Con DIG!, i Mamas Gun confermano una rara maturità musicale: soul caldo, groove analogici, arrangiamenti sofisticati e influenze che vanno da Marvin Gaye a Stevie Wonder. Un disco elegante e autentico che evita la nostalgia sterile e restituisce al soul contemporaneo una dimensione viva, umana e credibile.
Mamas Gun (ph. Ko Photography Taiwan)
In un panorama musicale dove basta avere un synth vintage e una lampada arancione in studio per cavalcare l’onda del “soul revival”, i Mamas Gun fanno una cosa molto più difficile: suonano autentici senza trasformare ogni riferimento al passato in un compito di archeologia. Giunti al sesto album DIG!, il quintetto londinese ci ricorda quanto il soul, quando è scritto e suonato davvero bene, non abbia bisogno di reinventarsi ogni sei mesi per restare vitale.
Registrato su nastro ai All Things Analogue Studios di Leeds, DIG! ha una fisicità sonora palpabile: batteria viva, basso elastico, Hammond caldissimi, groove che respirano senza l’ansia di riempire ogni secondo disponibile. Il frontman Andy Platts canta con un falsetto morbido e misurato che evita sia il manierismo rétro sia quella sindrome moderna del “sto soffrendo in alta definizione”. Intorno a lui la band gira con una naturalezza impressionante, facendo sembrare semplicissimo un equilibrio che invece richiede tecnica, gusto e parecchie ore passate insieme in sala prove.
La presenza di Brian Jackson — leggenda orbitante attorno all’universo Gil Scott-Heron — nella titletrack DIG!, avrebbe potuto trasformare il brano in un esercizio di coolness autoreferenziale per collezionisti di vinili costosi. Invece i Mamas Gun mantengono sempre il focus sulle canzoni, sull’atmosfera, sul piacere semplice ma ormai rarissimo di ascoltare una band che sa davvero suonare insieme, ed è proprio questa assenza di sforzo a rendere l’album così convincente.
Nel corso di 11 brani si possono sentire echi di Marvin Gaye (Phantom Love), Stevie Wonder (The Proof), o The Stylistics (Had Me At Goodbye), ma il tutto viene tenuto insieme da arrangiamenti sofisticati e armonie vocali estremamente curate, che non si limitano a citare la tradizione ma la rielaborano con una naturalezza quasi istintiva, evitando l’effetto collage e mantenendo invece una coerenza sonora calda e contemporanea.
Il disco funziona soprattutto nei suoi passaggi più atmosferici. Wings ha quella sensualità jazz-funk discreta da città vista dal finestrino di un taxi, Living On Mercy galleggia in una malinconia urbana elegante e sospesa, mentre Rooftops apre la scrittura verso un soul-pop arioso e luminoso, attraversato da sfumature neo-soul che ne ampliano la portata senza appesantirlo, confermando la capacità della band di trovare leggerezza senza perdere profondità.
DIG! è un disco caldo, elegante, umano, in cui i Mamas Gun confermano una maturità rara nel tenere insieme tradizione e presente senza forzature, e proprio per questo con una credibilità difficile da replicare. (Adaja Inira)
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