«Le due porte» di Lasersight

Un disco di rap certamente ma anche un disco di pop perché Lasersight cerca proprio questa commistione interessante dove il flow delle metriche dal gusto metropolitano dialogano con le melodie cantate.

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Un ascolto che gioca con il tempo e con le abitudini. Ci troviamo tra le righe del nuovo disco del rapper romano Lasersight dal titolo Le due porte, lavoro che da subito mette in chiaro il tema del concept: scelte, cambiamenti, rivoluzioni personali, nuova vita o strade sbagliate.

Un disco di rap certamente ma anche un disco di pop perché Lasersight cerca proprio questa commistione interessante dove il flow delle metriche dal gusto metropolitano dialogano con le melodie cantate, da lui stesso come anche dalle tante collaborazioni che prendono parte al progetto.

E qui un punto assai interessante: collaborazioni che non solo fregiano della loro presenza ma che trascinano spesso i brani in una direzione propria della loro scrittura. Come a dire: un brano come Turista per sempre sembra davvero un brano dei Malpensa, band romana che qui firma la prima collaborazione.

E lo stesso dicasi di Valeria Angelotti, in arte VEA, che compare in Così semplice con quella delicatezza vocale e quel carattere che si rendono riconoscibili. E poi dicevamo del tempo e delle abitudini: Lasersight in questo disco sembra tornare indietro con un gusto tutto italiano per quel tipo di rap mainstream che abbiamo conosciuto nelle mode anni ’90 (e qui su tutti svettano i riferimenti ai Sottotono o agli Articolo 31). O anche quando ci canta brani come Kiss V dove si torna adolescenti di quando gli 883 ci cantavano brani più digitali e di periferia come Sei un mito.

I suoni che cerca Lasersight sono proprio di quella stessa pasta, suoni un poco coperti da nebbioline color seppia quasi ad indicarne l’antichità che si portano dietro. Ritroviamo poi i tanti cliché della scuola classica, dai delay quasi a fare i controcanti o i vocoder dentro le pennellate vocali – e qui su tutti Sogniamo senza paura sembra davvero rappresentare la summa di tutto questo mondo.

Se proprio dobbiamo trovare una “rottura” o un fuoripista allora citiamo Non sarai tu dove impera un andamento dub e suoni noir metropolitani che fino a questo momento dell’ascolto non avevamo contemplato. Le due porte anche title track che chiude il disco, è dunque un lavoro tutto sommato classico, che avremmo benissimo visto in bocca a un Max Pezzali ancora adolescente, un lavoro che sposa a pieno i dettami della scuola pop/rap italiana e che non di rado mette in scena i soliti suoni che ormai sono sdoganati anche da tutti gli artisti della scena propriamente indie.

Regge tutto, ben equilibrato ma forse pecca di personalità e questo lo dobbiamo a tantissimi dischi di oggi dove ritroviamo con troppa irruenza i riferimenti di grandi artisti del passato che in questi suoni hanno scritto piccole e grandi rivoluzioni della musica italiana. (La redazione)

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