
Gli Helen tornano nel 2026 con Linda’s Head, il secondo album pubblicato da Kranky a oltre dieci anni da The Original Faces. Il trio guidato da Liz Harris, nota anche come Grouper, intreccia dream pop, shoegaze, twee pop e chitarre lo-fi, alternando melodie malinconiche, distorsioni e atmosfere sognanti.
Linda's Head (cover album)
Gli Helen tornano con Linda’s Head, il loro secondo album, pubblicato nel 2026 dall’etichetta Kranky a oltre dieci anni dall’esordio. Il trio del Pacific Northwest, composto da Liz Harris, conosciuta anche per il progetto Grouper, Scott Simmons e Jed Bindeman, riprende il percorso di The Original Faces (2015). Il nuovo lavoro combina dream pop, shoegaze e sonorità lo-fi, con melodie malinconiche e chitarre distorte.
Con Linda’s Head, gli Helen recuperano le atmosfere dell’indie underground degli anni Ottanta. Il disco richiama il twee pop di Sarah Records e le distorsioni associate alla scena neozelandese Flying Nun. Emergono inoltre affinità con gruppi come Black Tambourine, Talulah Gosh e Heavenly.
La nostalgia, tuttavia, non diventa un semplice esercizio stilistico. La band conserva un approccio spontaneo e diretto, fatto di chitarre sfocate, ritmi essenziali e melodie agrodolci. Rispetto all’esordio, il basso di Simmons contribuisce a definire un suono più compatto, vicino al garage rock, senza rinunciare alla dimensione intima delle composizioni.
L’apertura affidata a Faraway introduce riverberi profondi e riff rarefatti. Con Starline, il trio torna invece alle coordinate più riconoscibili del proprio repertorio, tra voci sfumate e chitarre velate. Endless Sky alleggerisce l’atmosfera con una melodia ariosa, mentre la title track conduce verso territori più riflessivi.
Uno dei momenti centrali è darkblue, dove riff pesanti e distorsioni richiamano lo sludge metal. Qui la voce di Harris si intreccia con sonorità dense e riverberate. Al contrario, Canyon, che chiude il disco, sviluppa una trama più dilatata, costruita su una linea di basso lenta, una voce eterea e un tappeto di sintetizzatori.
Anche Dead Shark II mostra la capacità del gruppo di accostare distorsioni e leggerezza, con basso e percussioni che sostengono un andamento fluido.
Con Linda’s Head, gli Helen consolidano il legame tra dream pop, indie pop e chitarre lo-fi. Il trio mantiene l’immediatezza del debutto, ma amplia le proprie soluzioni sonore grazie a un impianto strumentale più definito. Ne emerge un album che guarda alla tradizione indipendente degli anni Ottanta senza perdere la propria sensibilità malinconica e personale. (La redazione)
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