Recensione: Beppe Palomba – Il piano B (2016)

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Parliamo di grandi radici culturali e di una vita intera (o quasi) dedita alla musica. Parliamo di passaggi storici della discografia italiana come Buon vecchio Charlie con Richard Benson e Luigi Calabrò, parliamo di una vita anche spesa per eventi d’arte intrecciando mostri sacri come Andy Warhol e Kostabi. Parliamo anche di Radio Rai, lui che diventa anche autore e critico teatrale…

Beppe Palomba fa il suo esordio come cantautore nel 1972 con A Rosa, a Giovanna e alle altre… Poi un silenzio dalle scene che ha fatto tanto rumore traducendosi però in altro, come dicevamo appena sopra cercando di riassumere malamente oltre 40 anni di storia. Oggi Palomba torna con un nuovo disco che ha intitola Il piano B: non c’è tempo e non c’è scadenza per cambiare ancora, per rivoluzionare se stessi e le proprie cose, per rinnovarsi nella vita e sperimentare nel mestiere. Il suo disco è di un cantautorato pregiato, fatto di parole importanti ma anche di un impegno solido e sicuro. Un suono che sa aspettare, una scrittura che non ha fretta e quel senso di “calma” (che si respira anche nei brani più ritmati come Mercoledì), quella che solo la vera esperienza sa restituire. Strumentalmente gioca un ruolo non di margine l’elettronica che stringe patti solidi con suoni acustici – specialmente quelli di chitarra di cui però di quanto di quando ascolto delle incertezze di esecuzione e di timing.

La voce è quella di uomo, è quella di esperienza. Le strutture ahimè attingono fortemente a cose note (Conte, Testa, Fossati etc…), questo un poco ci sorprende, ma in fondo la vera tradizione “folk” – quindi popolare – della musica è un po’ tutto questo citarsi e ritrovarsi, questo studiare origini e poi svilupparle. Personalità e passione per la vita in generale. E nel disco anche nuove versioni di Rosa e de Il guardiano della valle, giusto per citare antichi passaggi, quelli con il supergruppo il Buon vecchio Charlie nella cui pubblicazione degli anni ’90 trovano posto anche questi due grandi brani dell’esordio di Palomba… Insomma, un disco importante. Un lavoro che spolvera e si contamina, che improvvisa nuove cose e celebra antichi gusti. Un punto d’approdo ma non di termine. Un album che sicuramente merita di essere ascoltato. (Alessandro Riva)



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