The Modern Ark del Jake Mason Trio: soul-jazz analogico nell’era digitale

The Modern Ark del Jake Mason Trio: un soul-jazz live vibrante con Hammond B3, chitarra e batteria dal groove irresistibile. Brani cantati da Kurt Elling e Kate Ceberano alternano energia, lirismo e paesaggi sonori, offrendo un viaggio musicale rétro-futurista unico.

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In un’epoca in cui metà del jazz contemporaneo sembra progettato per sottofondo da wine bar minimalista, il Jake Mason Trio fa una cosa sorprendentemente radicale: suona. Il secondo album del trio The Modern Ark è registrato live su nastro, con l’Hammond B3 di Jake Mason che respira, la chitarra di James Sherlock che suda e la batteria di Danny Fischer che non chiede il permesso a nessun algoritmo.

The Modern Ark: soul-jazz dal vivo che emoziona

L’apertura con The Last Piece entra in scena con l’energia di un espresso doppio bevuto in piedi al bancone. Poi Boogaloo Popcorn e Green Pick prendono il testimone e lo trasformano in un piccolo manuale di soul-jazz applicato alla vita quotidiana: groove denso, chitarra elastica e quell’ombra lunga di gente come Jimmy Smith o Grant Green che aleggia senza diventare mai nostalgia da museo.

Il momento narrativo arriva con The Modern Ark, la title track cantata dal vincitore di Grammy Kurt Elling, che immagina l’umanità in fila per una specie di arca metaforica mentre realizza che il pianeta di ricambio non è incluso nel pacchetto. Subito dopo l’altro brano cantato di un disco perlopiù strumentale, Stop Searching For Love, con Kate Ceberano, rallenta il passo con una ballata luminosa che suona come un promemoria gentile: a volte la soluzione è smettere di cercare troppo.

Il viaggio continua con Virgin River e Beyond Kavik, che evocano paesaggi larghi e silenziosi, quasi da road movie artico girato in pellicola. Poi Sharks in the Paddock e Danny’s Blues riportano la conversazione su binari più terreni: hard-bop nervoso, interplay affilato e la sensazione che questi tre si stiano divertendo parecchio senza sentire il bisogno di dimostrarlo.

Infine arriva Here’s Your Change, una chiusura breve e tagliente come una battuta detta mentre si paga il conto. In pochi minuti il trio riassume lo spirito del disco: groove, ironia e una forma di ottimismo lucido. The Modern Ark è soul-jazz rétro-futurista che non pretende di salvare il mondo, ma almeno gli mette sotto una colonna sonora dannatamente elegante. (Adaja Inira)

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