Steve Wynn ci parla di «Ultraviolet Battle Hymns and True Confessions» dei Dream Syndicate – Intervista

In occasione della pubblicazione dell’ottavo album in studio dei Dream Syndicate, abbiamo fatto due chiacchiere con il leader della storica formazione californiana.

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Il 10 giugno 2022 uscirà per Fire Records Ultraviolet Battle Hymns and True Confessions, l’ottavo album in studio dei Dream Syndicate. Un disco che va ben oltre il classico paisley underground al quale la band di Steve Wynn ci aveva abituati, in grado di fondere elementi elettronici, prog e sperimentali (leggasi krautrock) mantenendo tuttavia groove e brillantezza sonora, sempre in bilico tra melodia e psichedelia.

Insieme a Steve Wynn, autore e cantante della formazione, partecipano alla realizzazione di Ultraviolet Battle Hymns and True Confession il batterista Dennis Duck, il bassista Mark Walton, il chitarrista solista Jason Victor e il tastierista Chris Cacavas (Green on Red), al quale si aggiungono come ospiti Stephen McCarthy (The Long Ryders) e Marcus Tenney.

Reduce da una recente sessione di registrazione con i Baseball Project, abbiamo approfittato della disponibilità di Steve Wynn per parlare del nuovo, coinvolgente lavoro discografico dei Dream Syndicate. Buona lettura. (La redazione)

INTERVISTA A STEVE WYNN © 2022 di Luca D’Ambrosio

The Dream Syndicate (ph. Chris Sikich)
The Dream Syndicate (ph. Chris Sikich)

Cosa ha significato tornare in studio a registrare un disco come Ultraviolet Battle Hymns and True Confessions?

A essere onesti, in quel momento, avrebbe significato molto fare qualsiasi cosa. Era luglio dell’anno scorso, quando non ci vedevamo e addirittura non suonavamo insieme né con qualcun altro da tanto tempo. Eravamo semplicemente felici e ciò in sé è stata la motivazione per fare un disco. Penso che l’eccitazione e la liberazione di tutta quella creatività inespressa siano davvero evidenti nell’album.

Prima di iniziare a registrare questo nuovo disco, le canzoni erano già ben chiare nella tua testa?

Sì, a differenza dell’ultimo album, questo è stato scritto prima di iniziare. Voglio dire, non è che non avessi avuto MOLTO tempo per lavorare su canzoni e testi nel 2020 e nella prima parte del 2021, giusto?

Era il disco che ti immaginavi di fare?

Non credo che avessimo un piano o un programma preciso. Avevamo le canzoni e la chimica che abbiamo sviluppato insieme negli ultimi 10 anni e questo è bastato. Abbiamo semplicemente suonato e cesellato insieme i brani in tempo reale, spontaneamente. È stato un disco davvero facile e divertente da fare. Non è sempre così. A volte anche i migliori dischi possono essere difficili da realizzare: Medicine Show è un buon esempio.

In questo nuovo lavoro discografico c’è anche un evidente approccio elettronico-prog di stampo quasi kraut. Sappiamo che sei un onnivoro in fatto di ascolti musicali. Cosa hai ascoltato ultimamente e che peso hanno avuto l’elettronica e il progressive rock in questo disco?

Negli ultimi anni ho ascoltato sempre di più dischi jazz fusion – non solo Miles (nda, Davis) ma anche cose di Herbie Hancock e il primo Keith Jarrett – e alcuni di questi ti rimangono dentro. Tutti nella band abbiamo degli scheletri prog nell’armadio. Detto questo, non credo nel concetto di “piacere proibito”. Ti piace quello che ti piace.

A quale disco del passato accosteresti Ultraviolet Battle Hymns and True Confessions?

Questo nuovo disco sembra un compendio dei 3 album precedenti. È quasi come un riepilogo quando guardi l’ultimo episodio di un programma TV preferito, tipo: “… in precedenza su The Dream Syndicate”. Gli ultimi album ci sono sembrati tutti come giganteschi balzi in avanti per noi, quindi è stato un buon momento per fare un passo indietro, rivedere e rilassarsi prima di qualunque cosa venga dopo.

Da dove esce fuori il titolo dell’album e perché?

In realtà è divertente. Continuavamo a smanettare sui titoli – stavolta non ci è venuto niente in maniera facile e scontata – e a un certo punto Dennis (nda, il batterista) mi ha inviato alcuni titoli separati. I primi due, che erano “Ultraviolet” e “Battle Hymns”, suonavano bene insieme. Mi sono sempre piaciuti i titoli lunghi e ingombranti, ma non ne avevo mai avuto uno prima.

Ci vedremo in concerto in Italia con i tuoi Dream Syndicate

Assolutamente. Non sarebbe un tour dei Dream Syndicate senza alcuni spettacoli in Italia. Suoniamo a Milano, Torino e Bologna. E si spera anche più avanti nel 2023.

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