Addio a Gino Paoli, maestro della scuola genovese e cantautore di straordinario talento

Gino Paoli, nato a Monfalcone nel 1934 e scomparso a Genova a 91 anni, è stato uno dei più grandi cantautori italiani. Padre della scuola genovese, ha scritto successi come Il cielo in una stanza, Sapore di sale e Una lunga storia d’amore, influenzando generazioni di musicisti e amanti della musica leggera.

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Gino Paoli, nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e scomparso a Genova nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026 all’età di 91 anni, lascia un vuoto profondo nella musica italiana. Padre della cosiddetta “Scuola Genovese” e autore di brani immortali, Paoli ha raccontato attraverso le sue canzoni la fragilità, l’amore e il tempo che passa, diventando un punto di riferimento per intere generazioni. La famiglia ha comunicato la notizia con una richiesta di riservatezza, sottolineando come l’artista si sia spento serenamente circondato dall’affetto dei suoi cari.


La carriera e i successi discografici

La carriera di Gino Paoli iniziò nei locali di Genova tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, dopo esperienze come facchino, grafico e pittore. In questo periodo scrisse brani entrati nella storia della musica italiana, come La gatta, Senza fine e Il cielo in una stanza, quest’ultimo reso celebre dall’interpretazione di Mina. Nel 1963 pubblicò Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone con l’assolo di sax di Gato Barbieri, diventata colonna sonora di un’Italia in trasformazione.

Negli anni successivi, pur attraversando una fase di crisi personale, Paoli conosce una seconda giovinezza artistica negli anni Ottanta e Novanta con canzoni come Una lunga storia d’amore e Quattro amici, quest’ultima celebrata per il tema dell’amicizia e del tempo che scorre. Parallelamente, si dedicò all’attività politica, diventando deputato del PCI nel 1987, e negli ultimi anni approfondì la sua passione per il jazz, spesso esibendosi in formazioni ridotte voce e pianoforte con Danilo Rea.


Le ferite private e la scuola genovese

La vita di Gino Paoli fu segnata da difficoltà personali e tragedie: dall’amicizia spezzata con Luigi Tenco al tentato suicidio dell’11 luglio 1963, quando un proiettile rimase per sempre nel suo pericardio. L’artista ha vissuto anche lutti familiari, tra cui la perdita del figlio Giovanni, giornalista, definita una ferita mai rimarginata.

Insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco e Bruno Lauzi, Paoli incarnò lo spirito della Scuola Genovese, movimento che univa la tradizione melodica italiana alla profondità della scrittura d’autore. I suoi testi rivelavano uno sguardo attento sulla condizione umana, combinando introspezione e sensibilità, influenzando intere generazioni di cantautori.


Il lascito musicale e culturale

Tra i suoi album più celebri figurano Gino Paoli (1961), Basta chiudere gli occhi (1964) e Le due facce dell’amore (1971), che hanno ridefinito il concetto di canzone d’autore in Italia. Paoli collaborò con artisti come Patty Pravo, Mina e Ornella Vanoni, contribuendo a consolidare il ruolo del testo nella musica leggera italiana.

La sua produzione include partecipazioni al Festival di Sanremo, colonne sonore cinematografiche e brani rimasti nella memoria collettiva. Come presidente della SIAE dal 2013 al 2015 e come deputato, Paoli ha inoltre influenzato la gestione dei diritti d’autore e la cultura musicale in Italia, mantenendo sempre una prospettiva artistica coerente e rispettosa delle proprie radici genovesi.


Conclusione: un testimone della musica italiana

La scomparsa di Gino Paoli rappresenta la fine di un’epoca per la musica italiana. La sua capacità di raccontare sentimenti profondi e la vita quotidiana con delicatezza e introspezione lo rendono un artista insostituibile. La sua musica continuerà a vivere, trasmettendo la sensibilità e la passione di un cantautore che ha saputo fare della parola e della melodia uno strumento di memoria collettiva. (La redazione)

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