Alberto Radius ricorda Giusto Pio

Tantissime e davvero importanti le collaborazioni in ambito musicale di Alberto Radius, tra queste ricordiamo quella con il mai dimenticato compositore, violinista e arrangiatore italiano Giusto Pio (1926-2017).

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Cantautore, chitarrista, produttore discografico e cofondatore dei Formula 3, Alberto Radius (classe 1942) è noto per essere una delle figure artistiche di riferimento della scena pop-rock e progressive italiana degli anni Settanta.

Tantissime e davvero importanti le sue collaborazioni in ambito musicale, tra queste ricordiamo quella con il mai dimenticato compositore, violinista e arrangiatore italiano Giusto Pio (1926-2017).

Il 21 gennaio scorso lo abbiamo sentito al telefono per fare due chiacchiere informali sulla vita e la sua carriera artistica e professionale, e di tanto in tanto affiorava anche qualche ricordo sul Maestro di Castelfranco Veneto. Buona lettura. (La redazione)

Intervista ad Alberto Radius di L.D.

Partiamo dall’inizio. Quando è iniziata la tua collaborazione con Giusto Pio? Possiamo dire che è iniziata con “L’era del cinghiale bianco” (1979) di Franco Battiato?

Be’, diciamo che lo avevo conosciuto poco prima in occasione di un piccolo lavoro, che adesso non ricordo, anche se io non c’entravo niente. Poi, invece, abbiamo iniziato a lavorare insieme con “L’era del cinghiale bianco”, che fu registrato nei miei studi di Milano dopo che la prima registrazione, fatta nello Studio Sette in zona San Babila, fu scartata dalla Emi. Di quei primi nastri tenni soltanto violino e voce, tutto il resto lo cancellai e ripartimmo daccapo con il mio contributo e quello di Tullio De Piscopo, Julius Farmer e altri. Devo ammettere che dopo quell’album il mio studio prese il volo.

Si racconta che Giusto Pio nel lavoro fosse una persona molto precisa e veloce.

Sì, vero, perché all’epoca si doveva lavorare in quel modo. E poi faceva tutto da solo.

Com’era il tuo rapporto umano e professionale con il Maestro?

Con Giusto Pio si andava sempre d’accordo, anche perché lui ti diceva le cose in maniera così gentile e precisa che le facevi subito. Tutto andava in porto e funzionava perfettamente, ancor prima dell’avvento dei computer. Era una persona affabile e meticolosa.

Poi hai collaborato anche a “Legione straniera” (1982), il secondo album di Giusto Pio.

Sì, in quel disco, registrato nel mio studio, sono stato chitarrista e anche – se si può dire – un po’ “supervisore”. Insomma, vista la mia esperienza, davo dei consigli. Prima di quell’album, Giusto Pio e Battiato facevano “musica strana” con i computer che a me, sinceramente, non piaceva.

Il tuo nome compare anche in “Restoration” (1983) di Giusto Pio… Devo dirti la verità: questo disco lo avevo dimenticato.

Chi era Giusto Pio per Battiato?

Per Battiato lui era il Maestro. Quando c’era qualcosa da visionare, interveniva sempre Giusto Pio, perché era davvero bravo, oltre che una persona di fiducia.

Hai un aneddoto da raccontare su Giusto Pio?

Giusto Pio non sopportava l’aria condizionata. Quando d’estate eravamo in tour con Battiato e viaggiavamo in macchina insieme, lui aveva l’abitudine di mettere dei fazzoletti sulle bocchette d’aria.


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