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«Mondocane» a Venezia 78, il film distopico-ecologista di Alessandro Celli.

I nostri inviati alla 78ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica, Alessandro Grainer e Stefania Michelato, ci raccontano «Mondocane» di Alessandro Celli.

Mondocane è l’esordio riuscito di Alessandro Celli, un film distopico-ecologista con Alessandro Borghi, Barbara Ronchi e tre giovanissimi talenti.

Il resoconto dei nostri inviati alla 78ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica, Alessandro Grainer e Stefania Michelato. Buona lettura. (La redazione)

Mondocane: «L’acciaio non si può toccare, ma le persone s컩 di Alessandro Grainer e Stefania Michelato

Mondocane (screenshot)

Mondocane è il titolo di un film italiano degli anni ‘60 (del 1962 per la precisione), che fu presentato a Cannes. È il nome che Mike Patton (assieme a Roy Paci) mise a uno dei suoi progetti, molto riuscito fra l’altro, sulla canzone italiana degli anni ‘50 e ‘60.

Mondocane è il nome di un negozio di Taranto Nuova, un negozio di cibo per animali, in un non auspicabile futuro. Scritto tutto attaccato, Mondocane è il soprannome di un ragazzino che vive nella parte vecchia di Taranto e che, assieme al suo amico Pisciasotto, costituisce la coppia protagonista del film.

Il film, ovviamente, si intitola Mondocane ed è stato piacevole vederlo: buona regia, dialoghi mai fuori posto, buon ritmo. Certo, difficile essere originali nel raccontare il futuro di una città industriale già martoriata nel presente, ma non crediamo che fosse l’originalità il marchio che il bravo Alessandro Celli voleva dare al film. Forse voleva metterci in guardia.

Molto credibili gli attori, nei loro ruoli: Dennis Protopapa, Giuliano Soprano e Ludovica Nasti, Barbara Ronchi, che ci è piaciuta molto e Alessandro Borghi.

I due pischelli (Dennis Protopapa e Giuliano Soprano) vivono con un vecchio, che li ha raccattati per strada e che insegna loro cose buone e molto meno buone. Il loro obiettivo è quello di entrare nelle Formiche: una banda di imprendibili giovanissimi che terrorizza la città, comandati da un uomo carismatico, un po’ cattivo maestro e un po’ padre con bastone e carota: un educatore del male, Testacalda (Alessandro Borghi).

Una poliziotta, a volte troppo zelante (Barbara Ronchi), dà loro la caccia. Una ragazzina (Ludovica Nasti) sarà colei la quale rappresenterà la chiave di volta delle loro vite, a cavallo fra le due città. La città è la cosa più interessante di questo film. New Taranto, la Taranto di un futuro prossimo, che potremo vedere tra cinquant’anni poco più. Una Taranto pulita e moderna, dove la popolazione è stata fatta insediare dopo l’evacuazione della città storica perché, come spiega Testacalda/Borghi, “l’acciaio non si può toccare, ma le persone sì”.

Ed ecco allora che si intravede una possibile soluzione all’attuale crisi: la vecchia acciaieria e la zona circostante diventa zona off-limits, murata, recintata, mentre la gente “perbene” si è trasferita nella città nuova, nell’agio.

Come dopo il terremoto, o l’alluvione o chissà quale catastrofe provocata dall’ottusità del genere umano. Il problema è che tutto questo non funziona. Perché? “How will we live together?” Come saranno le città del prossimo futuro e come vivremo insieme?

Questo è il tema della Biennale Architettura attualmente in corso a Venezia, che ragiona proprio sui cambiamenti nelle città, come inevitabile conseguenza dell’intensificarsi della crisi climatica, dei massicci spostamenti di popolazione, delle instabilità politiche in tutto il mondo e delle correlate disuguaglianze razziali, sociali ed economiche.

How will we live together?”, vivremo come a New Taranto? E se qualcuno da lì non se ne vuole andare? Se i luoghi dell’abbandono vengono occupati da nostalgici irriducibili o diventano rifugio per la malavita, come la mettiamo? Mondocane!

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