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Recensione: Wilco – Yankee Hotel Foxtrot (2002)

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Yankee Hotel Foxtrot è il disco della svolta dei Wilco, ma anche il punto di rottura con i dirigenti della Warner/Reprise che, per una questione di budget limitato, decisero di licenziare la formazione di Chicago lasciandola senza contratto. L’album, che era già stato completato nel 2001, venne quindi messo in streaming sul sito della band americana, ma la condivisione gratuita durò ben poco perché, visto il passaparola del web, il disco ottenne le attenzioni della Nonesuch Records che decise di pubblicarlo il 23 aprile 2002 (etichetta che, manco a dirlo, qualche anno dopo entrò a far parte del gruppo Warner).

Il risultato fu decisamente sorprendente considerato che, a oggi, resta uno dei lavori più venduti del gruppo guidato dal chitarrista e cantante Jeff Tweedy. E riascoltandolo, per l’ennesima volta, non posso che biasimare quelle “teste pensanti” che, allora, ritennero questo disco un lavoro approssimativo e soprattutto poco vendibile. La prova lampante e tangibile che nella musica, così come in qualsiasi altra attività, c’è bisogno non solo di competenza ma anche di tantissima passione. Quella passione e quella sensibilità che non possono farti passare sopra a un capolavoro di simile intensità e bellezza, con canzoni come Ashes Of American Flags e Jesus, Etc. che toglierebbero il respiro anche al più algido e distratto degli ascoltatori.

Insomma, per dirla tutta, Yankee Hotel Foxtrot è l’album che ha decretato la popolarità dei Wilco, riuscendo a mettere d’accordo tutti i cultori del rock alternativo e indipendente. Giovani, meno giovani e vecchi. Uno dei dischi fondamentali degli anni zero. Anzi, della popular music. ([Luca D’Ambrosio)



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Di Luca D'Ambrosio

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