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Lance Ferguson porta il jazz-funk in alta definizione con la raccolta “Rare Groove Spectrum Vol. 3”

Rare Groove Spectrum Vol. 3 di Lance Ferguson reinventa grandi classici e cult minori con groove autentico e sudato. Tra bossa nova, jazz-funk, jam dilatate e dancefloor, ogni cover diventa una riscrittura viva, rispettosa dell’originale ma con la personalissima impronta del polistrumentista australiano.

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Il polistrumentista, produttore e re Midas del groove di base a Melbourne Lance Ferguson torna con Rare Groove Spectrum Vol. 3, terzo capitolo di una serie che prende grandi classici e cult minori e li smonta con amore per rimontarli (forse meglio). Sì, sono cover, ma di quelle fatte da chi ha studiato, scavato e soprattutto suonato: niente cosplay vintage, solo ritmo vivo e sudato.

Groove fuori categoria: Dominoes e Oz Bump

Si parte con Dominoes (quella dei Jungle, non Donald Byrd), giusto per chiarire che qui si gioca fuori categoria, con un groove elastico che suona più club notturno che revival da salotto. Poco dopo arriva Oz Bump (Soul Thing), omaggio nerdissimo a Keith Mansfield e alla scuola di sonorizzazioni per film e TV KPM, tra fiati pimpanti e un sax che sembra sapere benissimo di essere nel posto giusto, al momento giusto. Ferguson dimostra subito che la sua idea di cover è più riscrittura che restauro conservativo. 

Bossa, dancefloor e jam session: il manifesto sonoro

Il manifesto estetico del disco è Losalamitoslatinfunklovesong, originalmente del pianista jazz Gene Harris e riscritta come una bossa nova che flirta apertamente con il Brasile di metà anni ’60, più Brasil ’66 che Blue NoteCaveman Boogie spinge invece sul versante dancefloor con un’energia quasi live, mentre Dig On It resa famosa da Jimmy McGriff resta volutamente sciolta, sporca, da jam session che potrebbe non finire mai.

Panorami lussureggianti: Runnin’ e Fourty Days

Quando il budget emotivo sale, Ferguson non si tira indietro: Runnin’ si espande in formato panoramico, guardando dritto al periodo più lussureggiante degli Earth, Wind & FireFourty Days di Billy Brooks — resa eterna anche dal passaggio negli archivi hip hop degli A Tribe Called Quest — viene spinta su una scala quasi cinematografica, con fiati imponenti e un groove che regge senza diventare pomposo. Il lato più riflessivo emerge con Song For Bobby, che riporta l’attenzione sui Pyramid e sulla scena jazz-funk australiana dei ’70.

Riletture vive: tra memoria e impronta personale

Tra bossa reinventate, jam dilatate e dancefloor consapevoli, Rare Groove Spectrum Vol. 3 dimostra che non tutte le cover nascono per rassicurare: alcune servono a rimettere in circolo idee, suoni e memoria collettiva. Lance Ferguson tratta ogni brano col massimo rispetto per chi l’ha originato, ma come sempre, mettendoci la sua personalissima impronta, trasformando la rilettura in qualcosa di vivo e autentico. (Adaja Inira)

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