
L’ultima fatica dei War on Drugs è qualcosa di estremamente emozionante, soprattutto per chi, nonostante sia cresciuto a suon di Springsteen, Dylan e Petty, non ha mai perso il piacere della scoperta. Ecco quindi che Slave Ambient si rivela il disco giusto nel momento giusto. Il classico album che ti fa fare un salto indietro nella memoria ma anche un salto avanti nel futuro. Adam Granduciel e soci questa volta ci riescono alla grande, mettendo su un lavoro che unisce abilmente il rock mainstream, quello fatto di belle melodie e sentimenti, con quello underground e alternativo di cui ormai non possiamo più fare a meno. Dodici belle canzoni che travolgono, commuovono e riempiono il cuore di suggestioni e di turbamenti e che ci lasciano con il fiato sospeso. Da Best Nights alla conclusiva Blackwater quelli realizzati dai War on Drugs sono brani di una bellezza cristallina che uniscono folk, pop, rock e porzioni ben spalmate di beat e psichedelia. Perle assolute di cantautorato moderno e visioni nostalgiche (Brothers, I Was There e It’s Your Destiny), ma anche passaggi sperimentali come, per esempio, The Animator, Come For It, Original Slave e City Reprise che, più di ogni altra, sembrano drogarsi di atmosfere shoegaze e disturbi noise. Splendide anche Come to the City e Baby Missiles che confermano la qualità di questo nuovo lavoro della formazione americana (Philadelphia, Pennsylvania) che, ascolto dopo ascolto, dà sempre più l’impressione di unire certe cose di Bruce Springsteen, Bob Dylan e Tom Petty con quelle di band quali Ride, Slowdive e My Bloody Valentine. Il risultato è strepitoso e, parafrasando Jon Landau, possiamo tranquillamente affermare che “abbiamo visto il futuro dell’indie rock e il suo nome è The War On Drugs”. Uno dei miei 10 dischi del 2011. (Luca D’Ambrosio)
Autore: Luca D'Ambrosio
Luca D'Ambrosio (Sora, 1970) è un blogger appassionato di musica. Fondatore e responsabile del sito Musicletter, è stato consulente musicale di due programmi radiofonici della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Ideatore della Targa Mei Musicletter, il premio nazionale per l'informazione musicale sul web, dal 2012 fa parte della giuria delle Targhe Tenco. Per Arcana Edizioni ha scritto tre libri: "La musica, per me" (2018), "Musica migrante" (2019) e "Musica per cani" (2020). Inoltre ha conseguito due riconoscimenti nell'ambito del Festival di Internazionale a Ferrara e uno al Festival Nazionale dei Conservatori a Frosinone. "Voci Chiassose" (1996) è la sua prima pubblicazione autoprodotta e ristampata, sempre autonomamente, nel 2021. Nel 2023, 2024 e 2025 ha fatto parte della giuria della sala stampa, tv e web del Festival di Sanremo. A gennaio 2024 ha pubblicato il suo primo racconto "Un'educazione vittoriana" per la collana Le Ruzzole con distribuzione Edizioni Curci. Dal 2024 è membro del Comitato di Garanzia del "Premio la mia Terra".

Ecco i miei dischi preferiti del 2011.
I primi dieci
Bon Iver – S.T.

The War On Drugs – Slave Ambient

Wilco – The Whole Love

Gruff Rhys – Hotel Shampoo

J Mascis – Several Shades of Why

PJ Harvey – Let England Shake

William Fitzsimmons – Gold In The Shadow

The Sand Band – All Through The Night

The Underground Youth – Delirium

Sound Of Rum – Balance

I secondi dieci
Josh T. Pearson – Last of the Country Gentlemen

David Lowery – The Palace Guards

The Walkabouts – Travels In The Dustland

The Donkeys – Born With Stripes

The Vaccines – What Did You Expect From The Vaccines?

The Felice Brothers – Celebration, Florida

Marianne Faithfull – Horses And High Heels

Chad VanGaalen – Diaper Island

Fink – Perfect Darkness

Comet Gain – Howl Of The Lonely Crowd

5 for extra time
Washed Out – Within And Without

Work Drugs – Aurora Lies

Sea Pinks – Dead Seas
Middle Brother – S.T.

2562 – Fever


Di riferimenti new wave e in particolar modo post-punk dentro il debutto dei Vaccines ce ne sono così tanti da farci girare la testa. Fortunatamente però Justin Young e soci hanno le idee ben chiare e nel giro di poco più di trentacinque minuti riescono a metterle in ordine, realizzando un’opera prima estremamente folgorante che va al di là del semplice esercizio di stile o del solito revival di fine anni ’70 e inizi anni ’80. What Did You Expect From The Vaccines? è difatti uno dei più bei “dischetti” del 2011 che ci sia capitato di ascoltare, e non siamo di certo i primi a dirlo visto che è riuscito a conquistare in pochissimo tempo classifiche e critiche positive un po’ ovunque. Trattasi infatti di roba orecchiabile e “già sentita”, tuttavia degna degli esordi di gruppi come Strokes, Franz Ferdinand, Fanfarlo, Pains Of Being Of Pure At Heart e Motorama ma anche dei migliori lavori a firma Interpol e National, così, giusto per farci un’idea. Quello dei britannici Vaccines è un background culturale che affonda le proprie radici in quel fertilissimo substrato musicale composto dai Joy Division, gli Smiths, i Jesus and Mary Chain e persino i Clash e i Ramones, e il risultato è a dir poco sorprendente. Eccezion fatta per la traccia fantasma Who are you (unica ballata acustica dell’intero lavoro), quelle messe in lista dalla formazione londinese sono undici irresistibili hit da ascoltare in ogni luogo (in macchina, in casa, in cantina, in discoteca, al pub, al bar, in metropolitana…) ma soprattutto quando avvertite il desiderio di non pensare a una benemerita mazza. Un album che ha la capacità di liberare la mente e il corpo attraverso canzoni di “primo pelo” che non hanno alcuna presunzione se non quella di sputare fuori rabbia, amore e sentimento ma più di ogni altra cosa quella “stramaledetta” voglia di suonare e di divertirsi, a partire dall’iniziale Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra) fatta di coretti sixties, chitarre elettriche e un incalzante quanto fulminante incedere di batteria. Un brano che schiude la strada a frammenti deflagranti come If You Wanna e Nørgaard che difficilmente non riuscirete a canticchiare o a ballare, neanche se vi dovessero imbavagliare o legare le mani e i piedi. Insomma, per farla breve, What Did You Expect From The Vaccines? è un disco da tenere sempre a portata di mano e da ascoltare specialmente nei momenti di “scazzo totale”, anche quando i vostri amici più indie vi faranno notare che lo stanno passando mattina e sera su Virgin Radio, perché basterà dire loro: “Beh, ragazzi, cosa vi aspettavate dai Vaccines?” (Luca D’Ambrosio)
