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Pillole quotidiane: i miei cinque film preferiti del 2014.

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Andare al cinema è bellissimo. Non ha nulla a che vedere con le puttanate che scriviamo e leggiamo ogni giorno su facebook. Detto questo, ecco la mia cinquina del 2014: Birdman, The Grand Budapest Hotel, Pride, Jimmy’s Hall e Frank. (L.D.)

Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) di Alejandro González Iñárritu

The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson

Pride di Matthew Warchus

Jimmy’s Hall – Una storia d’amore e libertà di Ken Loach

Frank di Lenny Abrahamson



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musica

Pillole quotidiane: Go Out dei Blur

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Oggi ho ascoltato Go out, il primo singolo estratto dal nuovo album dei Blur intitolato The Magic Whip e in uscita il 27 aprile 2015. Il brano lascia ben sperare, anche se il video in questione e la copertina del disco fanno leggermente cagare. Giusto un po’. Quel poco però che li rende, come al solito, geniali e fuori di testa. (L.D.)



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film

Pillole quotidiane: Birdman di Alejandro González Iñárritu (film)

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Be’, ieri ho visto Birdman e sono rimasto colpito dalla potenza immaginifica e narrativa di Alejandro González Iñárritu, attraverso una regia e una sceneggiatura davvero impeccabili. Per non parlare poi della splendida interpretazione di Michael Keaton e delle musiche azzeccate e originali di Antonio Sanchez, che vanno di pari passo al ritmo nevrotico e imprevedibile della città di New York. Due ore di pura evasione in cui il regista messicano mette a nudo le paranoie di ogni essere umano, realizzando un film validissimo non solo dal punto di vista tecnico (unico piano sequenza) ma anche per i contenuti, i riferimenti, le citazioni (Raymond Carver in primis). Un lavoro cinematografico visionario, surreale, che alla fine però restituisce l’immagine effettiva di questa società. Una società schizofrenica, senza cultura, sempre in cerca di supereroi o di qualcosa di sensazionale. Purtroppo una visione non basta. Sicuramente tornerò a vederlo. (L.D.)



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Pillole quotidiane: Io sto bene dei CCCP Fedeli alla Linea

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Oggi è lunedì e l’unica certezza è che anche quest’edizione del Festival di Sanremo è finita. Adesso si torna alla normalità e io, tutto sommato, sto bene. (L.D.)

P.S.
Così, giusto per scrollarsi di dosso quattro giorni di canzoni sanremesi.



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musica

Pillole quotidiane: So Tonight That I Might See dei Mazzy Star

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Certi dischi sono come i fiocchi di neve. Soffici, leggeri e cristallini. E So Tonight That I Might See è uno di questi. Un album da ascoltare al mattino, circondati soltanto da un unico bianco e confortevole candore. (L.D.)



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musica

Pillole quotidiane: On Fire dei Galaxie 500

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Ho sempre amato i Galaxie 500. La loro incoscienza, il loro background musicale, il loro essere involontariamente alternativi attraverso una miscela di melodie eteree e sonorità velvettiane. Qualcosa di unico e infinitamente toccante che, ancora oggi, li rende originali e irripetibili. Ed è forse per questo motivo che il mio sogno slowcore ricorrente è quello di vedere Dean Wareham, Damon Krukowski e Naomi Yang riunirsi e tornare a suonare On Fire solo per me. (L.D.)



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musica

Pillole quotidiane: Benji di Sun Kil Moon

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C’è malinconia e malinconia. Quella di Mark Kozelek non è altro che un racconto intriso di ricordi e poesia. Un viaggio solitario e introspettivo tra le macerie e lo splendore di un passato mai dimenticato. E Benji è il suo capolavoro definitivo. (L.D.)



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musica

Pillole quotidiane: Marquee Moon dei Television

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Ho scoperto Marquee Moon dei Television all’età di sedici anni. E da allora non ho più smesso di ascoltarlo. Un capolavoro assoluto della storia del rock o, meglio ancora, di tutta la popular music. Un disco che graffia, che accarezza e che non smette mai di sorprendermi. Un classico della mia adolescenza che porterò sempre con me.



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Il partigiano Stéphane Charbonnier e un nuovo esempio di Resistenza

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“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio” scriveva Stéphane Charbonnier, direttore della rivista satirica francese Charlie Hebdo, ucciso barbaramente il 7 gennaio 2015 a Parigi in nome di Allah assieme ai suoi colleghi e ad altri collaboratori. Parole che Charbonnier amava ripetere a gran voce come un partigiano ogni qual volta che la redazione veniva minacciata da un fondamentalista qualsiasi e che oggi risuonano come un nuovo esempio di Resistenza. Un’idea di resistenza che va oltre la sua tradizionale accezione legata al passato e che la vuole antagonista di un governo ingiusto e dittatoriale, bensì come concetto assoluto da applicare nel quotidiano per tentare di osteggiare qualsiasi forma di violenza e prevaricazione, ma soprattutto per garantire la libertà di espressione di ogni singolo individuo. Quel “preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio” non è altro che un’urgenza di libertà e dignità che ognuno di noi dovrebbe far propria in qualsiasi momento della vita, non solo per se stessi, ma per il bene e la pace di tutta l’umanità: per non essere complici di orrori e ingiustizie. È questa, insomma, oggi più che mai, la mia visione di resistenza. Un modo diverso e attuale di spiegare alle nuove generazioni il significato della parola “partigiano”. (L.D.)

Christophe Aleveque canta “Bella Ciao”.



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musica

Pillole quotidiane: Out of Time dei R.E.M.

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I R.E.M. sono stati un punto di riferimento della mia adolescenza oltre che della mia educazione musicale e culturale.

Li ho sempre amati, anche quando mi sono sentito stupidamente tradito per via della loro improvvisa popolarità.

Erano infatti gli anni di Out of Time e il successo di quel disco, nonostante la sua indiscussa bellezza, mi provocò uno sciocco quanto infantile risentimento. Oramai Berry, Buck, Mills e Stipe non erano più una “cosa privata”.

E fu così che decisi di ignorarli per qualche anno, per poi rimanerne nuovamente folgorato grazie a meraviglie come Automatic for The People, New Adventures in Hi-Fi e persino Up, il primo album senza il batterista Bill Berry.

Da allora non li ho più persi di vista e il loro scioglimento nel 2011 fu per me un vero e proprio colpo al cuore. Uno di quei colpi che ancora oggi accuso quando mi capita di ascoltare uno dei tanti capolavori della band di Athens, soprattutto ora che l’adolescenza è soltanto un lontano ricordo.