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Beppe Cunico con l’album prog rock d’esordio “Passion, Love, Heart & Soul”

Con le sue chitarre (ritmiche e soliste) a farla quasi sempre da padrone, tappeti di tastiere ben in evidenza, liriche significative, batterie potenti e puntuali, cori e arrangiamenti minuziosi che non lasciano spazio al caso, Passion, “Love, Heart & Soul” si rivela un album molto bello e interessante per il suo genere, specialmente per il modo in cui è stato suonato e prodotto.

Passion, Love, Heart & Soul – esordio sulla lunga distanza del cantautore e ingegnere del suono Beppe Cunico – è un disco piacevolmente fuori dal tempo. Non a caso le undici tracce che compongono l’album di debutto del batterista vicentino sembrano uscite direttamente dalla scena progressive anni ’70 tanto anglosassone (Pink Floyd, Genesis, Gentle Giant, King Crimson, Emerson, Lake & Palmer…) quanto italiana (New Trolls, Le Orme, Banco del Mutuo Soccorso…), anche se in alcuni passaggi Cunico strizza l’occhio a certo prog contemporaneo dei Porcupine Tree e persino al pop-rock internazionale degli anni ’80.

Con le sue chitarre (ritmiche e soliste) a farla quasi sempre da padrone, tappeti di tastiere ben in evidenza, liriche significative, batterie potenti e puntuali, cori e arrangiamenti minuziosi che non lasciano spazio al caso, Passion, Love, Heart & Soul si rivela un album molto bello e interessante per il suo genere, specialmente per il modo in cui è stato suonato e prodotto.

L’unica nota stonata purtroppo è il cantato in inglese di Beppe Cunico. Maccheronico e poco attendibile. (Antonio Tabuschieri)

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