
Con Toc-Toc, Ed Motta firma il quindicesimo album in studio della sua carriera. Undici brani tra electro-funk, soul e sonorità anni Ottanta, con richiami a Cameo e S.O.S. Band. Un lavoro più elettronico e immediato rispetto al precedente Behind the Tea Chronicles, che unisce atmosfere rétro, bassi sintetici e raffinatezza armonica.
Ed Motta (ph. Bispo)
Dopo tredici anni passati a cantare prevalentemente in inglese, tra jazz sofisticato, soul cinematografico e arrangiamenti che sembravano richiedere un master in musicologia per essere affrontati senza sentirsi inadeguati, Ed Motta torna al portoghese con Toc-Toc, quindicesimo album in studio di una carriera che dura ormai da quasi quarant’anni. Undici tracce, circa 44 minuti e una dichiarazione d’intenti piuttosto chiara: recuperare l’estetica electro-funk e soul degli anni Ottanta, quella di Cameo, S.O.S. Band e del funk americano che ha formato il musicista brasiliano, senza rinunciare a quella raffinatezza armonica che nel frattempo è diventata il suo marchio di fabbrica.
Il risultato è un disco più asciutto, elettronico e immediato rispetto al precedente Behind the Tea Chronicles del 2023, ma non per questo meno curato. Una specie di ritorno alle origini, insomma, senza la necessità di passare da un reality sulla nostalgia o di rispolverare il guardaroba di Miami Vice. Registrato nel suo studio domestico, Toc-Toc riduce il peso delle orchestrazioni per lasciare maggiore spazio a drum machine, sintetizzatori, bassi elettronici e ritmiche decisamente più funky. Motta sembra semplicemente aver deciso che, dopo aver dimostrato a sufficienza di conoscere il Great American Songbook, è arrivato il momento di divertirsi un po’.
Ad aprire il disco è Eu Quero Ser Feliz, che già dal titolo dichiara un programma esistenziale piuttosto ambizioso: essere felici. Un obiettivo che nel 2026, tra crisi geopolitiche, affitti impossibili e sedute di psicoterapia ormai più frequenti degli aperitivi, sembra quasi un atto di ribellione. La title track Toc-Toc è invece il manifesto sonoro dell’album, con bassi sintetici e atmosfere electro-funk che guardano agli anni Ottanta senza trasformarsi in una festa a tema organizzata da qualche nostalgico di Stranger Things. O Desejo Está Nú e Casa de Frente Pro Mar esplorano territori più morbidi e romantici, mentre O Grande Plano e Não Tem Contradição recuperano quella passione per gli incastri armonici che ha sempre reso Motta un musicista più vicino agli Steely Dan che al pop brasiliano convenzionale.
Tra gli episodi più interessanti c’è Beth, oltre sei minuti nei quali il sax tenore di Marcelo Martins incontra un impianto soul-jazz che lascia emergere le influenze più sofisticate del musicista brasiliano. A Marina Acende, invece, recupera una composizione dei primi anni Duemila nata come omaggio a João Donato, figura fondamentale della musica brasiliana. Curiosa anche la storia di Glamour Hotel, rimasta nel cassetto per quasi trent’anni. Il bello di Toc-Toc è proprio questo equilibrio tra materiale nuovo, vecchie ossessioni e recuperi dal passato, senza che il disco dia mai l’impressione di essere una collezione di provini riesumati per fare cassa.
Il bilancio è quello di un album piacevole, coerente e musicalmente più interessante di quanto la sua apparente semplicità lasci intuire. Non siamo davanti a una rivoluzione del soul brasiliano, né a un disco destinato a cambiare il corso della storia della musica. Per fortuna, perché nel 2026 abbiamo già abbastanza emergenze da gestire senza aggiungerne una discografica. Il merito di Motta è quello di aver alleggerito la propria scrittura senza rinunciare alla raffinatezza. Toc-Toc guarda agli Ottanta senza vivere nel passato e ricorda quanto possa essere sexy un basso sintetico suonato con cognizione di causa. Per una volta, il ritorno alle origini non sa di crisi di mezza età: sa semplicemente di qualcuno che ha ritrovato il piacere di fare musica. (La redazione)
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