Categorie
Luca D'Ambrosio musica

M. Ward – A Wasteland Companion (2012)

m-ward.jpg
Ok, devo ammetterlo: M. Ward è uno di quei moderni cantautori alt-country o indie folk rock, che dir si voglia, che amo a prescindere. Vuoi per quel fulminante debutto intitolato Duet for Guitars #2 del 1999, ripubblicato diversi anni dopo, e vuoi anche per quel “micidiale” uno-due servito agli inizi degli anni zero (sto parlando di End of Amnesia del 2001 e Transfiguration of Vincent del 2003). Poi venne Transistor Radio, nel 2005, e l’innamoramento fu totale, con il musicista proveniente dalla scena indipendente di Portland, Oregon, che suonava quasi alla maniera di John Fahey e che sembrava muoversi sull’asse Will OldhmanKurt WagnerBurt Bacharach. Il resto, invece, è storia di questi ultimi anni: Post-War (2006), Hold Time (2009) ma soprattutto il progetto artistico di natura country pop con l’attrice e cantante Zooey Deschanel a firma She & Him. Una collaborazione che sembra abbia influenzato, almeno in parte, quest’ultimo lavoro discografico di Ward il quale palesa una personale e sospirata felicità basata sull’amore e sulle cose semplici della vita, dando vita a canzoni folk pop dal piglio romantico e cristallino (Primitive Girl e Sweetheart su tutte) che all’occorrenza, però, riescono a scendere nelle cavità più profonde del cuore e dell’anima (Pure Joy, Wild Goose e Crawl After You). Insomma, ascoltando A Wasteland Companion si ha la sensazione che Ward stia cercando di individuare una nuova cifra stilistica pur mantenendo un piede ben saldo nel passato. E se queste, amici miei, sono le premesse, prenoto fin da ora il prossimo disco solista del mio caro e adorato cantautore americano. (Luca D’Ambrosio)

Condividi su FB / Share on FB


Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca un volo o una vacanza conveniente.

468x60 Lente

Prenota online i voli economici eDreams!

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento

Categorie
Luca D'Ambrosio musica

The Clash – London Calling (1979)

The-Clash-.jpg
Se c’è un disco da isola deserta per antonomasia questo è, senza alcun dubbio, London Calling dei Clash. Difficile, infatti, non riuscire a tirare fuori dallo scaffale questo capolavoro della band inglese in vista di un ipotetico, quanto definitivo, viaggio di piacere. Un lavoro completo che tocca tutto, o quasi tutto, l’arco costituzionale della popular music: il punk rock della title track, il rockabilly bruciante di Brand New Cadillac, le attitudini pop di Lost in the Supermarket, le smorfie swing di Jimmy Jazz, le posture reggae di The Guns Of Brixton e Revolution Rock, il miscuglio ska e rhythm and blues di Wrong ‘Em Boyo e molto altro ancora. Un doppio vinile pieno di commistioni musicali dove trova spazio anche il combat rock di Spanish Bombs, canzone ispirata alla guerra civile spagnola combattuta tra nazionalisti e repubblicani dal 1936 al 1939. Con questa terza prova discografica Joe Strummer e Mick Jones (che scrivono la maggior parte dei brani) realizzano, con il supporto della sezione ritmica formata da Paul Simonon e Topper Headon e sotto la produzione di Guy Stevens, una e vera e propria miliare della storia del rock. Diciannove tracce dall’inconfondibile spirito ribelle custodite all’interno di una ormai celebre copertina che, oltre a ricalcare la grafica del primo album di Elvis Presley, ritrae Simonon mentre spacca il basso sul palco. Credo che sia arrivato il momento di andare in vacanza. (Luca D’Ambrosio)




Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento

Categorie
Luca D'Ambrosio musica

Recensione: R.E.M. – Lifes Rich Pageant (1986)

