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«Ancora libero» di Ivan Francesco Ballerini

Un disco di semplice e poetica normalità, che “prende le dovute distanze” dal conformismo tacciato troppo spesso per futuro e innovazione

Nuovo disco, nuova prova d’autore di Ivan Francesco Ballerini che finalmente trova anche la sua dimensione in vinile dopo innumerevoli ritardi causa covid.

Si intitola Ancora libero e accanto alla versione standard 33 giri, il cantautore toscano ci regala anche una preziosa release speciale in edizione limitata e numerata in una stampa particolare che include anche un’opera dell’artista Romano Ballerini, suo padre.

Ma accantonate queste coordinate di cronaca spostiamoci sull’ascolto che è decisamente classico e figlio di quella scuola in bilico tra la Roma degli anni d’oro che un poco faceva il verso ai grandi americani e le piccole derive francesi che arrivavano oltre i confini.

E dunque non è raro trovarsi all’orecchio riferimenti e forme tipiche di un Mario Castelnuovo (complice in questo caso anche il timbro di voce del nostro che in un brano come Da mondi lontani sembra aderirvi in modo maggiore), ritroviamo anche quel meraviglio glissato di voce che De Gregori ha sdoganato da tempo e che qui Ballerini veste soprattutto dentro la morbidissima poetica di Se sei triste.

E poi c’è anche quel modo favolistico di rendere una canzone quasi un’illustrazione di fiaba proveniente dai tempi antichi e laddove questa formula incontrasse il “pop” allora ecco che arrivano brani come Dio c’è che, proprio a giocar con dei riferimenti, mi fa pensare a quando Faber e De Gregori scrissero assieme Canzone per l’estate.

Il mondo popolare italiano incontra dunque la parola impegnata, la metrica strofa ritornello sposa a pieno la lirica allegorica che non si svende con rime e soluzioni immediate. Ma lo storytelling si affida anche a forme più italo-americane proprie di un Ricky Gianco come ad esempio fa quando suonano canzoni come Ho imparato.

In questo disco torna l’amore sotto la penna di un cantautore, torna l’allegoria e su tutte cito Cuore di metallo che, nella sue dolcissime aperture in maggiore di questa chitarra acustica, accarezza con “violenza” il bisogno di verità e di personalità in questo mondo omologato.

Ultimo cenno lo voglio rivolgere alla title track con queste sfumature blues di grande mestiere e a questo “prendere distanze dal gregge e dal suo padrone” leitmotiv ampiamente ribattuto dentro tutto il lavoro, brano che insieme alla chiusa Non sono una stella sembrano essere gli unici momenti di dinamiche pop-rock.

Ecco dunque il nuovo disco di Ivan Francesco Ballerini: disco di semplice e poetica normalità, che “prende le dovute distanze” dal conformismo tacciato troppo spesso per futuro e innovazione. (Alessandro Riva)

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