Il crossover dei Rocky Horror (intervista)

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Incontro virtuale con Giovanni “Justice” Placido, cantante dei Rocky Horror. Incontro mediatico con una band che a oggi viene considerata una delle più importanti nella nuova scena urban crossover italiana. Non a caso questo nuovo disco dal titolo Sciogli il tempo, che sarà distribuito a febbraio prossimo anche in versione fisica e non solo liquida, resta a diritto di cronaca anche un bel collage di collaborazioni ed esperienze di anni di palchi e di incontri. Ci troviamo di tutto, da Pino Scotto a Vince Carpentieri, dai Suoni Mudù ai Superzoo e così via. Nuovo disco di inediti, dieci tracce di cui otto nuovissime e una cover storica, Stop al panico, raccontata in due versioni diverse. Per il resto pare inutile descrivere il crossover dei Rocky Horror che lo raccontano seguendone la scuola americana e i suoi dettami. Un disco nato oggi che da oggi vuol partire, lasciando quel sottile gusto di perverso nel pensare al “se fosse nato ieri”.

Rocky Horror: intervista di Alessandro Riva
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Digitale e analogico. Quanto ti (e vi) allontana dalla tradizione l’uno e quanto dal presente l’altro?
Per questo nuovo album abbiamo voluto puntare a quella che oggigiorno viene definita “una produzione americana”, ovvero grandi studi con grandi professionisti, suoni cristallini e cura quasi “maniacale” dei dettagli, senza però trascurare quel tocco retrò, senza il quale, a nostro parere, il disco sarebbe risultato privo di carattere.

Sciogli il tempo”, questo il titolo del vostro ultimo lavoro, credete possa dare qualcosa di nuovo ai cultori del genere oppure cerca di rispettare gli standard “imposti”?
Come dico nel testo di Funkisdead!, brano presente nella tracklist del nostro primo full-lenght Dritto in Faccia, penso che il nostro crossover sia realmente “fuori da ogni schema”… anche se in fondo poi questo è un po’ lo “schema” di questo genere (risate, ndr)… Immaginate, comunque, che in questo nuovo album c’è perfino un chitarrista folk che suona blues (Simone Martorana dei Folkabbestia, ndr)

A tal proposito, davvero tanti featuring in questo disco, non si rischia di perdere identità?
Credo che il rischio di perdere identità si presenti solo nel momento in cui crei un brano in funzione di una collaborazione, noi abbiamo fatto esattamente il contrario: abbiamo ultimato la canzone, l’abbiamo riascoltata e ci siamo lasciati ispirare da questa per capire chi tra questi grandi artisti si confaceva più a quel sound, dopodichè gli abbiamo fatto ascoltare il pezzo e gli abbiamo dato “carta bianca” su come intervenire. Si sono così affacciati al nostro mondo Pino Scotto, guest star del singolo e video “Lo spazio che ti aspetta”, Vince Carpentieri (ex Alamamegretta) a lavoro con noi su più canzoni tra cui la cover degli Isola Posse All Stars, “Stop al Panico”, che poi ha un po’ sancito questo nostro “ritorno sulla scena”, e ancora Luca (Los Fastidios), Ru Catania (Africa Unite), Simone Martorana (Folkabbestia), Nico Mudù (Suomi Mudù), Mr. T-Bone (ex Africa Unite e Giuliano Palma & The Bluebeaters), DJ Argento, DJ Fede e tanti altri amici e colleghi.

Chi ha vinto secondo voi? La libertà espressiva o gli interessi commerciali?
Parlando da un punto di vista artistico nonché personale, la libertà espressiva alla lunga vince sempre, a distanza di anni la gente ricorda gli artisti che l’anno fatta emozionare e non le meteore che hanno fatto una sola hit preconfezionata, anche se “campione d’incassi”!

Che ambizioni porta con sé un simile lavoro?
Porta soprattutto grandi aspettative, e per nostra fortuna molte di queste si stanno già concretizzando: essere distribuiti da Edel, il video in rotazione su Rock TV, paginone centrale su Raropiù, il side project Pino Scotto & Rocky Horror, che ci vede sul palco tutti assieme in un’unica grande formazione, accompagnati anche da Gianni Colonna (Superzoo) e Dj Blast (ex Sona Sle), all’interno del nostro “Scioglio il Tempo Tour” ecc..

Fare un disco oggi ha ancora un senso?
Il disco fisico si vende sempre meno nei negozi, questo è vero, ma comunque ci vuole, è come un quadro per un pittore, è un modo di lasciare un segno, anche se piccolo, del proprio passaggio nel mondo della musica. E in ogni caso alla fine di un concerto resta sempre “l’oggetto” più ricercato dagli spettatori…



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