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Marco Sonaglia e le sue «Ballate della grande recessione»

Abbiamo intervistato Marco Sonaglia in occasione dell’uscita del suo nuovo album intitolato «Ballate della grande recessione».

Abbiamo intervistato Marco Sonaglia in occasione dell’uscita del suo ultimo disco Ballate della grande recessione. Questo il risultato della nostra chiacchierata.

Intervista a Marco Sonaglia di Lorenzo D’Antoni

Ciao Marco, piacere di conoscerti, raccontaci la tua storia in musica e com’è nato il tuo progetto cantautorale.

Ciao e grazie per l’ospitalità. Beh diciamo subito che la musica  ha sempre accompagnato la mia vita. Vengo da una famiglia che mi ha sempre educato alle belle cose come l’arte, il cinema, il teatro e appunto la musica. Folgorato dai grandi cantautori italiani ho cominciato negli anni bolognesi dell’Università a scrivere le prime canzoni, che per anni sono state ferme. Successivamente ho deciso di incidere il primo disco e di iniziare la mia carriera in maniera professionale. Ho all’attivo tre dischi solisti, due dischi col gruppo folk dei Sambene, un disco di canzoni per bambini e una partecipazione ad un disco live dei Gang.

Non capita spesso d’intervistare cantautori e cantastorie come te, spesso il termine cantautore è molto inflazionato, qual è secondo te la giusta definizione in cui magari ti rispecchi?

Diciamo che mi piace parecchio la definizione di cantastorie, perché in fondo siamo dei narratori o dei fotografi della nostra società. Il cantautore o cantastorie è un artigiano che fabbrica le proprie canzoni, le cura nei minimi dettagli, ci trasmette la sua personalità. Nel mio specifico mi sento nettamente politico, come si capisce facilmente dalle tematiche toccate. Mi piace raccontare storie e concordo con il grande regista Sergio Citti quando diceva che le storie non devono piacere, ma dispiacere. Mi piace fare cultura, lasciare un messaggio e far riflettere. Non amo la canzonetta facile e il ritornello ossessivo, preferisco la forza della parola e la musica che la sottolinea.

Quali sono i tuoi cantautori italiani (e non) di riferimento?

Lo dico sempre che il mio primo punto di riferimento è stato Francesco Guccini, poi sono seguiti De Gregori e De Andrè. Senza tralasciare nomi significativi, che  non sempre godono della giusta attenzione come Massimo Bubola, Claudio Lolli, Pierangelo Bertoli, Stefano Rosso, Luigi Grechi, Edoardo De Angelis, Gang. Per quanto riguarda gli stranieri non possono mancare Neil Young, Leonard Cohen, Bob Dylan, Woody Guthrie, Bruce Springsteen, Nick Cave, Willy DeVille.

Come vedi l’attuale panorama cantautorale italiano? C’è qualcosa ancora da salvare?

Come prima cosa c’è da dire che il panorama cantautorale italiano è cambiato e l’andamento di certi concorsi musicali lo confermano. È cambiata la società e a sua volta il modo di intendere la canzone. Il mainstream imperversa e quelli che fino a qualche anno fa si sentivano i paladini della musica d’autore , oggi si sono venduti al miglior offerente, ammiccando a canoni diversi e modaioli. Dall’altra parte c’è questa famosa nicchia,dove ci sono anche io, che resiste e continua la sua strada, lontana dalle luci dei riflettori, ma ricca di contenuti e di idee.

Parliamo del tuo ultimo disco “Ballate dalla grande recessione”, com’è nato?

Il disco è nato praticamente nel primo Lockdown , quindi nel marzo 2020. Tramite Facebook era nata questa amicizia con il poeta Salvo Lo Galbo. Un’amicizia forte, legata alla musica d’autore, al cinema e alla passione civile. Avevo da parte una cinquantina delle sue poesie e in quelle lunghe giornate chiuso in casa, mi sono messo a musicarle. Sarà stata la situazione di tranquillità e in pochissimo tempo sono nate queste dieci ballate che compongono il disco. Un lavoro diretto , che non cerca il facile consenso, un lavoro di denuncia vestito di parole taglienti e di giusti suoni.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Potremo sentire le tue ballate dal vivo? (Covid permettendo)

Sono mesi che ci hanno messo a tacere, perché si sa che l’arte fa sempre paura al potere e chiaramente i musicisti sono stati tra le categorie più colpite. C’è bisogno di tornare presto ai live e di presentare queste canzoni, c’è bisogno di riabbracciare il nostro pubblico, c’ è bisogno di continuare ad emozionare come facevamo una volta…

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