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«Discorsi sulla musica» con Ghigo Renzulli

Per il sesto appuntamento di «Discorsi sulla musica» abbiamo intervistato il chitarrista, produttore e già fondatore dei Litfiba Federico “Ghigo” Renzulli.

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Il sesto appuntamento di «Discorsi sulla musica» ha come protagonista il chitarrista, produttore e già fondatore dei Litfiba Federico “Ghigo” Renzulli.

Il ciclo di interviste ai principali artisti della scena musicale italiana è curato da Luca D’Ambrosio che rivolge ai suoi interlocutori sempre la stessa serie di domande. Buona lettura. (La redazione)

«Discorsi sulla musica» con Ghigo Renzulli © di Luca D’Ambrosio

Ghigo Renzulli (foto di Riccardo Piccirillo)

Qual è stato il momento preciso in cui hai deciso di dedicare la tua vita alla musica?

Poco dopo la vittoria della mia band Litfiba al Festival Rock di Bologna, nel 1982, decisi di licenziarmi dal mio sicuro lavoro e tentare le incertezze di una carriera artistica. Se non ci avessi provato mi sarei sentito un fallito per tutta la vita.

Quali sono state le difficoltà iniziali?

Per fortuna i miei genitori hanno capito e mi hanno aiutato con vitto e alloggio. Ci sono voluti altri 7 anni per potersi mantenere e andare a vivere da solo.

Qual è la cosa più bella che ricordi dei tuoi inizi?

La voglia di fare musica senza dover discutere o organizzarsi con qualcuno.

Oggi, invece, quali sono le principali difficoltà per chi come te fa musica?

La musica è un’ arte che ha perso molti colpi negli ultimi anni. Al giorno d’oggi è molto difficile fare successo e non mi sento più di consigliare questa professione ad altri se non come secondo lavoro.

Pensi che in questo particolare momento storico ci sia un approccio culturale differente tra un artista affermato e uno che sta muovendo i primi passi?

Questo succede in genere ai cantanti. Normalmente chi muove i primi passi ha un approccio musicale più culturale ed artistico. Con il successo, normalmente, si pensa più al business che all’arte. I musicisti invece, non dimenticano la cultura e l’arte. A volte fanno compromessi per poter vivere, ma spesso ne farebbero volentieri a meno

C’è invece qualcosa di positivo nel fare musica in questi anni 20 del terzo millennio?

Mah! Volendo potrei dire la tecnologia, che aiuta moltissimo nella realizzazione. Ma sinceramente preferivo prima, quando si pensava più a suonare e meno alla tecnologia. Oggi ci sono i programmi che intonano i cantanti stonati. Prima bisognava solo e unicamente cantare bene.

Quanto sei “social” e “tecnologico”?

Sono molto tecnologico per quanto riguarda i social, ma sono molto tradizionalista per quanto riguarda la musica.

Una domanda da 100 milioni di dollari. Che cos’è la musica?

Dipende da chi risponde. Per me è una espressione degli stati d’animo interiori.

Quali sono stati gli artisti e/o i dischi principali che in qualche modo ti hanno influenzato?

Al giorno d’oggi non mi influenza più nessuno. Ascolto tutto e immagazzino quello che devo immagazzinare, cercando di elaborare il mio compromesso artistico. Da ragazzo ero un fan di Hendrix e di B.B. King.

Quanto sono importanti nella vita, così come nell’arte, la curiosità e l’assenza di pregiudizio?

Sono basilari.

Nella musica, sia per chi la fa e sia per chi la critica, c’è qualcosa che non sopporti?

Normalmente non sopporto i critici. La musica è una espressione di se stessi e ognuno ha il diritto di fare quello che gli pare e piace. Un critico giudica con il suo gusto personale e spesso con la sua convenienza finanziaria o settoriale di parte, ma non ha il diritto di giudicare la musica di altri. Io personalmente non amo molti artisti pop o trap ma non mi azzardo a giudicarli visto che piacciono a milioni di altre persone. Sarei un presuntuoso. Da ragazzo leggevo le recensioni, ma dopo aver comprato tanti dischi che non mi piacevano, mentre le recensioni ne parlavano benissimo, decisi che la categoria del recensore non mi interessava e che avrei comprato solo quello che mi piace, dopo averlo ascoltato personalmente.

Il tuo genere musicale preferito assoluto?

Ascolto veramente di tutto. Dalla Classica al Blues, dal Jazz al Rock. Trovo che ascoltare tanta musica diversa apra e renda fertile la mente di chi, come me, fa il lavoro del compositore musicale.

Un disco che hai realizzato e che consiglieresti a chi non ancora non ti conosce.

Visto che è uscito da un mese, sicuramente “Cinematic” del mio nuovo progetto No.Vox.

Parliamo invece di una cosa davvero difficile da spiegare. Secondo te, come si raggiunge una propria identità artistica, al punto da essere riconosciuta e apprezzata da un determinato pubblico?

Bella domanda. Penso che sia una dote di cui sentirsi fortunati. Non è da tutti. Essere se stessi, in ogni nostra espressione musicale, e non scopiazzare, aiuta sempre.

L’artista ha bisogno di continue conferme da parte della stampa e della propria comunità?

Dipende dal carattere. Ci sono artisti che hanno bisogno di sentire costantemente i riflettori puntati su di loro. Io invece tendo ad essere molto schivo e non amo apparire più di tanto.

Tu sei un personaggio pubblico. Meglio essere sempre presenti o sparire per un po’?

Ogni tanto bisogna sparire per non saturare. Soprattutto se si sono fatte delle “cazzate”.

È pressoché indubbio che anche la vita artistica sia segnata da compromessi. Cosa però l’artista non dovrebbe accettare mai?

(Ride, ndr). Il compromesso più grosso per un artista musicale è di lavorare con un cantante. L’apoteosi dei compromessi. Ma spesso sono necessari per poter migliorare le quotazioni e vendere di più. E ci vuole anche questo. Per fare cose più artistiche io, personalmente, ho fondato il progetto No.Vox.

Hai mai pensato di smettere?

Mai. Sarebbe come dire: “Smetto di respirare”.

C’è un sogno, un’idea che invece vorresti realizzare?

Riuscire ad abbinare, con il mio progetto No.Vox, arte musicale, arte visiva e parlata, che sia teatro o danza o altro, in uno spettacolo multimediale di largo respiro. Non proprio un “Musical” ma qualcosa dove la musica è primaria rispetto alle altre arti. Prima o poi ci riuscirò.

Dove sta andando la musica?

Stendiamo un velo pietoso.

La Pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova l’intera umanità. Come l’hai vissuta da essere umano e soprattutto da artista? Mi racconti qualcosa?

Sinceramente (sarò fortunato) l’ho vissuta bene, anche se chiuso in casa con la mia nuova fidanzata ho suonato tantissimo, ho composto tonnellate di musiche e in più ho anche scritto un libro.

Perché hai deciso di rispondere a queste domande?

Perché ho visto che lavori con Arcana Edizioni e quindi, volendo, sei un compagno di squadra. Ci ho messo il mio tempo, ma alla fine, nonostante i miliardi di cose che ho da fare in questo periodo, ci sono riuscito. Ciao.

(Articolo coperto da copyright. Per informazioni, contattare l’editore di questo blog.)

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