Le rose e il deserto con l’EP «Io non sono sabbia»

Di Luca Cassano, alias "Le rose e il deserto", colpisce più di ogni cosa la sua vocalità, in grado di cullare e rassicurare l'ascoltatore, quasi fosse l'amico fidato che ci dà consigli e che vuole il bene degli altri.

Mentre ascoltavo Io non sono sabbia, uscito su PFMusic nel 2020, la mia mente viaggiava con l’immaginazione, trasportata in luoghi sempre diversi, provando forti emozioni.

Bisogna subito dire che all’artefice di questo Ep, il calabrese Luca Cassano, non mancano affatto immaginazione e gusto per la musicalità delle parole.

Già dal nome dell’album, si intuisce, collegandolo a quello dato al progetto, Le rose e il deserto, l’idea che ne sta alla base: rimuovere la sabbia che ricopre i fiori che sbocciano comunque al di sotto di essa, liberando quindi metaforicamente i pensieri e la fantasia ricoperti dalle piccole oppressioni e frustrazioni della vita quotidiana.

La prima canzone, nemmeno a farlo apposta, si intitola Sabbia. Si apre con una base musicale che sembra uno di quei jingle pubblicitari della televisione. Nel testo si parla di percorsi e di viaggi, definendo la sabbia, che si incastra negli ingranaggi della vita, qualcosa che fa del male. Si parla poi del padre, che appare solo come un riflesso in uno specchio.

Segue poi, Un terzo, brano che inizia con una melodia molto rilassante, molto zen, quasi hawaiana, che fa da contrasto all’insicurezza del protagonista, che molto spesso si perde nella frenesia di una citta piena di smog.

Pirati, invece, comincia con un’intro di pianoforte, sulla quale l’autore rievoca la madre che gli raccontava storie di quando lei era giovane e bellissima, e che a lui piacevano tanto.

Mentre con Sensi Unici, che inizia con un ritmo piuttosto lento e rilassato, sostenuto da piccole variazioni sonore e inserti elettronici, il testo appare pieno di raccomandazioni per una persona che può essere un familiare o un amico dell’autore.

Ma tra tutti i brani del disco è Passi Indietro che si distingue dagli altri, specialmente per la ritmica, che fin dalle prime battute si rivela rapida e serrata; bello poi il momento in cui la voce narrante chiede all’altro un cambiamento del proprio punto di vista sul mondo.

Di Io non sono sabbia colpisce più di ogni cosa la vocalità dell’autore, in grado di cullare e rassicurare l’ascoltatore, quasi fosse l’amico fidato che ci dà consigli e che vuole il bene degli altri.

Un buon disco di “pop tradizionale”, condito da accenni di elettronica e musica indie, ma soprattutto di immagini, visioni, sogni, aspettative. (Massimo Comi)

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