Il disco in evidenza: Urgh, 2026, Mandy, Indiana

Urgh segna il debutto dei Mandy, Indiana su Sacred Bones. Scritto tra Leeds, Berlino e Manchester, l’album unisce tensione industriale, approccio cinematografico e testi che affrontano dolore, resistenza e corpo, mantenendo una forte coerenza espressiva.

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Con Urgh, i Mandy, Indiana firmano il loro debutto su Sacred Bones proponendo un lavoro radicale, coerente e fisicamente coinvolgente. Il disco nasce come risposta diretta alla necessità di attraversare la verità senza filtri; tuttavia, evita qualsiasi retorica e costruisce un linguaggio personale fatto di tensione, determinazione e resistenza. L’album si sviluppa come un manifesto sonoro che unisce azione e vulnerabilità, mantenendo una forte unità espressiva dall’inizio alla fine.

Un processo creativo segnato da intensità e fragilità

Gran parte di Urgh è stata scritta durante una residenza in una casa-studio isolata nei dintorni di Leeds; successivamente, le registrazioni si sono svolte tra Berlino e la Greater Manchester. Questo contesto ha influito profondamente sul risultato finale, anche a causa dei problemi di salute affrontati da Valentine Caulfield e Alex Macdougall nel periodo di scrittura e incisione. Nonostante ciò, la band non attenua mai il proprio approccio. Al contrario, trasforma la pressione emotiva in struttura sonora, dando forma a un album che appare compatto e determinato, pur restando instabile e inquieto.

Voce, suono e tensione cinematografica

La cifra stilistica dei Mandy, Indiana emerge con chiarezza nell’uso della voce di Valentine Caulfield, trattata come strumento distorto e mezzo espressivo aggressivo, capace di muoversi tra registri ludici e taglienti. In Magazine domina un suono di sirena pulsante; try saying frammenta il canto in un vocal fry spezzato, mentre ist halt so assume una forma mutante e urgente, collegata a istanze di protesta e resistenza, con un riferimento esplicito alla violenza contemporanea e ai conflitti in corso. Sul piano musicale, il disco alterna momenti di forte impatto, come Sicko! con la partecipazione di billy woods, a passaggi più astratti e tesi. Cursive si muove su coordinate techno abrasive, mentre Life Hex lavora su loop di feedback decostruiti. Questa alternanza costruisce una narrazione sonora che richiama una logica cinematografica, in cui ogni elemento sembra rielaborare il precedente.

Corpo, mondo esterno e confronto diretto

Pur partendo da esperienze personali, Urgh riflette uno stato di frattura più ampio. I testi affrontano temi come l’aggressione, l’indifferenza sistemica e la persistenza del dolore; allo stesso tempo, lasciano spazio a momenti di solidarietà e resistenza condivisa. Il brano finale, I’ll Ask Her, adotta una chiarezza volutamente diretta nel denunciare dinamiche tossiche e culturali, mantenendo una tensione che attraversa l’intero lavoro. L’aspetto fisico del progetto è centrale: l’artwork di Carnovsky, basato su un’illustrazione anatomica di Andreas Vesalius, rafforza il dialogo tra suono e corpo, sottolineando il confronto con i limiti e la materialità dell’esperienza umana.

Un debutto catartico

Urgh si presenta come un atto catartico e concreto, capace di tenere insieme dimensione fisica e tensione emotiva. È un primo passo verso una possibile guarigione, ma anche una presa di posizione netta che rifiuta il silenzio. In questo equilibrio instabile, i Mandy, Indiana costruiscono un’opera che resta ancorata al presente, senza concessioni e senza chiudere la conversazione. (La redazione)

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