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Il ritorno del rock letterario dei Massimo Volume. Ascolta il nuovo album dal titolo Il nuotatore | News | Streaming


Esce oggi primo febbraio il nuovo album dei Massimo Volume, si intitola Il nuotatore e arriva a distanza di sei anni da Aspettando i barbari.

L’album, realizzato “in trio” dal nucleo storico della band (ovvero da Egle Sommacal, Emidio Clementi e Vittoria Burattini), è un lavoro essenziale, suggestivo e dilaniante alla maniera degli esordi.

Il nuotatore ha tutta la consapevolezza e l’esperienza degli anni passati, e lo si capisce immediatamente dai testi che ruotano attorno alla figura immaginaria del nuotatore, come l’omonimo racconto di John Cheever. Parole che mantengono quella cifra stilistica fatta di fantasie e sconfitte, ma anche di piccoli e dimenticati eroi del quotidiano alla maniera del sempre caro Emanuel Carnevali.

“Dal punto di vista dei testi trovo che le canzoni siano affollate di personaggi, alcuni reali, altri immaginari”, dice Emidio Clementi. “Per la prima volta ho aspettato che le atmosfere musicali fossero delineate prima di cominciare a scrivere. Questo mi ha aiutato a modellare meglio le parole sulla musica.”

Il nuotatore (clicca qui e ascoltalo) è un disco dall’essenzialità elettrica che non lascia nulla al caso. “La gestazione del disco è stata lunga, in mezzo ci sono state tante cose”, continua il leader della formazione bolognese. “Il materiale si è trasformato, altri spunti li abbiamo abbandonati. Volevamo un disco sintetico, compatto, ritmicamente seducente. Il risultato finale ci soddisfa. È in fondo il disco che volevamo.”

Sono dieci canzoni incentrate esclusivamente su voce, chitarre, basso e batteria. Dieci canzoni che non lasciano spazio ad artifici e suoni sintetizzati. Ci verrebbe da dire insomma che siamo dinanzi, finalmente, a un disco italiano di rock letterario.

E quando chiediamo a Emidio Clementi cosa ne pensa del risultato finale e quali siano le sue/loro aspettative, ecco cosa risponde: “Finite le registrazioni mi sono reso conto che c’erano temi che ricorrevano. Il disco parla di desiderio, di paura, di una realtà che spesso mostra lati oscuri, o perlomeno imprevisti. Riguardo all’ambiente musicale e a come il disco possa essere accolto, non ci siamo fatti troppe domande. Ogni disco vive di una vita propria, che spesso va al di là di quelli che sono i gusti del momento. Confrontarci con il presente ci ha sempre stimolato, anche perché in quel presente ci siamo anche noi.”

Da parte nostra possiamo soltanto dire che, al primo ascolto, il disco ci è piaciuto molto, specialmente per quella sua inconfondibile estetica narrativa e musicale che prende le distanze dalla mercificazione e dall’omologazione della cultura alternativa contemporanea. (Antonio Tabuschieri)

Clicca qui e ascolta il disco mentre navighi




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