine ho deciso di farla. Ecco la lista dei miei 10 album preferiti del 2018.

Alla fine ho deciso di farla. Ecco la lista dei miei 10 album preferiti del 2018
Inizialmente ero indeciso se farla o non farla. Alla fine però l’ho fatta. La lista dei miei dischi preferiti del 2018, intendo.

Sono dieci, un po’ per scelta (non mi andava di fare un listone) e un po’ per convenzione (la classica “top ten”).

Li metto in ordine alfabetico di nome, perché potrebbero scambiarsi di posizione da un momento all’altro.

Ecco, allora, l’elenco dei miei dieci album preferiti del 2018.

Se non li avete mai ascoltati, fatelo attraverso le tante piattaforme online per farvi un’idea.

Se poi vi piacciono e avete la possibilità, acquistateli materialmente, meglio se in un “vecchio” e classico negozio di dischi.

E, naturalmente, buon ascolto. (L.D.)

DIECI DISCHI DEL 2018 (in ordine alfabetico)

DAVID BYRNE. American Utopia (Nonesuch)
Best of 2018

MARIANNE FAITHFULL. Negative Capability (BMG)
MARIANNE FAITHFULL. Negative Capability

AMEN DUNES. Freedom (Sacred Bones)
Best of 2018

LOW. Double Negative (Sub Pop)
Best of 2018

RICCARDO SINIGALLIA. Ciao Cuore (Sugar Music)
Best of 2018

SONS OF KEMET. Your Queen is a Reptile (Impulse!)
Best of 2018

EMMA TRICCA. St. Peter (Dell’Orso)
Best of 2018

UNKNOWN MORTAL ORCHESTRA. IC-01 Hanoi (Jagjaguwar)
Best of 2018

KURT VILE. Bottle It In (Matador)
Best of 2018

YOUNG FATHERS. Cocoa Sugar (Ninja Tune)
Best of 2018

Categorie
Luca D'Ambrosio musica

È stato un anno importante, per me. Buon 2019.

La musica, per me
Il 2018 è stato, per me, un anno molto interessante. Lo è stato sia per la conferma delle tante collaborazioni (tra queste ricordo Musicletter.it, La Rappresentanza in Italia della Commissione europea, le Targhe Tenco e il MEI) che per la pubblicazione del mio libro La musica, per me. Come funziona la musica? Rispondono 50 artisti italiani da parte di Arcana Edizioni, storica casa editrice italiana fondata da Raimondo Biffi con l’intervento, la collaborazione e il supporto di Fernanda Pivano.

È proprio a partire da questo mio primo, vero lavoro editoriale, disponile dal 15 marzo scorso in tutte le librerie d’Italia e nei negozi online, che mi preme rivolgere un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno deciso di comprarlo, sostenerlo, diffonderlo, condividerlo e ospitarlo. Cercherò di farlo utilizzando queste pagine, pur sapendo che sicuramente qualche nome lo dimenticherò. E per questo mi scuso in anticipo.

Iniziamo allora: grazie a Rockol, Rockit, Gr1 Rai, Rai Isoradio, La Repubblica e il Record Store Day, Nordovest Dischi (Frosinone), Radio Città Benevento, Loudd, Sentireascoltare, Rumore, Ondarock, Musicalnews, Kalporz, La Nuova del Sud, La Gazzetta del Mezzogiorno, Exitwell, Osservatori Esterni, Studio Europa, Radio Selfie, Libreria del Teatro (Bitonto), Paper Pop (Matera), Mei (Faenza), Sparwasser (Roma), Reverendo Lys, Recensioni Libri e Corus Cafè. Ma soprattutto ringrazio gli amici e tutti gli artisti che si sono resi disponibili.

È stato dunque, per chi scrive, un anno davvero importante che mi ha portato addirittura a conoscere e a consegnare una copia de La musica, per me direttamente nelle mani di chi, attraverso il suo capolavoro dal titolo Come funziona la musica?, mi ha dato lo spunto per realizzare questo libro pop. Sto parlando dell’immenso David Byrne.

Ora però tocca mettersi al lavoro per i prossimi dodici mesi, augurandomi che sia per tutti un 2019 sereno e fortunato.

(Luca D’Ambrosio)

Categorie
libri Luca D'Ambrosio musica

La musica, per me: incontri e presentazioni.

Marino Severini (The Gang) e Luca D'Ambrosio
Come ben saprà chi bazzica questo blog, il 15 marzo 2018 è uscito per Arcana Edizioni il mio libro dal titolo La musica, per me. L’ho scritto con la fondamentale collaborazione di 50 artisti italiani ai quali ho rivolto sempre la stessa domanda: “Come funziona la musica?”.

Il libro, a oggi, è stato presentato in diverse città italiane (Frosinone, Matera, Bitonto, Faenza…) e ne hanno parlato diversi magazine, webzine e radio (Rumore, Rockol, GR1 RAI, RAI Isoradio, Radio Città Benevento, Radio Atlanta Milano, Loudd, Sentireascoltare, Musicalnews, Kalporz, Osservatori Esterni, Exitwell, Il Quotidiano del Sud, La Nuova del Sud, La Gazzetta del Mezzogiorno…).

La musica, per me si compone di una prefazione del giornalista e critico musicale Ernesto Assante, di una mia introduzione e 50 schede in cui presento ciascun artista intervistato.

È possibile acquistare una copia del libro in libreria oppure online (clicca qui), mentre se siete interessati a una presentazione nella vostra città, scrivete a librolamusicaperme@gmail.com. Grazie e a presto. (L.D.)

P.S.
Nella foto in alto, Marino Severini dei Gang e il sottoscritto.

Categorie
altro libri Luca D'Ambrosio musica

Pillole quotidiane: la musica, per me, funziona esattamente così.

David Byrne e Luca D'Ambrosio
Perugia, 20 luglio 2018. Da lontano, in prossimità di una splendida terrazza panoramica, mi sembra di riconoscere alcuni musicisti del tour American Utopia, l’ultimo disco di David Byrne.

Mi avvicino con discrezione, temporeggio qualche secondo e subito dopo, senza esitare, chiedo loro: “Scusate, voi suonate con David Byrne?” Uno dei tre mi guarda con un sorriso beffardo e dice: “No, mi dispiace, è David Byrne che suona con noi!” E mentre tutti scoppiamo a ridere, una persona del gruppo mi indica Byrne che sta uscendo dall’hotel.

Ecco, la musica, per me, funziona esattamente così.