Due chiacchiere con Lemuri il Visionario a proposito di «Viaggio al centro di un cuore blu»

In occasione di «Viaggio al centro di un cuore blu», abbiamo fatto due chiacchiere con Lemuri il Visionario.

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Lemuri il Visionario è un progetto dal nome particolare ed originalissimo che abbiamo conosciuto in vista dell’uscita del suo ultimo lavoro Viaggio al centro di un cuore blu. La nostra chiacchierata la trovate qualche riga più sotto. Buona lettura.

Intervista a Lemuri il Visionario di Lorenzo D’Antoni

Com’è nato Lemuri il Visionario?

Circa una decina d’anni fa dopo un colloquio con un discografico che mi presentava le difficoltà legate alle vendite dei dischi decisi di provare una strada alternativa iniziando a seguire la scia del mio vero sogno artistico. Così mi chiusi letteralmente in una stanza per circa sei mesi e mi misi a scrivere la storia di un musicista visionario che dopo aver perso la memoria viveva chiuso nella sua stanza facendo viaggi fantastici ispirato dalla musica e dagli oggetti che lo circondavano. Il nome di quel bizzarro musicista sognatore era Lemuri. Da quel momento in poi sono successe per fortuna tante belle cose.

Ascoltando attentamente il tuo album ci siamo persi in un turbine di poesia, in momenti come quelli odierni dove la musica sembra abbastanza lontana dalla poesia, non hai paura d’andare contro corrente?

E già da un po’ di tempo che ho smesso di seguire le correnti. L’unica corrente che seguo è quella che mi indica il mio cuore blu. Dopo tanti anni passati a fare questo strano “mestiere”, che poi un mestiere non è, ho capito che ogni artista è vittima più o meno consapevole delle proprie passioni artistiche. Il pubblico si accorge se sei veramente te stesso o stai recitando un ruolo e ti premia sempre per questo. Una nicchia sempre più ampia di persone che ti seguono con gratitudine e fedeltà è un obbiettivo meraviglioso da raggiungere.

Quali sono le tue principali influenze artistiche?

Credo di poter dire con assoluta certezza di aver avuto due padri artistici senza i quali forse non sarei sulla strada della musica. Il primo è Peter Gabriel ed il secondo è David Bowie. Grazie a loro ho sempre avvicinato la figura del cantante a quella di un mago capace di trasportare, attraverso la sua arte, il pubblico in dimensioni parallele e sconosciute.

“Niente da dire” è un brano che abbiamo apprezzato particolarmente, puoi raccontarci com’è nata?

È nata da una grande emozione provocata da un ricordo legato all’adolescenza. In quel momento pensai tra me e me che quel genere di emozioni, così intime e profonde, non sono trasmissibili attraverso le parole. Così invece di descrivere l’emozione che avevo appena rivissuto decisi di raccontare quest’impossibilità. La canzone nacque in due ore e la cosa strana è che sia il testo che la musica sono state ritoccate pochissimo nei giorni successivi.

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

Il disco è uscito da pochissimo (il 23 aprile) e quindi al momento il compito mio e della mia etichetta Vrec Music Label è quello di comunicare a più persone possibili le canzoni e la storia di Lemuri il Visionario. Per farlo speriamo al più presto di poter ricominciare a suonare anche dal vivo.

Avremo la possibilità di goderci dalla tua poesia dal vivo magari dopo la pandemia? Programmi già un tour?

Alcune buone notizie cominciano ad arrivare. Diciamo che per il momento ad agosto ci sono già un paio di concerti fissati all’aperto. Spero che se ne aggiungano altri in attesa di programmare la stagione teatrale del prossimo autunno/inverno. Credo entro la fine del mese di maggio di poter avere notizie ancora più precise.


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