Francia Meccanica di Alex Puddu è un album tra disco-funk, synth-pop e atmosfere cinematografiche ispirate alla Riviera francese. Il progetto richiama immaginari anni ’80-’90, club europei e sonorità vintage, con groove analogici e estetica rétro tra eccesso elegante, romanticismo e suggestioni notturne.
Alex Puddu (press photo)
Per anni Alex Puddu ha frequentato un passato musicale immaginario popolato da colonne sonore italiane, funk erotico, disco decadente e personaggi che sembrano usciti da film mai realmente esistiti. Con il nuovo album Francia Meccanica il produttore romano trapiantato a Copenaghen si concede una fuga nella Costa Azzurra francese, tra notti sulla Riviera, incontri con vampire sensuali, amori pericolosi e luci al neon color magenta.
Dentro Francia Meccanica convivono disco-house notturna, synth-pop, funk mediterraneo e quel gusto per l’eccesso elegante che attraversa gran parte della discografia di Puddu. Le produzioni si muovono tra groove sostenuti, bassi elastici, batterie dal sapore analogico e tastiere che sembrano recuperate da qualche studio di registrazione rimasto chiuso dal 1991. Se con i dischi precedenti Deliria e Professione Reporter il riferimento era la fine degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, qui l’orizzonte si sposta in avanti, abbracciando le atmosfere tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta.
I brani ruotano attorno a un immaginario di trasgressione e romanticismo che non ha nulla a che vedere con l’estetica relazionale contemporanea. Non ci sono ghosting, situationship, vocali passivo-aggressivi mandati alle due di notte. L’amour Dangereux e Dolce E Violenta flirtano apertamente con il melodramma sensuale, Trasgressiva procede con la sicurezza di chi sa perfettamente di essere sopra le righe, mentre Parigi Perversa e Il Piacere Dei Vampiri oscillano tra il kitsch e cult senza mai fermarsi nel mezzo.
La cosa più riuscita di Francia Meccanica è che non prova a giustificare la propria estetica. Puddu non cerca di aggiornare il passato per renderlo accettabile alle nuove generazioni, ma si tuffa completamente nell’immaginario che ama e ne amplifica ogni dettaglio: i spoken word in francese, i sax acidi, le linee di basso funk, le atmosfere da club europeo a luci soffuse. In un’epoca in cui molti artisti sono terrorizzati dall’idea di apparire poco contemporanei, lui continua a seguire la propria ossessione.
Francia Meccanica non reinventa nulla, non lancia nuove tendenze e probabilmente non cambierà il corso della disco europea. Però riesce in qualcosa di raro: creare un mondo riconoscibile al primo ascolto. Un luogo dove il glamour è ancora leggermente volgare, la notte sembra non finire mai e Alex Puddu continua a comportarsi come l’ultimo regista di un cinema immaginario che, fortunatamente, non ha alcuna intenzione di chiudere. (Adaja Inira)
✓ MUSICLETTER.IT è un sito indipendente di musica, cultura e informazione fondato nel 2005 da Luca D'Ambrosio © Tutti i diritti riservati - 9 Giugno 2026