Le parole di Aldo Cazzullo sulla canzone Per sempre sì di Sal Da Vinci, vincitrice del Festival di Sanremo 2026, accendono il dibattito. Il giornalista del Corriere della Sera critica il brano e richiama la tradizione musicale napoletana, mentre sui social e nelle radio di Napoli la polemica divide il pubblico.
Sanremo
Il dibattito intorno al Festival di Sanremo 2026 continua anche dopo la proclamazione del vincitore. Al centro delle discussioni c’è la canzone Per sempre sì di Sal Da Vinci, che ha conquistato il primo posto ma ha anche ricevuto critiche molto dure da parte del giornalista Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera.
Dopo aver dato il proprio giudizio sulla passata edizione del Festival di Sanremo, che abbiamo ironicamente commentato sulle nostre pagine con un articolo dal titolo “Sanremo 2025, dal Vangelo secondo Cazzullo“, il noto giornalista e storico italiano è tornato a esprimere il proprio giudizio sulla celebre kermesse musicale, questa volta in due puntate. La prima il 4 marzo 2026, la seconda il 5 marzo, rispondendo a un lettore nella rubrica delle lettere del quotidiano, alimentando una polemica che si è rapidamente diffusa sui social network e nelle radio, soprattutto a Napoli.
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La polemica nasce dal giudizio espresso da Aldo Cazzullo sulla canzone Per sempre sì, vincitrice del Festival di Sanremo 2026 e interpretata da Sal Da Vinci. Il giornalista ha ribadito la propria opinione negativa rispondendo a un lettore che si dichiarava sorpreso dalle sue parole.
Secondo Cazzullo, il brano non rappresenterebbe la tradizione musicale napoletana che apprezza e che considera parte importante della cultura italiana. Il vicedirettore del Corriere della Sera ha spiegato di amare profondamente Napoli e i suoi artisti, ma di non riconoscersi nello stile musicale del cantante.
Nel suo intervento, il giornalista ha indicato come punti di riferimento della musica partenopea artisti e interpreti che hanno portato la tradizione napoletana nel mondo, citando l’Orchestra italiana di Renzo Arbore e ricordando figure storiche come Enrico Caruso. Secondo la sua interpretazione, questa tradizione avrebbe saputo parlare a un pubblico universale pur mantenendo radici popolari.
In questo contesto, Cazzullo ha espresso dubbi sulla durata nel tempo della canzone Per sempre sì, sottolineando che non ritiene il brano destinato a rimanere nella memoria collettiva.
Nel suo intervento il giornalista ha citato diversi artisti che, a suo giudizio, rappresentano una dimensione diversa della musica napoletana. Tra questi ha ricordato Tullio De Piscopo, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare guidata da Eugenio Bennato, oltre a Edoardo Bennato e James Senese.
Particolare spazio è stato dedicato alla figura di Pino Daniele, indicato da Cazzullo come uno dei massimi interpreti della musica partenopea. Il giornalista ha affiancato alla musica anche altri simboli culturali della città, come il cinema di Totò e il teatro di Eduardo De Filippo, ricordando come questi artisti abbiano saputo raccontare Napoli in modo autentico e allo stesso tempo universale.
Nel suo ragionamento ha inoltre citato interpreti più recenti come Geolier e Nino D’Angelo, osservando che possono piacere oppure no ma che rappresentano comunque voci riconoscibili e originali. Al contrario, la proposta artistica di Sal Da Vinci sarebbe per lui legata a uno stereotipo della città e a un registro musicale considerato troppo enfatico e consolatorio.
Le parole di Aldo Cazzullo hanno provocato un acceso dibattito online. In particolare ha fatto discutere l’espressione con cui il giornalista ha definito la canzone Per sempre sì, descrivendola come adatta alla colonna sonora di un matrimonio della camorra.
Il commento ha suscitato reazioni contrastanti sui social e nelle radio locali di Napoli. Da una parte alcuni utenti hanno difeso la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026, ricordando il grande entusiasmo con cui la città ha accolto il risultato.
Dall’altra parte, diversi commentatori hanno criticato l’accostamento con la camorra. Alcuni hanno evidenziato le origini piemontesi del giornalista e hanno interpretato le sue parole come il segno di un pregiudizio nei confronti del Meridione.
Nel frattempo la vittoria del cantante continua a essere celebrata a Napoli, dove l’11 marzo il sindaco Gaetano Manfredi consegnerà a Sal Da Vinci la medaglia della città.
La polemica nata attorno alla canzone Per sempre sì dimostra quanto il Festival di Sanremo continui a essere uno spazio centrale nel dibattito culturale italiano. La critica di Aldo Cazzullo ha acceso una discussione che va oltre il singolo brano e riguarda il modo in cui viene rappresentata la tradizione musicale napoletana.
Nel frattempo il successo di Sal Da Vinci resta un dato di fatto. Tuttavia le reazioni suscitate dal commento del giornalista mostrano come la musica del festival continui a dividere opinioni e sensibilità diverse nel pubblico italiano. (La redazione)
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