Carwyn Ellis & Rio 18 con Haf: world music contemporanea tra Galles e Brasile

Con Haf, Carwyn Ellis e il collettivo Rio 18 firmano un album luminoso e multiculturale che intreccia gallese, spagnolo e inglese su ritmi di samba, salsa e bossa psichedelica. Tra omaggi, groove tropicali e produzione analogica, il disco supera i cliché della world music e racconta amore, nostalgia e identità con eleganza e leggerezza contemporanea.

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Ci sono progetti che nascono come boutade da festival world music e finiscono per diventare una piccola ossessione per chi ha scaffali pieni di vinili ben allineati e un debole per le geografie sonore improbabili. Con Haf, il gallese Carwyn Ellis ed il suo collettivo multi-nazionale Rio 18 arrivano al terzo disco in poco più di un anno, riprendendo il filo lasciato in sospeso con il precedente Fontana Rosa come se fosse la cosa più naturale al mondo cantare in gallese sopra una ritmica salsa.

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Un omaggio personale tra samba, funk tropicale e identità

Il titolo dell’album – “estate” in gallese – è un tenero omaggio di Carwyn alla sua insegnante di musica Haf Morris, e per una volta la gratitudine non suona come un post motivazionale su LinkedIn. Il disco è un balsamo caldo e luminoso di dieci tracce che mescolano samba, bossa nova psichedelica, salsa, ballate delle Ande, funk tropicale e groove Nuyorican-disco con una nonchalance che farebbe impallidire certi curatori di playlist “global vibes”. Qui non ci sono ne’ manierismi ne’ cosplay tropicale, è world music per chi diffida del termine  world music. 

Tra cliché tropicali e suggestioni di “Buena Vista”

L’apertura con Como Te Amo e Tonnau Ar Tonnau gioca quasi a depistare, flirtando con un’estetica da pista da crociera anni ’80, ma è un falso indizio: Ellis ama i cliché solo per smontarli dall’interno. Quando arrivano i fiati di Bella Estrella, il riferimento a Ry Cooder e all’immaginario del Buena Vista Social Club è dichiarato ma mai calligrafico. Shades Of Red, con la voce di Nina Miranda, scivola sinuosa tra club culture e foresta pluviale immaginata, mentre la title track ha l’innocenza melodica che potresti aspettarti da Bebel Gilberto in una giornata particolarmente ispirata. Nos Da, in chiusura, è un duetto acustico che spegne le luci con una malinconia jazzy da fine estate.

Produzione analogica, radici e visione globale

La produzione del braziliano Kassin, in parte analogica, è ricca ma non ridondante: Londra e Galles per le registrazioni, mixaggio a Rio in una manciata di giorni febbrili, come se l’urgenza fosse parte integrante del suono. Si sentono le influenze brasiliane filtrate attraverso una lente quasi chicano-statunitense, con quel retrogusto à la Penrose che evita il feticismo rétro. I testi parlano di amore, nostalgia, desiderio con una semplicità quasi disarmante, e proprio per questo adulta. Il gallese che si intreccia con spagnolo e inglese non è un vezzo identitario, è un atto politico gentile, un modo per dire che le radici non sono zavorre ma trampolini.

Un album ottimista e sovversivo per il presente

In definitiva, Haf è un disco multiculturale e ottimista che conferma Ellis come uno dei più fantasiosi fusori di mondi sonori in circolazione. Non reinventa nulla, ma ricombina tutto con un gusto e una leggerezza che, nel 2026, suonano quasi sovversivi. È l’album che metti su mentre cucini per amici che discutono di geopolitica e fermentazioni naturali, e finisci per ballare scalzo in salotto. (Adaja Inira)

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