rem-1986.jpg
Lifes Rich Pageant è un disco che mi ha fatto cambiare il punto di vista sulla vita, sul mondo e sulla musica. È stato il vinile della mia personale svolta, diventando con il passare degli anni uno dei capisaldi inamovibili della mia educazione musicale e culturale. Un punto fermo del mio essere “alternativo”, così come sono alternative, e forse lo erano ancor di più quando uscirono, tutte le canzoni di questa meraviglia firmata da Berry, Buck, Mills e Stipe. Un lavoro che mette insieme il pop rock di Fall on Me, le inclinazioni punk and roll di Just a Touch, le strutture folk di Swan Swan H, l’attacco country di I Believe e persino gli smalti sixties di Superman (una reinterpretazione di un brano dei Clique che vede come lead vocal il bassista Mike Mills). Quelle della formazione americana sono canzoni che ti entrano subito nelle vene e che ti sconvolgono fin dal primo ascolto (These Days, Cuyahoga e Hyena su tutte), raggiungendo l’apice del piacere con la magnifica The Flowers of Guatemala. Prodotto da Don Gehman, Lifes Rich Pageant è il disco che, oltre a decretare l’impegno politico ed ecologista di Stipe e soci, inizierà a estendere i confini del sound dei R.E.M. che, nel giro di qualche anno, esattamente nel 1988 con Green, saranno scritturati dalla Warner Bros. Records; un passaggio, quello dalla I.R.S. alla multinazionale discografica, che non scalfirà di un solo millimetro la qualità, l’originalità e il carattere indipendente della band di Athens, Georgia. Un gruppo seminale del rock alternativo degli anni ’80 e ’90 che ha cambiato la mia visione del mondo proprio con questa quarta fatica in studio. Un album indispensabile, fondamentale, necessario, vitale, soprattutto ora che i R.E.M. si sono sciolti. (Luca D’Ambrosio)



Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento




Categorie
Luca D'Ambrosio musica

Recensione: Wilco – Yankee Hotel Foxtrot (2002)

wilco-yankee-hotel-foxtrot.jpg
Yankee Hotel Foxtrot è il disco della svolta dei Wilco, ma anche il punto di rottura con i dirigenti della Warner/Reprise che, per una questione di budget limitato, decisero di licenziare la formazione di Chicago lasciandola senza contratto. L’album, che era già stato completato nel 2001, venne quindi messo in streaming sul sito della band americana, ma la condivisione gratuita durò ben poco perché, visto il passaparola del web, il disco ottenne le attenzioni della Nonesuch Records che decise di pubblicarlo il 23 aprile 2002 (etichetta che, manco a dirlo, qualche anno dopo entrò a far parte del gruppo Warner).

Il risultato fu decisamente sorprendente considerato che, a oggi, resta uno dei lavori più venduti del gruppo guidato dal chitarrista e cantante Jeff Tweedy. E riascoltandolo, per l’ennesima volta, non posso che biasimare quelle “teste pensanti” che, allora, ritennero questo disco un lavoro approssimativo e soprattutto poco vendibile. La prova lampante e tangibile che nella musica, così come in qualsiasi altra attività, c’è bisogno non solo di competenza ma anche di tantissima passione. Quella passione e quella sensibilità che non possono farti passare sopra a un capolavoro di simile intensità e bellezza, con canzoni come Ashes Of American Flags e Jesus, Etc. che toglierebbero il respiro anche al più algido e distratto degli ascoltatori.

Insomma, per dirla tutta, Yankee Hotel Foxtrot è l’album che ha decretato la popolarità dei Wilco, riuscendo a mettere d’accordo tutti i cultori del rock alternativo e indipendente. Giovani, meno giovani e vecchi. Uno dei dischi fondamentali degli anni zero. Anzi, della popular music. ([Luca D’Ambrosio)



Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento




Categorie
Luca D'Ambrosio musica

Bob Dylan – Blood On The Tracks (1975)

Bob-Dylan-.jpg
Ero adolescente e Stefano, se non ricordo male, fece un piccolo sondaggio tra i compagni di scuola per sapere quale fosse la più bella canzone d’amore mai scritta. Prima di me toccò al buon Mauro che disse: «“In Ginocchio da te” di Gianni Morandi.» Poi venne il mio turno e, senza pensarci due volte, risposi: «”You’re a big girl now” di Bob Dylan.» È con questo flashback che mi sono svegliato questa mattina e, sinceramente, non saprei spiegarmi il motivo di questo pensiero mattutino; o forse c’è, in ogni caso non è mia intenzione stare a rovistare nel passato. Resta il fatto però che Blood on The Tracks è uno dei miei dischi preferiti del menestrello di Duluth e non solo per quella abbagliante poesia che prende il titolo di You’re a Big Girl Now, ma per ogni singolo brano di questo lavoro da cui stillano gocce di sangue e di passione. Un disco, il quindicesimo per l’esattezza, che vide la luce in uno dei maggiori momenti di difficoltà, sofferenza e riflessione di Dylan in rotta di collisione con la moglie Sara Lownds, che già in passato aveva ispirato l’artista americano, e da cui nascono brani del calibro di Tangled Up In Blue e Idiot Wind che mescolano dolore, ardore e dolcezza. Un album folk rock ben arrangiato e dai suoni levigati che pur perdendo, almeno in parte, l’istintività di capolavori come The Freewheelin’ Bob Dylan (1963), Highway 61 Revisited (1965) e Blonde on Blonde (1966) – solo per citarne alcuni dei trentacinque dischi realizzati finora in cinquant’anni di carriera – non perde un grammo di profondità e trasporto. E nonostante siano passati molti anni da quel sondaggio fatto a scuola, quella canzone resta sempre una delle più belle dichiarazioni d’amore mai scritte. Con la speranza, ovviamente, che il mio amico Mauro nel frattempo abbia cambiato idea. Io, intanto, ascolterò nuovamente Blood on The Tracks cercando di capire il motivo di questa singolare reminiscenza. E allora via con la prima traccia: “Early one mornin’ the sun was shinin’ / I was layin’ in bed…” (Luca D’Ambrosio)



Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento




Categorie
musica

Thayer Sarrano – Lift Your Eyes To The Hills (2012)

Thayer-Sarrano.jpg
Thayer Sarrano è una giovane musicista e cantante americana che arriva da Athens, Georgia. Ed è quasi superfluo sottolineare che il suo stile è molto vicino a quello di Hope Sandoval, anche se a tratti sembrerebbe una via di mezzo tra Beth Gibbons e Cat Power. Tuttavia non c’è paragone che tenga perché Thayer Sarrano ha un’espressività e un’autenticità che la rendono unica nel panorama musicale indie contemporaneo. La conferma della sua bravura ci è data da questo secondo lavoro sulla lunga distanza che giunge a tre anni di distanza dal già sorprendente King del 2009. Lift Your Eyes To The Hills è difatti un disco che sottolinea il talento della cantautrice statunitense e che evidenzia tutto il suo background da cui riecheggiano Velvet Underground, Galaxie 500, Walkabouts, Cowboy Junkies, Slowdive ma soprattutto i Mazzy Star. Un album maturo sospeso tra malinconia e oscurità, tra pop sognante e morbida psichedelia, con canzoni che filano via lisce senza mai perdere d’intensità e tepore. (Luca D’Ambrosio)


Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca un volo o una vacanza conveniente.

468x60 Lente

Prenota online i voli economici eDreams!

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento

Categorie
musica

The Black Swans – Occasion for Song (2012)

the-black-swans.jpg
I Black Swans non sono certo una novità del panorama musicale indie visto che hanno alle spalle diversi lavori discografici. Tuttavia, ascoltando la loro musica e soprattutto questo quinto album, il primo riferimento che ci viene in mente sono i Tindersticks, non tanto per l’aspetto sonoro di questo Occasion for Song, quantunque oscuro e affannato, quanto invece per l’umore e l’attitudine vocale del cantante e chitarrista Jerry DeCicca molto simile a quella di Stuart A. Staples. Caratteristiche che si riflettono nelle liriche profonde, nelle melodie avvolgenti e nei ritmi lenti di quasi tutte le dodici tracce del disco, a partire già dall’iniziale Basket of Light che ci dà subito il benvenuto con un folk rock malinconico e autunnale fatto di armoniche, banjo, chitarre, hammond e ritmiche indolenti. Elementi distintivi di un sound carico di pathos che rivela un’anima sostanzialmente sadcore e che non fa per nulla rimpiangere il precedente Don’t Blame the Stars del 2011. Emozionante, infine, Portsmouth, Ohio che racconta il giorno della morte in piscina di Noel Sayre, membro della band americana. Quella stessa piscina che poi è raffigurata sulla copertina dell’album. (Luca D’Ambrosio)



Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento




Categorie
musica

Tindersticks – The Something Rain (2012)

Tindersticks-.jpg
Sono trascorsi diciannove anni da quel sorprendente esordio firmato Tindersticks che mescolava romanticismo e atmosfere cupe e malinconiche con la voce di Stuart A. Staples così incredibilmente calda e profonda. Pop da camera grondante di passione che nel giro di due anni avrebbe condotto la formazione di Nottingham a realizzare un altro degnissimo seguito che, addirittura, riuscì a guadagnarsi un’inaspettata tredicesima posizione nella Uk Chart Album. Vennero poi altre due meraviglie come la colonna sonora Nénette et Boni del 1996 e Curtains del 1997 e, a seguire, una serie di lavori discografici che, tra alti e bassi, riuscirono a mantenere viva l’attenzione degli estimatori attraverso un mix di sonorità ricercate ed eleganti che, all’occorrenza, sapevano rivelarsi oscure e nostalgiche. Come del resto quest’ultimo lavoro intitolato The Something Rain che racchiude brani ipnotici e caliginosi capaci, in diversi passaggi, di mettere in luce melodie raffinate e dalle inclinazioni avanguardistiche. È il caso di Chocolate, lunga nenia iniziale scritta dal tastierista David Boulter, oppure della frenetica e ossessiva Frozen che si agita tra sperimentazione, elettronica e tocchi jazz. C’è poi This Fire Of Autmn, un pezzo a metà strada tra soul e avant-pop, ma sono le sensuali Come inside e soprattutto Show Me Everything i pezzi più riusciti del disco. Due passaggi davvero affascinanti dove l’espressività canora di Stuart A. Staples è degna del miglior Leonard Cohen. (Luca D’Ambrosio)


Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca un volo o una vacanza conveniente.

468x60 Lente

Prenota online i voli economici eDreams!

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento

Categorie
Luca D'Ambrosio

Cat Power – Sun (2012)

sun.jpg
Di Chan Marshall, alias Cat Power, oramai sappiamo tutto. Sia delle sue debolezze psicologiche che delle sue indiscutibili capacità artistiche che, anno dopo anno, a partire da Dear Sir del 1995 ha saputo esprimere splendidamente attraverso una miscela di canzoni oscure e rumorose ma dalle profondità folk e blues. Talento che la cantautrice originaria dello stato americano della Georgia ha poi confermato con il successivo Myra Lee e What Would the Community Think del 1996, fino ad arrivare alla sua opera d’inizio carriera più rappresentativa intitolata Moon Pix del 1998 che rivelava dei toni più riflessivi e caldi rispetto a quell’urgenza dolorosamente ribelle dei dischi precedenti. Ma sono You Are Free del 2003 e The Greatest del 2006 a consacrare l’artista americana sull’olimpo della musica indie rock internazionale. Due lavori che, in maniera diversa e senza mai perdere di tensione emotiva, segnano ancora una volta un punto di rottura con il recente passato. Un cambiamento insito nell’anima della bella e affascinante Charlyn Marie Marshall (così all’anagrafe) che a distanza di sei anni si ripete con Sun: un disco sicuramente dall’ascolto più facile, per via degli arrangiamenti edulcorati e ricoperti di battiti elettronici, ma non per questo inferiore agli altri. Anzi, quest’ultima fatica – prendendo spunto dal titolo e dalla copertina dell’album – mostra tutti i colori dell’arcobaleno con canzoni dalla scrittura impeccabile in grado di unire il passato tempestoso con l’ottimismo per il futuro. Basta ascoltare le prime tre tracce di Sun (Cherokee, Sun e Ruin) per capire immediatamente la natura e la bellezza di questo nuovo episodio firmato da Cat Power, una delle più grandi cantautrici contemporanee sempre in bilico tra forza e fragilità, come, del resto, le sue composizioni. (Luca D’Ambrosio)


Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca un volo o una vacanza conveniente.

468x60 Lente

Prenota online i voli economici eDreams!

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento

Categorie
musica

Dola J. Chaplin – To The Tremendous Road (2012)

-dola-j-chaplin-.jpg
Ci sono dischi così splendidamente anacronistici come To The Tremendous Road che sembrano usciti da un’altra dimensione temporale, come se improvvisamente fossimo tornati negli anni ‘80. Dischi che viaggiano in reale controtendenza rispetto a ciò che il mercato musicale offre, sia indie che mainstream. Quasi a voler riconsegnare il giusto ruolo alla musica rock. La strada. Quella strada che Dola J. Chaplin ha percorso in America con la propria chitarra alla maniera di un moderno hobo e da cui sono nati questi piccoli racconti di vita. Una strada enorme, polverosa, superba ma altrettanto difficile e insicura dalla quale però sono sbocciate gemme come Sails e Driving South che, come poche oggigiorno, vi sapranno toccare le corde del cuore. Un lavoro forse troppo raffinato negli arrangiamenti ma che tuttavia palesa una scrittura ineccepibile, quella di un giovane “brunch singer” nato in Italia che ha scritto canzoni che parlano del viaggio, della strada e dell’amore. Un album da ascoltare al crepuscolo, quando tutto intorno tace e i sogni sono alla portata di tutti. (Luca D’Ambrosio)


Cerca e compra online il biglietto dell’evento che desideri

T1_Generic_468x60

Cerca un volo o una vacanza conveniente.

468x60 Lente

Prenota online i voli economici eDreams!

Cerca e compra un disco, un dvd, un acccessorio di abbigliamento