Road To Mandalay è il quinto album degli Angels Of Libra: dodici brani di soul analogico e cinematico, prodotti da Dennis Rux, tra suggestioni morriconiane, etica Curtis Mayfield e una scrittura adulta che rifiuta le scorciatoie algorithm-friendly. Un disco per ascoltatori pazienti, che lascia traccia.
Angels Of Libra (press photo)
Per i lettori affezionati di questo sito il nome Angels Of Libra dovrebbe ormai essere familiare, li abbiamo seguiti dal primo album Nathan Johnson & the Angels Of Libra, al follow-up Revelations, al terzo disco in cui facevano da supporto alla cantante Maiiah in Maiiah & the Angels Of Libra, perdendoci giusto Astromantics, quarto capitolo misteriosamente sfuggito ai radar di cui scopriamo solo oggi l’esistenza andando a controllare come mai il nuovo, Road To Mandalay, venga dichiarato il quinto album della band.
Road To Mandalay appunto, contiene dodici brani di soul analogico e cinematico, prodotti dal chitarrista della band Dennis Rux con la complicità di Hans-Christian Stephan dei Meute. Niente ammiccamenti algorithm-friendly, niente featuring messi lì per Spotify, gli Angels Of Libra non fanno musica che possa diventare la colonna sonora del tuo reel su instagram, fanno musica calda, da consumare lentamente, e con almeno tre occhiolini intelligenti a chi ancora sa che cosa sia il soul.
Che sia il quinto disco della band, si sente. Gli Angels Of Libra suonano rilassati, sicuri, pericolosamente a loro agio. Il concept dell’album prende spunto da una poesia di Kipling, ma filtrato da una consapevolezza post-Brexit e post-cuore spezzato. Il fido collaboratore della band, il cantante irlandese Nathan Johnston, appare su ben 11 dei 12 brani, e canta la caduta e la risalita con la calma di chi ha già perso tutto almeno una volta.
Musicalmente Road To Mandalay vive in una zona franca: Morricone per la costruzione dello spazio, Curtis Mayfield per la tensione morale, e sotto una lucidità moderna che evita il feticismo vintage nonostante l’estetica decisamente retró. Archi e fiati entrano ed escono come personaggi secondari ben scritti, mai decorativi, mai nostalgici per sport. È cinema sonoro per gente che riconosce le citazioni e non ha bisogno che gliele spieghino.
Oltre ai singoli I Fell in Love, Lie To Me, Put Your Love On Me, e Ain’t No Lovin’, che vi abbiamo gia’ presentato in diverse playlist, altri picchi del disco includono l’irresistibile fetta di northern soul Never Say Never, il brano 60s girl group Baby When You Hold Me con la cantante emergente Sarife, la lenta e fumosa titletrack, e la cover di This Boy di The Beatles, cantata in duetto tra Johnston e Sarife.
In definitiva, Road To Mandalay è soul per chi ha già smesso di gridare “indie” per sentirsi speciale. È un viaggio dentro emozioni che non si consumano in trenta secondi, ma che lasciano residuo, come un buon libro che ti perseguita tutta la notte. Gli Angels Of Libra in questo disco suonano come se non cercassero applausi, ma li meritassero tutti. (Adaja Inira)
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