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“Testimone di passaggio” è il nuovo album di Flavio Ferri. Canzoni tra rock d’autore e sperimentazioni sonore

Due chiacchiere con Flavio Ferri dei Delta V in occasione dell’uscita del nuovo disco “Testimone di Passaggio”. Buona lettura.

S’intitola Testimone di passaggio il nuovo album di Flavio Ferri, fondatore e sound designer dei Delta V, che per il suo nuovo disco di “canzoni” ha chiamato a raccolta alcuni dei migliori musicisti italiani: dal compagno di avventura dei Delta V Carlo Bertotti a Gianni Maroccolo (Litfiba / CSI / PGR) e molti altri ancora.

I testi di Luca Ragagnin (scrittore e celebre per la collaborazione nei testi degli album dei Subsonica), disegnano paesaggi di vera e propria poesia contemporanea, e riflettono il nostro presente assieme alle tensioni che attraversano l’animo di molte persone. 

Pubblicato il 23 ottobre 2020 per Vrec Music, Testimone di passaggio, si compone di dieci canzoni tra rock d’autore e sperimentazioni sonore.

In occasione dell’uscita del disco, abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Flavio Ferri. Buona lettura. (La redazione)

Ciao Flavio, dalla biografia leggiamo che per “Testimone di Passaggio” ti sei quasi affidato ad un’intera squadra di musicisti, come mia questa decisione?
Ciao prima di tutto.Perche’ ho chiesto ad altri musicisti di suonare sul mio disco? Principalmente perche’ spesso lavoro solo (specialmente in questi ultimi tempi) e avevo bisogno di una “visione esterna” su quello che stavo facendo e inoltre sapevo che avrebbero portato idee che avrebbero arricchito i brani del disco. Alcuni pezzi, dopo essere passati tra le mani dei miei amici, hanno cambiato direzione, hanno preso altre strade.

Altra cosa curiosa, il tuo disco non è disponibile digitalmente, tranne che per i tre singoli promozionali, controcorrente non credi?
Volente o nolente negli ultimi anni ho vissuto “controcorrente”… E comunque questo disco si merita un ascolto approfondito e il digitale non mi dava questa garanzia. Meglio 10 ascoltatori attenti che 1.000 “casuali”

 “Le Verità Roventi” uno dei tre singoli sopracitati è accompagnato da un videoclip, come lo hai costruito? Per la realizzazione a chi ti sei affidato?
Spesso faccio videoclip per altri artisti, perche’ non fare anche i miei? Mi piace giocare con le immagini, cercare di creare un mio linguaggio visivo.

Le sonorità del disco sembrano molto influenzate dalle collaborazioni, per citarne qualcuna Livio Magnini (Bluvertigo), Luca Ragagnin (testi per Subsonica) che correlazione c’è tra tutti loro? Cosa c’è dietro?
Amo il suono in se’, amo la forma cosi’ come la sostanza. Non posso pensare a un’estetica sonora che non mi piaccia. Dei miei lavori, come del resto quelli degli artisti che produco, curo tutto: registrazione, mix e mastering. Mi piace pensare di saper creare suoni, atmosfere e immagini sonore e questo non lo fai solo con le note. Che poi il suono sia “internazionale” o no non ne ho idea. Certo i miei ascolti non sono mai stati italiani.

Se potessi tornare indietro ad un momento durante la lavorazione dell’album, quale rivivresti?
Quando finisco un lavoro non mi guardo mai indietro, non ripenso mai al passato, tendo a dimenticare. Le cose più belle comunque sono state la sorpresa nel ricevere i testi di Luca Ragagnin che mi hanno ispirato e di cui sono follemente innamorato e sentire la creatività fluire dalle tracce che tutti i miei amici musicisti mi hanno mandato. È stata una soddisfazione immensa.

Progetti all’orizzonte?
Covid permettendo tante cose. Di sicuro il nuovo dei Delta V.

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