«Mercurio» di Sasha Vinci

Il sogno, il viaggio, il fascino di una voce calda e ben affilata che sa gestire con seduzione la chiusa delle parole.

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Il sogno, il viaggio, il fascino di una voce calda e ben affilata che sa gestire con seduzione la chiusa delle parole.

E poi un suono elettronico che accoglie la bella scrittura che, quando cerca la soluzione italiana, sa come rendersi dolcemente fossatiana con la semplicità di restituire al tutto il potere visionario di uno spazio aperto da indagare viaggiando.

Ma è anche efficace quando dentro brani portanti come Non ho paura sa bene come sfogliare l’avanguardia e il beat elettronico anni ’80 e ’90, che molto si macchia della “liturgia” filosofica di Battiato e un poco dello scherno in plastica propri di progetti come i Decibel o i più evanescenti Bluvertigo.

Diciamo che la spiritualità e l’evocazione sono i punti fermi per la penna di Sasha Vinci che ci regala questo nuovo disco dal titolo Mercurio realizzato rinnovando la stretta collaborazione con l’artista Vincent Migliorisi.

Tante le visioni, tante le citazioni, tante le metamorfosi dicevamo: di sicuro Mercurio e il suo dream pop per quanto sappia cullare di gusto nel sottofondo di un viaggio, ha ben altri orizzonti a cui tendere vista l’imponente proprietà di linguaggio (sia lirico che musicale) a cui affida il suo messaggio, che poi è un messaggio di metamorfosi dell’uomo, della sua vita, del suo potere e del suo visionario vittimismo. Tra citazioni pasoliniane ai colori accesi dei video ufficiali che troviamo in rete dove su tutto impera il simbolismo di ogni dettaglio.

Mercurio dunque, ripeto, non è un disco facile per quanto possa sembrarlo (a tratti). Forse pecca un poco di personalità avendo sfoggiato troppi riferimenti ampiamente battuti, ma di sicuro è un lavoro di cultura e di interessante sfida alla forma abitudinaria del suono e del modo di pensare alla vita. Notevoli gli spunti di critica. (Alessandro Riva)

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