Calvin Party – Life And Other Sex Tragedies (1994)

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Nel 1994, mentre pubblico e critica vengono distratti dalla finta bagarre mediatica tra Blur e Oasis, esce in sordina il debutto dei Calvin Party. L’unico ad accorgersi di loro, un po’ come era accaduto per la precedente band di John Donaldson (i Levellers Five) è John Peel, da sempre attratto oltre che dalle cose belle, da quelle scomode. Gente come i Fall o i Chumbawamba. Gente poco o niente incline al compromesso. Come John Donaldson e come i Calvin Party. Inseriti da Pete Frame nella sua family tree dedicata a Madchester in realtà hanno poco a che spartire con i vari Stone Roses, Happy Mondays, Charlatans e Inspiral Carpets non fosse che il loro batterista Gavan Whelan era transitato per pochi mesi nei Mondays, l’effimero ponte di passaggio tra la fine degli Happy Mondays e la nascita dei Black Grape. Le radici dell’albero Calvin Party sono piuttosto da ricercare altrove, almeno a livello ispirativo. Ancora Manchester, ma nel giardino di casa di Mark E. Smith. Musica spigolosa e ispida con un occhio critico e beffardo che vigila sull’ Inghilterra, i suoi vizi, le sue virtù e le sue disgrazie, proprio come l’occhio destro di Mr. Smith o quello sinistro di Ray Davies e un suono accostabile spesso (il pigolio di Monster, Gun, Look back in Angst Uh, il country rocambolesco di Alphabet Song) a quello dei Pixies, a certo folk mordace e burlone dei Camper Van Beethoven, Hell on Wheels e Guided by Voices (Taxi Man), alla narrativa da busker di Jonathan Richman (Messalina) e ovviamente al teso e nevrotico scatto dei Fall (All messed up, Less is More) o a quello più funky dei Talking Heads e dei P.I.L. (la conclusiva Mass uscita pure in una versione con groove quasi-Jane‘s Addiction sul primissimo singolo della band, NdLYS). I Calvin Party continueranno a suonare, registrare e incidere dischi per altri quindici anni, nel disinteresse più assoluto. John Peel continuerà a trasmetterli fino a due mesi prima della sua morte. Io continuo a parlarvene adesso, a non so quanti mesi dalla mia. (Franco Dimauro)

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