L’indie folk dei veneziani Maestral con «Marghesarà»

Il viaggio malinconico della formazione veneziana Maestral con l’album «Marghesarà»

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Abbiamo intervistato i Maestral, band indie folk dal piglio sicuramente originale per esecuzione e testi.

Nati dalle ceneri dei Disincanto, il gruppo di Venezia vede alla voce Sergio Renier, alla fisarmonica e al bandoneón Walter Lucherini, al basso e alle chitarre Riccardo De Zorzi e Uccio Rizzo alla batteria.

Il loro disco, Marghesarà, è un viaggio malinconico in cui ci siamo persi con estremo piacere. Buona lettura. (La redazione)

Intervista ai Maestral di Lorenzo D’Antoni

«Marghesarà» (copertina album)

Diamo il benvenuto ai nostri microfoni virtuali ai Maestral. Grazie per averci concesso questa chiacchierata. Partiamo subito con una domanda semplicissima: come si sono formati i Maestral? Ho visto infatti che venite da progetti decisamente diversi…

Siamo musicisti con studi ed esperienze molto differenti, legati da un rapporto di amicizia e stiamo bene assieme quando suoniamo e quando non suoniamo. Abbiamo dato vita ai Maestral per proporre dei brani originali in veneziano, costruiti negli arrangiamenti passo dopo passo. Influenzati certo da tutti i nostri ascolti precedenti ma liberi da qualsiasi condizionamento commerciale.

Cantare in dialetto veneziano è una scelta molto forte. Quali sono state le vostre principali influenze?

Ci siamo ispirati alla musica degli autori veneziani degli anni settanta, filtrata attraverso il vissuto musicale di ognuno di noi. Sicuramente Gualtiero Bertelli è una figura molto importante della musica veneziana. Lui, come Toffolo, D’amico e la Ronchini sono stati sicuramente una nostra fonte di ispirazione.

“Marghesarà” è il titolo del vostro album, raccontateci com’è nata l’idea del disco e soprattutto del titolo.

Abbiamo suonato in molti locali del Triveneto, proponendo un repertorio di brani reinterpretati con il nostro stile, a un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di scrivere musica originale che abbiamo raccolto in questo disco che prende il titolo da un gioco di parole che trasforma il nome Marghera (Mar ghe gera – C’era il mare) declinandolo al futuro. Un augurio di riscatto per un territorio che ha pagato a caro prezzo l’industrializzazione degli ultimi decenni

Il vostro genere è sicuramente unico (e probabilmente voi ancora di più), non temete d’essere fuori dalle logiche del mercato odierno?

Cosa ne pensate dell’attuale panorama musicale Non abbiamo mai temuto di essere fuori dalle logiche del mercato, anzi, la volontà di non dover rispondere a nessuno schema predefinito ci ha trovati d’accordo fin da subito. Quello che viene proposto dal “mainstream” è per noi di scarso interesse, esistono però proposte interessanti ma che non sono così facili da scovare.

Il vostro singolo “Par Ti” è di una bellezza e nostalgia disarmante, pregno di poesia quando ormai in genere, di poesia, se ne vede troppo poca. Com’è nato?

L’ispirazione originaria è arrivata da una donna, poi riascoltando la canzone sono affiorati altri significati, quello spirituale, come fosse un dialogo interiore, o quello tra l’artista e il suo pubblico, nel video si è scelto di seguire l’idea di un amore incondizionato, in questo caso verso l’amore per il proprio territorio.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Adesso che abbiamo presentato il nostro album dal vivo, la priorità diventa quella di mettere a punto uno spettacolo che speriamo di portare presto in giro per l’Italia.

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