Le novità di Jaca Book in ambito storico-artistico

Le novità della casa editrice milanese in ambito storico-artistico

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Sono diverse le novità di Jaca Book in ambito storico-artistico, tra queste segnaliamo alcuni interessanti saggi pubblicati recentemente dalla casa editrice milanese.

Il Primo Medioevo. Progressivo distacco da Bisanzio. L’epoca carolingia. Gli Ottoni e la riforma gregoriana. VIII-XIII secolo, di Friedrich Kempf, Hans-Georg Beck, Eugen Ewig, Josef Andrea Jungmann.

La collana diretta da Hubert Jedin rappresenta la più ampia storia sociale e culturale della Chiesa mai edita. Il volume ripercorre la nascita dell’Europa cristiana composta da una pluralità di popoli. L’idea di Impero cristiano d’Occidente si ripresenta sotto Carlo Magno nell’800 e in seguito con gli Ottoni intorno all’Anno Mille. Ma la vera unità dell’Europa è forse frutto più dei grandi movimenti monastici che non di una effettiva realizzazione imperiale. La riforma di Gregorio VII unificherà la Chiesa, la liturgia e l’arte, ma l’Europa si stava già preparando alla divisione tra gli Stati nazionali. Il volume arriva alle soglie della Scolastica, vale a dire del maggior sforzo operato nello studio e nell’insegnamento della teologia, dopo le scuole dei monasteri e delle cattedrali.

Barbarossa e i comuni italiani, di Giancarlo Andenna, Franco Cardini

Affermato il suo potere in Germania, Federico Barbarossa nel 1154 discese in Italia e riunì a Roncaglia, presso Milano, una dieta, nella quale avvertì i comuni che era sua intenzione recuperare i diritti che gli spettavano come re d’Italia. I comuni lombardi insorsero non contro l’impero in sé, ma in difesa della propria autonomia politica e amministrativa goduta per consuetudine ormai da decenni. Si aprì così una lunga stagione di guerre con alterne vicende, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183. Le cronache qui pubblicate riportano con dovizia di particolari le complesse fasi dello scontro diplomatico ed armato, dandone una interpretazione politica contrastante. Ottone ed Acerbo Morena a favore dell’imperatore, l’Anonimo milanese a vantaggio di Milano e delle città lombarde ribelli. Proprio in questo contraddittorio aspetto consiste l’importanza delle narrazioni, che stimolano il lettore a chiedersi quali siano le cause delle divergenti interpretazioni e a non fermarsi alle giustificazioni tradizionali.

L’Impero di Roma, di Bernard Andreae

L’arte romana ha soppiantato quella greca guidando la storia della creazione artistica verso una direzione nuova. Sfida, questa, storicamente difficilissima, dal momento che l’arte era intesa dai contemporanei come fenomeno propriamente greco, il che espose i romani all’accusa di imitazione. Contrariamente ai greci, gli artisti dell’Impero romano non cercarono di ricreare in maniera perfetta modelli presi dal mondo naturale, ma furono piuttosto interessati a rappresentare il mandato del sovrano, immaginato dai filosofi romani come parte stessa del fato. Lo sviluppo graduale nel tempo dell’arte romana, di cui ogni passaggio resta per noi perfettamente tracciabile, condusse infine al grado di astrazione tipico dell’arte bizantina. Quando, dopo la morte di Cesare, il futuro Augusto, suo figlio adottivo, trionfò nella lotta per il potere sconfiggendo Marco Antonio nella battaglia di Azio il 2 settembre del 31 a.C., e successivamente diede una nuova costituzione allo stato unificato, l’arte romana trovò finalmente il proprio fondamento. Il Principato, nuova istituzione statale che si rivelò decisiva per la nascita dell’arte di Roma, fu una felice combinazione di due forme di governo a prima vista incompatibili: repubblica e monarchia. Bernard Andreae, direttore storico dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, ha speso oltre 40 anni di studio sull’argomento e presenta qui gli approdi dell’arte romana al tempo del Principato in maniera innovativa e originale, con un ricco apparato di meravigliose illustrazioni. Impulso fondamentale, in questo, è stata la scoperta del profilo di Mecenate (65 a.C.-8 a.C. ca.), il quale recitò un ruolo fondamentale nella formazione dell’arte romana .Andreae ha scelto di trattare nei 48 capitoli che compongono il volume le più importanti caratteristiche dell’arte imperiale, così come aspetti particolari dell’architettura, della scultura, della pittura e delle arti e mestieri di quest’epoca, dando in questo modo al lettore un quadro compiuto sull’argomento. Il libro offre uno sguardo d’insieme capace di restituire l’enorme importanza dell’arte romana e della sua specifica bellezza.

Cantieri medievali in Europa, di C. Freigang, D. Hochkirchen, D. Kimpel, S. Moralejo, K.J. Philjpp, B. Schock-Werner.

