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Blind – Youmanity, 2020 | Recensione

Blind - Youmanity, 202
I Blind portano in scena un alternative rock sanguigno ma sussurrato allo stesso momento che strizza gli occhi ai Placebo anni 2000 e che riesce in un certo qual modo a raggiungere tutti i nostalgici di un certo tipo di musica fermo nel tempo, in cui l’emocore regnava sovrano. Il disco in questione s’intitola Youmanity e l’open track L2501 – Reborn è un vero e proprio biglietto da visita per farvi capire chi sono i Blind e di che pasta siano fatti.

Una ballad malinconica che riesce però a imprimere a caldo una grinta ed un’anima che difficilmente si riesce ad intravedere in una band alternative rock odierna. Tra le altre tracce degne di nota troviamo: No Mask, To Mia e Time to change, anche se ogni traccia del disco deve esser assaporata con la giusta calma e tranquillità, perché, etichettare in maniera sbagliata e sbrigativa i Blind è molto semplice (errore che non va assolutamente commesso).

In generale il disco si muove molto sinuosamente, riesce a colpire direttamente l’ascoltatore con un buon piglio, senza distruggere i timpani e senza strafare con i vari volumi. In pratica i Blind riescono a riportare in auge un alternative rock targato anni 2000 con una fierezza ed un carisma non da poco. Ed a noi piace sicuramente così.

I Blind vivono un po’ in un passato remoto ma riescono a sfoggiare una buona tecnica e un buon gusto musicale, in ogni caso. Youmanity rappresenta un disco pieno di sfaccettature, un bel disco da scoprire ed apprezzare e senza ombra di dubbio, perderselo sarebbe un vero peccato. (Lorenzo D’Antoni)

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