
Funk, jazz, soul, reggae, dub ed elettronica: la playlist di Adaja Inira accompagna l'autunno inoltrato con otto brani tra groove coinvolgenti, atmosfere cinematografiche e ritmiche contemporanee. Dagli Hypnotic Brass Ensemble a Chiara Civello e Clap! Clap!, una selezione musicale per affrontare novembre con il ritmo giusto.
Playlist autunnale
Novembre è arrivato, le giornate si accorciano e la voglia di uscire comincia a fare i conti con il richiamo del divano. Ma l’autunno inoltrato non deve necessariamente trasformarsi in una lunga attesa della primavera. La nuova playlist curata da Adaja Inira sceglie infatti di affrontare il cambio di stagione con una buona dose di groove, mettendo insieme funk, jazz, soul, reggae, dub ed elettronica. Dagli ottoni travolgenti degli Hypnotic Brass Ensemble alle atmosfere cinematografiche dei Sun Atlas, passando per le contaminazioni dei De-Phazz, il lovers rock degli Zentone e le incursioni broken beat di CCCC, la selezione attraversa linguaggi e geografie musicali differenti. Non mancano il funk dei Bamboos, il soul-jazz dei Filthy Six e le suggestioni strumentali di Billy Hare. Otto brani per riscaldare le giornate più grigie, ritrovare il piacere dell’ascolto e ricordarsi che, anche quando fuori le temperature scendono, il ritmo può continuare a salire.
Ci sono cose che con l’età impariamo ad accettare: le rughe, gli aperitivi che finiscono prima di mezzanotte, gli amici che parlano di mutui e il fatto che novembre arrivi sempre troppo in fretta. Sul tempo, però, gli Hypnotic Brass Ensemble hanno evidentemente qualcosa da ridire. Con Time, il collettivo di Chicago torna a mettere in campo il suo inconfondibile arsenale di ottoni, forte di una storia musicale che intreccia jazz, funk, hip-hop e tradizione delle street band afroamericane. Sette fratelli cresciuti musicalmente sotto la guida del padre Phil Cohran, collaboratore di Sun Ra, capaci di trasformare una sezione di fiati in una macchina ritmica dal carattere inconfondibile. (Adaja Inira)
Con l’autunno ormai entrato ufficialmente in modalità malinconia esistenziale, temperature in picchiata e castagne arrosto a fare da surrogato alla psicoterapia, i Sun Atlas tornano con The All Is Mind, secondo singolo estratto dal prossimo album Law Of Attraction. Il collettivo mascherato di Los Angeles ci accompagna in un viaggio strumentale tra soul cinematico, spiritual jazz, suggestioni ethio e percussioni ipnotiche, con sonorità che sembrano recuperate da una colonna sonora dimenticata in qualche polveroso archivio degli anni Settanta. Tre minuti di groove cosmico per ricordarci che tutto è mente. Tranne il freddo, purtroppo: quello è tremendamente reale. (Adaja Inira)
Fuori il cappotto, dentro il groove: con Do I Have To? (belooped RMX) i tedeschi De-Phazz dimostrano che il jazz d’archivio può avere una seconda, e decisamente più mondana, vita. Partendo dall’originale di Alphonse Mouzon, batterista, compositore e figura di culto del jazz-funk americano, Pit Baumgartner confeziona una rilettura che mette insieme eleganza senza tempo, disco, bassi elastici e la voce sensuale di Sandie Wollasch. Il risultato è un cocktail sonoro sofisticato ma senza quell’aria da aperitivo in cui qualcuno sente il bisogno di spiegarti Miles Davis. È il genere di musica che rende immediatamente più interessante anche una serata passata a casa, possibilmente con un bicchiere di rosso e le notifiche disattivate. (Adaja Inira)
Con la voglia di uscire che inizia a competere seriamente con quella di restare sul divano, il supergruppo francese Zentone trova il modo di dare una colonna sonora anche alla malinconia autunnale. I Miss You nasce da una jam notturna che, quasi senza accorgersene, si trasforma in una ballata lovers rock sospesa tra reggae e dub: basso profondo, riverberi fumosi e la voce di Jolly Joseph che galleggia su un groove ipnotico, raccontando distanze, assenze e quel fastidioso vizio di sentire la mancanza delle persone. Il collettivo francese, nato dall’incontro tra Zenzile e High Tone, costruisce un piccolo rituale sonoro che si espande in tre successive versioni dub. Perché a una certa età si impara una cosa fondamentale: certe relazioni è meglio lasciarle andare, certi bassi invece meritano di essere seguiti fino in fondo. (Adaja Inira)
