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Categorie: ARTICOLI

The Sound – Jeopardy (1980)


Oggi ne parlano tutti. Ma all’epoca, quando tutti dovevano parlarne, Jeopardy giaceva tra gli invenduti di molti negozi di dischi. Il malessere di Adrian Borland è probabilmente iniziato già allora. Un dolore simile a quello di Ian Curtis. Ma molto, molto più lungo: quarantuno anni in apnea, immerso dentro un dolore da cui Adrian riuscirà a liberarsi solo il 25 Aprile del 1999. Come si chiama qui da noi? Festa della Liberazione? Ecco, proprio quella lì. Quella di Adrian ha la forma di un treno. Solo che lui non si siede sopra, come tutti gli altri. Nessun controllore vidimerà mai il suo ticket. Lui il treno lo prende da sotto. Pare sia molto più veloce. E infatti Adrian arriva subito a destinazione. Una stazione dove passano treni di sola andata. Nessun pendolare affolla le banchine. Nessun capostazione ha abbastanza fiato da soffiare nel suo fischietto. Adrian non arriverà a festeggiare il ventennale di Jeopardy e neppure a firmare una qualche triste nota di copertina per la ristampa del disco del 2002. Poche firme, Adrian. Pare nessuno gliene chiedesse. Poco fascino, in una scena in bianco e nero le cui attrazioni si chiamano Robert Smith, Peter Murphy, Ian Curtis, Siuxsie Sioux. Eppure Jeopardy un suo fascino lo possedeva. Lo possiede, se è vero che una buona metà delle band inglesi degli ultimi dieci anni suonano praticamente allo stesso modo, rilasciando molti più autografi. I rasoi e le lamette del punk che spuntano qui e là come guglie arrugginite (quelle di Heartland, I can‘t escape myself, Heyday) vengono tumulati dentro la camera mortuaria di un dark sound carico di synth siberiani (Jeopardy, Heyday, Resistance) e implacabili batterie di plastica (Words Fail Me). Dentro Jeopardy si muovono piccoli slanci epici, fragili germogli di vita, tremolanti lampi di luce che pare vogliano esplodere prima di venire soffocati dal peso di questa pesante carcassa curtisiana (Night Versus Day, Desire). Li puoi vedere annaspare come piccoli cuccioli di foca imprigionati sotto le lastre di ghiaccio dell’Oceano Artico. I Sound suonano perché qualcuno si accorga di loro. Invano. (Franco Dimauro)

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