Giovedì, 7 Giugno 2018

Massimiliano Cusumano - Island Tales, 2018 | Recensione

Massimiliano Cusumano
Il pregiato rapporto tra l’esserci e il passarci solamente. Un equilibrio precario che poi alla fine denota la grande differenza che c’è tra la vita vissuta e quella raccontata dagli altri. Chitarrista e compositore, certamente protagonista delle sue stesse scritture. Massimiliano Cusumano pubblica per la RadiciMusic di Firenze questo bellissimo viaggio culturale nella Sicilia caput mundi, terra di sbarchi e di approdi, terra di fuga e di nascondigli, ma anche e soprattutto terra napoletana, africana, americana, terra di mafie e di silenzi, terra di ritmi e di tradizioni.

Basta la metafora di queste righe per raccontarvi questo disco dal titolo Island Tales, 10 composizioni strumentali dove sporadiche linee di voce fanno da corredo di scena e di popolo, come accade al mercato palermitano immortalato in Ballarò il singolo di cui troviamo anche il video in rete. Composizioni come Marettimo o Afrika denotano probabilmente quella combustione naturale che esiste tra la tradizione dei suoni e dei sapori (che forse ha cercato con troppa parsimonia) con la tecnica e la scrittura che invece si dirige con efficace sicurezza in quei precisi vocabolari.

Certo è un disco figlio di questo futuro digitale e dunque le arabeggianti scale di Tribal si scontrano con un ritmo tribale dai suoni moderni. Bellissima Father con questa chitarra acustica che suona e dipinge immersa in colori sonori percussivi e ondulatori.

E se Luna mi trascina sul bordo di una bellissima serata nel mondo più industrializzato, allora l’ultima Minor Question fa riposare e riflettere in silenzio lontano dalle luci della scena, un modo elegante di far planare la caduta introspettiva che il pubblico pagante è chiamato a fare nel viaggio di questo lavoro di Cusumano.

Che poi accade sempre di annoiarsi o di lasciarsi portare in qualche dove meraviglioso quando abbiamo a che fare con i dischi strumentali. E qui il bivio forse è netto quanto personale. Ci sta anche che dalla nostra siamo chiamati a fare uno sforzo, a sradicare le normali certezze e le forme conosciute di musica per lasciarsi andare nell’accogliere il diverso e il meno consueto. Un grande sforzo per i figli di questo presente impacchettato dai cliché. (Alessandro Riva)