Novembre è arrivato con il suo consueto carico di cieli color piombo, riscaldamenti ancora da negoziare con il condominio e improvvisa necessità di rivalutare il piacere di stare a casa. Per fortuna ci sono The Bamboos, che con On & On, terzo singolo estratto dal nuovo album in arrivo Sugar On Top, decidono di combattere il grigiore a colpi di funk. Basso pulsante, batteria incalzante e fiati a tenere alta la temperatura, mentre la voce di Reginald AK — figlio della storica vocalist della band Kylie Auldist — dà corpo a un testo che parla di paure, incertezze e della necessità di non arrendersi quando la vita si mette di traverso. Insomma, altro che tisana rilassante e buoni propositi: qui si affronta la crisi esistenziale ballando. (Adaja Inira)
A combattere le temperature in picchiata arrivano i londinesi The Filthy Six con The Favourite, un concentrato di soul-jazz e funk vecchia scuola che scalda più di qualsiasi termosifone condominiale. Il sestetto guidato dal trombettista Nick Etwell mette sul piatto un groove grasso, organo Hammond, fiati sfacciati e un assolo di chitarra che si concede persino qualche deviazione psichedelica, mentre il percussionista Snowboy aggiunge una generosa dose di ritmo latino. Il tutto con quella sporcizia sonora che fa bene all’umore e malissimo alla sedentarietà. Se l’autunno deve essere una stagione di ripensamenti, almeno che siano accompagnati da una sezione fiati come si deve. (Adaja Inira)
Mentre fuori le giornate si accorciano e cresce pericolosamente la tentazione di trascorrere i weekend tra plaid, cioccolata calda e serie tv che non ammetteremo mai di guardare, Billy Hare ci offre un’alternativa decisamente più interessante. Con Carolles, il giovane pianista e produttore britannico mescola jazz, funk e ritmiche latine in un arrangiamento elegante e cinematografico, dove pianoforte incalzante, archi e fiati costruiscono un paesaggio sonoro che profuma di latitudini tropicali e sofisticate colonne sonore anni Settanta. Un assaggio del suo album di debutto in arrivo, che dimostra come si possa guardare al passato senza trasformarsi in un collezionista di vinili che parla soltanto di quanto fosse bella la musica una volta. (Adaja Inira)
Con l’autunno che invita all’introspezione, possibilmente davanti a una cioccolata calda, Chiara Civello e Clap! Clap! scelgono di esplorare proprio quell’abisso interiore che normalmente cerchiamo di coprire con qualche acquisto compulsivo. Clarice My Dear è un raffinato cortocircuito tra elettronica, broken beat, jazz e suggestioni R&B, con la voce stratificata e ipnotica di Civello che si intreccia alle architetture ritmiche di Cristiano Crisci. Dedicato alla scrittrice Clarice Lispector, il brano è un piccolo viaggio nelle contraddizioni dell’animo umano, dove la vulnerabilità diventa materia sonora e l’introspezione smette finalmente di sembrare una pratica da retreat in qualche resort balinese. Perché conoscersi è importante, ma farlo con un beat del genere è decisamente meno noioso. (Adaja Inira)
Tra jazz contaminato, bassi profondi, fiati incandescenti e ritmiche elettroniche, questa playlist dimostra che l’autunno può avere molte più sfumature del solito grigio novembre. Adaja Inira costruisce un percorso musicale variegato, nel quale passato e presente dialogano senza nostalgia e senza bisogno di etichette troppo rigide. Ogni brano aggiunge un tassello a una selezione che alterna momenti più raccolti a improvvise accelerazioni ritmiche, lasciando spazio tanto all’ascolto domestico quanto alla voglia di muoversi. La colonna sonora ideale per attraversare l’autunno inoltrato con le cuffie alle orecchie, magari un buon disco sul giradischi e la certezza che il freddo, almeno musicalmente, si possa affrontare a colpi di groove. (La redazione)
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