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Recensione: R.E.M. – Lifes Rich Pageant (1986)

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Lifes Rich Pageant è un disco che mi ha fatto cambiare il punto di vista sulla vita, sul mondo e sulla musica. È stato il vinile della mia personale svolta, diventando con il passare degli anni uno dei capisaldi inamovibili della mia educazione musicale e culturale. Un punto fermo del mio essere “alternativo”, così come sono alternative, e forse lo erano ancor di più quando uscirono, tutte le canzoni di questa meraviglia firmata da Berry, Buck, Mills e Stipe. Un lavoro che mette insieme il pop rock di Fall on Me, le inclinazioni punk and roll di Just a Touch, le strutture folk di Swan Swan H, l’attacco country di I Believe e persino gli smalti sixties di Superman (una reinterpretazione di un brano dei Clique che vede come lead vocal il bassista Mike Mills). Quelle della formazione americana sono canzoni che ti entrano subito nelle vene e che ti sconvolgono fin dal primo ascolto (These Days, Cuyahoga e Hyena su tutte), raggiungendo l’apice del piacere con la magnifica The Flowers of Guatemala. Prodotto da Don Gehman, Lifes Rich Pageant è il disco che, oltre a decretare l’impegno politico ed ecologista di Stipe e soci, inizierà a estendere i confini del sound dei R.E.M. che, nel giro di qualche anno, esattamente nel 1988 con Green, saranno scritturati dalla Warner Bros. Records; un passaggio, quello dalla I.R.S. alla multinazionale discografica, che non scalfirà di un solo millimetro la qualità, l’originalità e il carattere indipendente della band di Athens, Georgia. Un gruppo seminale del rock alternativo degli anni ’80 e ’90 che ha cambiato la mia visione del mondo proprio con questa quarta fatica in studio. Un album indispensabile, fondamentale, necessario, vitale, soprattutto ora che i R.E.M. si sono sciolti. (Luca D’Ambrosio)



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Di Luca D'Ambrosio

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