“Cookin’ The Books” dei Cookin’ On 3 Burners: quando il groove è a cottura lenta

Dopo sei anni di silenzio, i Cookin’ On 3 Burners tornano con Cookin’ The Books: un disco soul-funk analogico che celebra Hammond B3, groove anni Settanta e collaborazioni vocali raffinate. Un lavoro che non segue i trend, ma suona libero, caldo e sorprendentemente attuale

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Se al primo ascolto questo disco vi sembra un classico soul-funk riemerso da una time capsule degli anni 70, tranquilli, è tutto intenzionale. Cookin’ The Books suona come se l’algoritmo non fosse mai stato inventato e l’organo Hammond fosse ancora una forma di resistenza culturale. Dopo sei anni di silenzio discografico, il trio australiano Cookin’ On 3 Burners torna con un lavoro che rivendica il diritto al groove analogico, quello che non chiede scusa e non insegue trend.

Hammond B3: il dinosauro che non muore mai

L’Hammond B3 è ovviamente il centro di gravità permanente del disco: un dinosauro sonoro che rifiuta l’estinzione e continua a occupare spazio fisico e simbolico. Nelle tracce strumentali No Bread For YouPhoenixNew Yorker, e la title track Cookin’ The Books, il trio suona come se Booker T. & The MGs non avessero mai smesso, ma con la lucidità di chi sa bene di vivere nel 2025. È soul-funk suonato con mestiere e memoria, senza feticismi da collezionisti compulsivi.

Ospiti: il soul che illumina le tracce

A dare aria alla tracklist arrivano le voci ospiti, che trasformano il disco da esercizio di stile a festa ben organizzata. Stella Angelico brilla sul ritmo soul-funk di I’m Comin’ Home To You e nella solare Brighter, mentre Natalie Slade porta una sensualità d’altri tempi in Only Words, ballata con archi vintage che sembra uscita da una colonna sonora mai girata. Qui il trio dimostra di saper accompagnare il canto con eleganza, senza mai togliere ossigeno al groove.

Tra neo-soul e rap: il disco che guarda al presente

Il lato più spiazzante arriva quando Cookin’ the Books decide di flirtare apertamente con il presente. Away From My Heart cantata da Wilson Blackley sfiora territori neo-soul che ricordano un certo D’Angelo pre-santificazione critica, mentre The World Is Cold innesta un boom bap disinvolto con il rap di Mantra e l’accompagnamento vocale di Jane Tyrrell. Persino Livin’ On A Prayer, riletta in chiave strumentale, suona come un improbabile tema di serie TV anni Settanta, più Starsky & Hutch che Bon Jovi.

Groove senza tempo: il futuro può aspettare

Certo, qualcuno potrà obiettare che tutto questo suoni dichiaratamente rétro, ma è un’obiezione che si scioglie dopo pochi minuti di ascolto. Cookin’ the Books non reinventa nulla, ma lo fa suonare dannatamente bene, ricordandoci che il futuro è un concetto sopravvalutato quando il groove funziona. Un disco che non insegue il tempo che passa, ma lo lascia elegantemente indietro, possibilmente con un buon impianto e il volume giusto. (Adaja Inira)

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