Con Ghosts From The Past, la cantante Sarife firma un debutto tra neo-soul, R&B e leggere sfumature jazz. Tra atmosfere intime e arrangiamenti essenziali, l'album racconta lutto, desiderio e ricerca dell'identità, evitando il melodramma e la ricerca del ritornello virale per costruire una musica più personale e riflessiva.
Sarife (ph. Hannes Wolf)
L’industria del wellness continua a venderci la guarigione come se fosse un’app in abbonamento: tre semplici passi, una playlist “healing era” e possibilmente una tisana adattogena da 18 euro. La cantante di base ad Amburgo Sarife, invece, nel suo album di debutto Ghosts from the Past, parte da un presupposto molto meno instagrammabile: certe ferite non si chiudono, impari semplicemente a conviverci. È una differenza sottile ma sostanziale, soprattutto nel 2026, quando persino il burnout sembra aver bisogno di un buon ufficio stampa.
Musicalmente, l’album si muove con naturalezza tra neo-soul, R&B e leggere sfumature jazz, costruendo un’atmosfera calda che non scivola mai nel sottofondo da lounge hotel dove nessuno ascolta davvero la musica. La produzione di Laura Hofer e Dennis Rux lascia respirare ogni brano, alternando momenti più articolati ad atmosfere intime e arrangiamenti essenziali che sembrano interessati alle emozioni più che all’orecchiabilità. In un panorama dove molti dischi sembrano progettati per accompagnare video di morning routine, Ghosts From The Past pretende ancora che qualcuno si sieda ad ascoltare.
Tra i momenti più riusciti c’è Space, costruita su un groove broken beat che rompe la linearità del disco con un’eleganza tutta londinese, riportando alla mente quella stagione in cui il neo-soul flirtava apertamente con jazz ed elettronica senza preoccuparsi dei numeri dello streaming. Etereo rallenta tutto fino a sfiorare la sensualità sofisticata di Sade, mentre Drifting Away galleggia tra malinconia e desiderio con quella leggerezza apparente che spesso nasconde le ferite più profonde. Sono canzoni che non cercano il ritornello virale per TikTok: preferiscono restare in testa perché hanno davvero qualcosa da dire.
In questo album di debutto Sarife racconta il lutto, il desiderio e la ricerca della propria identità con una scrittura che evita sia il melodramma che l’autocommiserazione, discipline ormai olimpiche per buona parte del pop emotivo. Si sentono gli ascolti di Cleo Sol, Yebba, H.E.R. e Robert Glasper, ma più come compagni di viaggio che come modelli da imitare. Del resto, dopo il teatro musicale, la gavetta indipendente e gli anni nella scena soul di Amburgo, diventando anche membro semi-fisso della band retro soul Angels Of Libra, sarebbe stato strano aspettarsi un disco costruito con lo stampino di TikTok.
Ghosts From The Past è un esordio che suona come il lavoro di un’artista che ha finalmente smesso di rincorrere una versione idealizzata di sé stessa. Non promette di cambiarti la vita , preferisce restare un luogo in cui rifugiarsi quando il rumore di fondo del mondo diventa insopportabile e perfino il doomscrolling smette di anestetizzare. E in tempi in cui tutti sembrano avere un’opinione su tutto, un disco che sceglie di ascoltare prima di parlare suona quasi come un piccolo atto di ribellione. (Adaja Inira)
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