Minneapolis, il video dell’uccisione di Renee Nicole Good: polemiche e proteste negli USA

Il video dell’agente ICE che ha ucciso Renee Nicole Good a Minneapolis riaccende polemiche e proteste. Dubbi sulla legittima difesa, reazioni politiche contrastanti e richieste di indagine segnano un caso che divide gli Stati Uniti e riapre il dibattito sull’uso della forza.

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Il 7 gennaio 2026, a Minneapolis, Renee Nicole Good, cittadina statunitense di 37 anni e madre di tre figli, è stata uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione sul territorio. La pubblicazione di un nuovo video, girato dallo stesso agente che ha sparato, ha riacceso il dibattito pubblico negli Stati Uniti sulle modalità operative dell’agenzia federale per l’immigrazione e sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine.


Il contesto dell’operazione dell’ICE

L’episodio è avvenuto nel quartiere residenziale di Powderhorn, mentre gli agenti dell’ICE stavano conducendo un’operazione anti immigrazione. Da mesi l’agenzia federale è impegnata in rastrellamenti nelle città, con arresti ed espulsioni di migranti irregolari, operazioni che hanno suscitato critiche per l’uso di metodi ritenuti violenti e in violazione dei diritti umani. Renee Nicole Good era un’attivista impegnata nel monitoraggio delle attività dell’ICE a Minneapolis, anche se, secondo quanto riferito successivamente, non stava prendendo parte a una protesta al momento della sparatoria.


Il video diffuso il 7 gennaio 2026

Venerdì 7 gennaio 2026 è stato reso pubblico un video di circa 47 secondi che mostra il momento dell’uccisione di Good. Il filmato, realizzato dall’agente Jonathan Ross con il proprio cellulare, era stato inizialmente ottenuto dal sito Alpha News ed è stato poi confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. Nel video si vede Good a bordo del suo SUV, fermo di traverso su una strada del quartiere. Ross scende dall’auto di servizio e si avvicina al lato del conducente, mentre riprende la scena. Good appare calma e sorridente, e afferma di non essere arrabbiata, senza che sia chiaro a cosa stesse rispondendo. Successivamente l’agente si sposta verso il retro del veicolo. Compare un’altra donna, identificata come la moglie di Good, che tenta di entrare nel SUV dal lato del passeggero senza riuscirci. Poco dopo, un altro agente ordina a Good di uscire dall’auto.


I momenti della sparatoria

La fase centrale del video è confusa. Good fa una breve retromarcia e poi sterza verso destra, apparentemente per allontanarsi. Un agente tenta di aprire la portiera del SUV, mentre qualcuno urla un’esclamazione di avvertimento. L’inquadratura del telefono si sposta verso il cielo e si odono tre colpi d’arma da fuoco. Subito dopo, il SUV si schianta poco più avanti. Nel filmato si sente anche una voce maschile pronunciare un insulto, senza che sia chiaro a chi appartenga.


Le versioni ufficiali e le contestazioni

Dopo la diffusione del video, la Casa Bianca e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale hanno ribadito la tesi della legittima difesa. Secondo questa versione, l’agente avrebbe sparato perché la sua vita era in pericolo, sostenendo che Good avesse tentato di investirlo e che fosse legata a movimenti estremisti di sinistra.

Una ricostruzione contestata da testimoni e da altri video circolati nelle ore precedenti, nei quali non si vede Good tentare di colpire l’agente, ma piuttosto accelerare per fuggire dalla scena. Anche alcune autorità locali hanno espresso dubbi sulla dinamica fornita a livello federale.


Le reazioni politiche

Il presidente Donald Trump ha difeso l’operato della polizia, parlando di una situazione violenta e definendo la donna un’agitatrice. Di segno opposto la posizione del governatore del Minnesota Tim Walz, che ha definito la sparatoria prevedibile ed evitabile. La segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna Kristi Noem ha sostenuto che la vittima stesse usando il veicolo come un’arma. Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, invece, ha dichiarato che Good stava cercando di andarsene. I leader democratici di Camera e Senato hanno chiesto un’indagine sull’accaduto.


Proteste e tensione sociale

L’uccisione di Renee Nicole Good ha provocato manifestazioni a Minneapolis e in altre città, tra cui New York. L’episodio è avvenuto a pochi isolati dal luogo in cui cinque anni prima era stato ucciso George Floyd, un parallelo che ha contribuito ad alimentare la rabbia nelle piazze. Secondo le autorità federali, dall’inizio di dicembre gli agenti dell’ICE hanno arrestato circa 1.400 persone a Minneapolis, in un contesto di crescente inasprimento delle politiche sull’immigrazione.


Il profilo di Renee Nicole Good

Renee Nicole Good era originaria del Colorado. Aveva due figli dal primo matrimonio, oggi adolescenti, e un figlio di sei anni nato dal secondo matrimonio, dal quale era rimasta vedova. Negli ultimi anni si era dedicata principalmente alla famiglia, dopo aver lavorato come assistente dentistica e in una cooperativa di credito. Secondo il racconto dell’ex marito, la mattina della sparatoria aveva appena accompagnato il figlio a scuola e stava tornando a casa dalla sua compagna quando si è trovata di fronte agli agenti dell’ICE.


Conclusione

La morte di Renee Nicole Good rappresenta un nuovo punto di frattura nel rapporto tra comunità locali, forze dell’ordine e politiche federali sull’immigrazione. Il video diffuso il 7 gennaio 2026, pur non chiarendo ogni dettaglio, ha rafforzato le richieste di trasparenza e di un’indagine indipendente. Il caso continua a interrogare gli Stati Uniti sull’uso della forza, sulla responsabilità degli agenti e sul clima di tensione sociale che attraversa il Paese. (La redazione)

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