Sabato, 4 Luglio 2015

Recensione: Michelangelo Giordano - Le Strade Popolari (2015)

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L’esordio del calabrese Michelangelo Giordano viene dalle sua strade di quartiere, da piccole città di provincia, da un mondo che come molti è lontano anni luce dalle grandi metropoli dove accadono e si muovono i fili dei giochi che passano alla TV. Si intitola Le Strade Popolari, un disco di undici inediti che si lasciano introdurre dal primo singolo estratto di cui in rete è presente un carinissimo video dal titolo “Chi bussa alla porta”. La sua esclusione dal Festival di Sanremo 2015 per la categoria nuove proposte per motivi mai chiaramente chiariti, che tuttora sono in fase di valutazione in sedi legali, ha prodotto rivalsa e grande maturità d’impegno che si condensano e producono buona musica da vivere. Un album dalle sonorità popolari che mette in luce strumenti acustici e non digitali, chitarre e fisarmoniche come decanta, chiaramente, nella bellissima “Lungo il cornicione”. Guarda il mondo che sta vivendo, Giordano, lo guarda con gli occhi di un ragazzo che ha energia e voglia di farcela, come un gatto che si estranea dal tutto e di notte osserva indisturbato la sua città dall’alto di un cornicione, per l’appunto. E poi anche la mafia nella suggestiva “Nun cangiunu li così”, e poi la crisi come traspare nella figura dell’esattore nel primo singolo estratto di cui parlavo prima e, infine, immancabile l’amicizia così come l’amore. Etiche e sentimenti a cui affidare l’astioso compito di ricondurci alle origini del tempo e della genesi di questa modernità digitale, tra populistiche soluzioni di design sonoro e freschezza compositiva dei nuovissimi fautori della canzone cantautorale italiana. Un tempo suonava bene questo genere il buon Daniele Silvestri. Oggi invece il testimone passa, o meglio, viene preso in prestito da tanti altri. Tra questi c’è anche Michelangelo Giordano. (Alessandro Riva)



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