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Interviste Libri Sociale

Le librerie riaprono i battenti. Ecco com’è andata in una storica cartolibreria della provincia di Frosinone.

Davide Petricca della Cartolibreria Sarra di Sora ci racconta il suo personale ritorno alla “nuova normalità”.

Questa seconda fase d’emergenza da coronavirus è contraddistinta, sia pur tra mille difficoltà, dalla riapertura di diverse attività commerciali. Tra queste vi sono anche le librerie che, in qualche modo, riaccendono il lumino della speranza del nostro Paese, se non altro dal punto di vista culturale.

Un ritorno a una “nuova normalità” – perlomeno fino a quando non ci sarà un vaccino – che abbiamo voluto sondare di persona, prendendo a campione una storica cartolibreria della provincia di Frosinone che ha riaperto i battenti per la vendita dei libri soltanto lunedì 20 aprile.

Si tratta della Cartolibreria Sarra di Sora, fondata nel 1968 dalla signora Concetta e gestita dal 2000 dai figli Enzo, Davide e Mirko Petricca.

A rispondere alle nostre domande è il mediano dei tre fratelli, Davide, ovvero colui che si occupa del settore libri. Buona lettura. (La redazione)

Com’è stata la ripartenza?

Abbiamo riaperto martedì scorso, ma solo da oggi (20 aprile, ndr) per la vendita dei libri. Come immaginavamo è stato un ritorno “soft”. Poca gente in giro. Nonostante tutto però, c’è stato un ottimo riscontro in termini di vendite. Probabilmente il lungo periodo di astinenza da nuove letture ha indotto tante persone a recarsi immediatamente in libreria.

Come vi siete organizzati?

Abbiamo dovuto apporre all’esterno dei cartelli con le regole basilari. Entrata obbligatoria con guanti e mascherina, non più di 4 contemporaneamente, attesa su una linea bianca e rossa posizionata subito dopo l’ingresso e pulizia costante dell’interno.

Ci racconti un incontro tipo o qualche episodio particolare con uno o più clienti?

L’episodio più strano si è verificato con il primissimo cliente, poco dopo la riapertura. È entrato senza mascherina e senza guanti, si è fiondato da noi come se fossimo a metà febbraio. Abbiamo dovuto invitarlo a cercare l’occorrente prima di poter rientrare. Altro episodio simpatico questa mattina con un ragazzo che doveva utilizzare il nostro PC per stampare dei file. Gli è stato chiesto se aveva a disposizione dei guanti, ci ha risposto “No no, tranquilli, mi son lavato le mani a casa prima di uscire”. L’episodio più piacevole è stato con una ragazza, dopo aver scelto una decina di libri ci ha detto: “Grazie, non ne potevo più di rileggere gli stessi libri”.

Pensi che a medio/lungo termine sia sostenibile una simile condizione lavorativa?

Il punto più dolente. Davvero complicato lavorare in queste condizioni. Al di là del fastidio di dover sanificare 3-4 volte al giorno le superfici comuni, è fastidioso lavorare tutto il giorno con la mascherina, che quasi impedisce di respirare. I guanti, per noi che maneggiamo prevalentemente carta, rendono ogni contatto poco sensibile e molto scomodo. Purtroppo non ci sono alternative al momento, occorre adattarsi, anche velocemente, alla nuova situazione e alle nuove dinamiche lavorative. Conforta il fatto che ci sia molto senso di responsabilità tra i clienti, disposti ad accettare le nuove misure e a fare la fila all’esterno per attendere il proprio turno. L’aspetto più propriamente economico è il grande punto interrogativo. In una situazione di estrema difficoltà sociale, non sappiamo come cambieranno le abitudini delle persone riguardo ai loro acquisti abituali.

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