Gli Hater pubblicano Mosquito per Fire Records. L’album raccoglie undici brani tra shoegaze, dream-pop e indie-rock. Registrato in Svezia con Joakim Lindberg, il disco mostra una scrittura più diretta e matura. Tra simboli e sentimenti complessi, la band guidata da Caroline Landahl amplia la propria dimensione emotiva.
Hater (press photo)
Gli Hater tornano con Mosquito, nuovo album pubblicato nel 2026 per Fire Records. Il disco raccoglie undici brani e rappresenta un passaggio importante nella loro carriera discografica, iniziata oltre dieci anni fa. La band indie-rock svedese guidata da Caroline Landahl continua a muoversi tra shoegaze, dream-pop e indie-pop, ma questa volta con una scrittura più diretta. Di conseguenza il risultato appare più essenziale e maturo. Allo stesso tempo il disco mantiene la sensibilità malinconica che ha sempre caratterizzato il gruppo. Le canzoni diventano quindi piccoli racconti emotivi, costruiti su auto-osservazione lucida e intensa.
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Con Mosquito gli Hater sembrano ritrovare una nuova energia. La band recupera infatti l’immediatezza dell’indie-pop delle origini, pur mantenendo il carattere atmosferico delle influenze shoegaze. Il suono appare più affilato e melodico. Inoltre le strutture dei brani risultano più pulite, mentre la scrittura si fa più concentrata. Questo equilibrio consente al gruppo di mantenere la propria identità, ma anche di ampliare la dimensione emotiva della musica. Di conseguenza il disco alterna momenti energici e passaggi più introspettivi, creando una dinamica che accompagna l’ascolto dall’inizio alla fine.
Le canzoni di Mosquito si muovono spesso in uno spazio simbolico. Nei testi compaiono figure come vampiri, Cupido e zanzare, immagini quasi mitiche che costruiscono una dimensione narrativa insolita. Tuttavia sotto queste immagini si nasconde un tema centrale: il desiderio malinconico di un amore autentico. Non si tratta però di un disco sentimentale nel senso più tradizionale. Secondo Caroline Landahl, molte canzoni parlano piuttosto delle sensazioni fisiche ed emotive legate ai sentimenti. Il cuore che graffia, le farfalle nello stomaco oppure il senso di vuoto diventano quindi elementi ricorrenti. In questo modo l’album racconta il vortice emotivo dell’essere vivi, più che una semplice dichiarazione romantica.
La lavorazione del disco si è svolta in Svezia, in un contesto volutamente raccolto. Le registrazioni sono iniziate infatti negli AGM Studios di Vollsjö, un luogo caratterizzato da grande tranquillità. Alla produzione torna il collaboratore di lunga data Joakim Lindberg, che accompagna il gruppo anche nella fase finale del lavoro. Il disco viene poi completato nel noto Studio Sickan, sempre sotto la sua supervisione. Nel frattempo il bassista Adam Agace rientra stabilmente nella formazione. Insieme a Caroline Landahl, Måns Leonartsson e Rasmus Andersson, contribuisce alla costruzione di un suono condiviso. Il risultato oscilla così tra energia introspettiva e malinconiche rivelazioni sonore.
Con Mosquito gli Hater consolidano la loro identità artistica dopo oltre un decennio di attività. Il disco combina scrittura più essenziale, atmosfere dream-pop e tensione emotiva, mantenendo però l’impronta sonora che li ha resi riconoscibili. Inoltre la band riesce a trasformare immagini simboliche e sensazioni personali in racconti musicali coerenti. Per questo motivo l’album appare come uno dei momenti più maturi della loro discografia, capace di unire introspezione e immediatezza. (La redazione)
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