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«Animas» di Dettori & Moretti. Un album che si insedia nell’io più profondo

Un progetto che strizza l’occhio alla musica gospel, spirituale ma non del tutto trascendentale, un po’ come un bagno caldo dopo la mezzanotte in preda ai fumi dell’alcool.

Spesso e volentieri i progetti che arrivano alle nostre orecchie sono uno la copia carbone dell’altro. Che sia pop, cantautorato, hard rock, metal, hip hop o qualsiasi altro genere possibile e immaginabile.

Questo probabilmente perché molti artisti si reputano tali quando non sono altro che normalissimi musicisti amatoriali improvvisati e fin qui nulla di male, per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole.

Questa breve introduzione per dirvi che, oggi, vi parliamo di qualcosa che difficilmente potrete paragonare o ascoltare altrove, ovvero dell’album Animas del duo Dettori & Moretti.

Un progetto che strizza l’occhio alla musica gospel, spirituale ma non del tutto trascendentale, un po’ come un bagno caldo dopo la mezzanotte in preda ai fumi dell’alcool.

Il disco in questione ha una sua particolare bellezza e complessità, riducendo il suo raggio d’azione al per pochi attenti ascoltatori. Per rendervi l’idea prendete un’arpa, metteteci un bel po’ di potenza canora, mischiatela a qualche lingua antica e a una coralità del tutto eccezionale e avrete tra le orecchie ciò che in questo momento stiamo ascoltando.

Tra i brani che possono identificare al meglio il lavoro troviamo Animas (già in loop da una decina di minuti), Figiurà e Sardus Pater. Brani che difficilmente troverete in un qualsiasi altro disco (già detto lo so, ma meglio ribadirlo per far capire la sua unicità e bellezza).

In conclusione Animas è un disco per l’anima che ha il maledetto bisogno d’insediarsi nel nostro io più profondo, per ripulirci dall’impurità che la vita può lasciarci dentro col suo frusciò ingombrante e quotidiano.

Dettori & Moretti compiono dunque un piccolo miracolo e noi lo teniamo stretto al cuore, stringendo i denti e andando avanti in un cammino (musicale e non) sempre più incerto e assordante. Un ottimo disco, insomma, da non perdere assolutamente. (Lorenzo D’Antoni)

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