Eugenio Balzani con l’album «ItaliòPolis»

Canzoni d’autore in stile vintage

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Sempre più spesso mi misuro con dischi che tornano a celebrare la bella canzone d’autore in uno stile “vintage”. E questa parola trova ampio riparo dentro le liriche, dentro i modi e i suoni di Eugenio Balzani che torna in scena con un disco come ItaliòPolis che di suo porta con se l’allegoria di un significante assai importante.

E di primo acchito ci aspetteremmo un disco di critica sociale e in effetti può esserlo se pensiamo a brani come Il Luna Park dei Pazzi (che di mio vorrei trovarci un antico legame a titoli tipo “La fattoria degli animali”, anche seguendone filosofie e percorsi). Ma anche la title track del disco, a suon di nostalgia, cerca di rimestare un noto adagio che dice “si stava meglio quando si stava peggio”, un ever green per noi adolescenti degli anni ’80 e ’90.

Si gioca con suoni “vintage” dicevo, dove spicca un ricamo di fiati e un wurlitzer che non sentivo da tempo. Un suono a firma della Recover Band che probabilmente, seguendo la guida all’ascolto, si mostra in tutto e per tutto in L’Undicesimo Canto con una bella intro strumentale, lunga secondo i canoni del pop, ma in cui affiorano dialoghi sghembi nella loro coesione ma decisamente armonici e devoti all’insieme.

Mi piace assai questa “confusione” tra le parti che però approdano al cuore del tutto, che resta pur sempre la canzone. E quindi non solo critica sociale ma anche amore, vertigini emozionali e tantissima allegoria come nella delicatissima Le strade del Jazz (titolo che mi rimanda ovviamente al Conte astigiano).

Probabilmente l’unico punto debole è la voce (bella ed elegantissima nella sua snella precisione) che si appoggia – ahimè – troppo a cliché che il mondo dei famosi ha già sdoganato da tempo: da Silvestri a Brunori Sas passando per Fabi, finendo di non dare la giusta e dovuta personalità all’opera di Balzani.

Anche se nell’album ci sono passaggi pleonastici e manieristici, ascolta per esempio la conclusiva Happy Birthday Jesus, ItaliòPolis si rivela in definitiva un disco piacevolmente intimo, elegante e raffinato con canzoni come L’albero della vita che, se fosse stata cantata da qualche personaggio noto del panorama italiano, sarebbe diventata sicuramente una vera e propria hit. (Alessandro Riva)

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