Il volume si occupa di una delle forze trainanti dell’Europa medievale, l’attività costruttiva, ricollocata nell’ampio orizzonte di fatti economici, culturali, e storico-artistici di cui è sintomo e traccia. Sfuggendo alle generalizzazioni e banalizzazioni storiografiche correnti, Dieter Kimpel in un ampio saggio introduttivo traccia le linee guida del fenomeno e individua i temi trasversali di fondo; saggi specifici, redatti da affermati studiosi e noti specialisti europei, affrontano poi, con metodi e strumenti differenziati, altrettanti casi esemplari di edifici medievali (religiosi e civili), spingendosi sino al Cinquecento fiammingo. Attraverso l’indagine del “vivo e concreto” svolgersi dei cantieri, grazie alla lettura delle fonti epigrafiche, delle cronache e dei documenti d’archivio, e infine dei monumenti stessi – indagati sin nelle più minute e riposte particolarità – si è rivelata la reale prassi costruttiva, con le tradizioni e i «segreti» delle maestranze, gli strumenti di lavoro, la sua complessa organizzazione, la fitta trama di relazioni che legano committenti, artisti e cittadini in queste vere e proprie imprese collettive.

Gesù e Giuseppe nell’arte, di François Boespflug

Giuseppe, “figlio di Davide”, “guardiano di Maria” e “padre adottivo” di suo figlio, è fin dai primi istanti, e lo sarà fino alla fine, un uomo arci-silenzioso: se è riportata più volte, dai Vangeli, la sua presenza in momenti decisivi della nascita e dell’infanzia di Gesù, non viene riportata una sola sua parola. L’immaginazione dei lettori, dei Padri della Chiesa, dei teologi e degli scrittori spirituali, per non parlare dei romanzieri, ha avuto così libero sfogo, e questo è ancora più evidente per pittori ed artisti. In questo lavoro, l’autore ha intrapreso un’indagine sulle relazioni che possono aver intessuto Giuseppe e Gesù, un’indagine transperiodica, dalla nascita dell’arte cristiana ai giorni nostri, transfrontaliera (ossia nell’arte dell’Oriente -vicino e lontano, dai Balcani alla Russia, in Armenia ed Etiopia – così come in Occidente, da Nord a Sud) e transcontinentale, con alcuni approfondimenti del rapporto tra Gesù e Giuseppe nell’arte cristiana extraeuropea, a partire dalla grande espansione missionaria nel Continente africano e dalla successiva scoperta dell’America e della lontana Asia (India, Cina, Giappone). Viene inoltre esaminata la relazione tra Giuseppe e Gesù durante le principali e successive tappe della loro vita insieme: la Natività (i suoi preparativi, l’atteggiamento di Giuseppe nella grotta, durante l’adorazione dei pastori e quella dei Magi), la Fuga in Egitto e il Ritorno dall’Egitto, l’episodio di Gesù tra i Dottori del Tempio di Gerusalemme e il suo Ritrovamento, la vita a Nazareth con Gesù nella bottega di Giuseppe, e poi due tappe interamente inventate, che non hanno eco nei testi evangelici ma un successo notevole nell’arte, ossia le scene di Gesù al capezzale di Giuseppe morente, e la glorificazione di Giuseppe in cielo. Ovviamente alla presenza di Gesù. Questa indagine rivela differenze significative e molto istruttive tra il Giuseppe orientale, costantemente vecchio e riservato, e in questo senso fedele a ciò che dicono di lui i testi apocrifi, e il Giuseppe occidentale, all’inizio molto vecchio, ma che si trasformerà gradualmente in un uomo bello, attento e affettuoso che ha stipulato con Maria un “matrimonio verginale”, e che sarà dichiarato man mano dai papi patrono dei lavoratori, patrono della buona morte, patrono della Chiesa universale. 

Angelo Bianchetti. Gli autogrill, di Laura Greco.

La realizzazione della rete autostradale nell’Italia del secondo Dopoguerra offre la cornice ideale per la lunga e proficua collaborazione tra Mario Pavesi – a capo di uno dei maggiori marchi dell’industria dolciaria italiana – e Angelo Bianchetti, progettista di fiducia dell’azienda,  i cui esiti si traducono in un repertorio di punti ristoro autostradali dell’omonimo brand, divenuti subito noti con il nome di Autogrill e rappresentativi della stagione delle architetture autostradali in Italia.

Lo studio propone un percorso di lettura degli autogrill di Angelo Bianchetti, entro la vicenda culturale e professionale dell’architetto milanese, tenendo conto di tre temi chiave: l’interazione tra scale e domini di progetto differenti -l’architettura dell’edificio, il disegno del paesaggio e dell’infrastruttura di trasporto – che gli autogrill preconizzano, seppure in forma primordiale; l’invenzione tipologica che combina i padiglioni laterali con i ponti; la sfida costruttiva che impegna Bianchetti nella definizione di pezzi unici, indicando una via italiana all’esplorazione di un tema progettuale altrove indagato attraverso sistemi formali e costruttivi standardizzati.

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