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Us3: il ritorno dei pionieri della fusion jazz-hip hop con l’album Snap, Crackle & Bop!

Gli Us3 tornano con Snap, Crackle & Bop!, un album di dodici tracce che rinnova il dialogo tra jazz e hip hop. Geoff Wilkinson e il rapper Akil Dasan esplorano jazz-funk, house ed elettronica, tra sonorità old school, groove coinvolgenti e qualche passaggio prevedibile. Un viaggio tra nostalgia anni Novanta e nuove contaminazioni musicali.

Gli Us3 tornano dopo anni con Snap, Crackle & Bop!, dodici tracce e quarantasette minuti per ricordarci che il matrimonio tra jazz e hip hop non era una fase adolescenziale degli anni Novanta, tipo le Converse distrutte, ma una relazione dalla quale nessuno dei due ha davvero intenzione di uscire. Il produttore inglese Geoff Wilkinson, che nel 1993 trasformava il catalogo Blue Note in materiale da dancefloor con Hand on the Torch e la hit Cantaloop (Flip Fantasia), riprende il dialogo tra i due generi con un disco che guarda indietro senza rinunciare a mettere il piede nel presente.

Il ritorno degli Us3

Il titolo del disco, del resto, è già un programma: Snap, Crackle & Bop! potrebbe essere il rumore di una batteria hip hop, un riferimento ai famosi cereali, ma anche i suoni che fa il ginocchio di un over 30 quando si alza dal divano dopo aver visto troppe puntate di The Bear. Per fortuna Wilkinson non sembra intenzionato a trasformare l’album in una seduta di nostalgia geriatrica: il groove è ancora abbastanza elastico da reggere il peso degli anni, anche se per il pubblico di riferimento un po’ di stretching prima dell’ascolto non guasterebbe.

Akil Dasan tra jazz-funk e hip hop

A dare voce al tutto è Akil Dasan, rapper newyorkese che alterna flow old school e incursioni più contemporanee e appare su dieci delle dodici tracce. La sua versatilità gli permette di muoversi tra jazz-funk, hip hop e ritmiche latine senza trasformare ogni traccia in una gara di muscoli o in un provino per un talent show. Brani come Cool Cat, Have A Great Day e We Like That, esemplificano bene quella miscela di jazz-funk e rap che negli anni Novanta sembrava la colonna sonora naturale di un mondo più ottimista. Certo, ogni tanto si avverte il rischio di una formula talmente collaudata da procedere con il pilota automatico, ma Wilkinson conosce abbastanza bene il motore da sapere quando è il momento di cambiare marcia.

Le contaminazioni elettroniche

Ne e’ un esempio perfetto Catch The Vibe, in cui dal classico jazz-rap iniziale Akil Dasan si ritrova poi sopra un synth bass cupo e un beat minimalista che strizza l’occhio alla house, aprendo una finestra inattesa sul dancefloor, per poi interpretare ritmiche amapiano e reggaeton, prima di tornare di nuovo al punto di partenza. La deviazione elettronica è breve ma intrigante, si esprime più pienamente solo nell’ultima traccia del disco, la strumentale The Garden Of Forking Paths, che fa venire voglia di vedere Wilkinson spingersi ancora più a fondo in questa direzione, (sicuramente più che verso lo stile Caraibico-trap di You Got Me Open, la traccia meno appetibile dell’album).

Tra nostalgia anni Novanta e nuove sonorità

Il bilancio è quello di un album solido, con qualche passaggio prevedibile e alcune intuizioni che avrebbero meritato più spazio. Se in Snap, Crackle & Bop! il centro di gravità dei Us3 rimane il collaudato jazz-rap, sono le deviazioni house ed elettroniche a suggerire che Geoff Wilkinson potrebbe avere ancora delle carte molto interessanti da giocare, soprattutto quando smette di guardare nello specchietto retrovisore. Dopo una carriera costruita sul dialogo tra linguaggi diversi, la sfida non è dimostrare che quella formula funzioni ancora, ma capire fin dove può spingersi: perché la nostalgia vende, ma la curiosità è decisamente più sexy. (Adaja Inira)

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