City of Heroes di Billy Bragg non è solo una canzone, ma un messaggio politico e umano. La resistenza organizzata che emerge dalle strade innevate di Minneapolis viene indicata come un esempio valido ben oltre i confini statunitensi. La tutela dei diritti universali di fronte a un potere che esalta la forza come unico principio è una delle sfide centrali del nostro tempo, nelle democrazie liberali di tutto il mondo.
Billy Bragg (press photo - FB)
Dopo Bruce Springsteen, anche Billy Bragg dedicata una canzone in segno di solidarietà dei abitanti e manifestanti di Minneapolis, dove hanno perso la vita Alex Pretti e Renee Good vittime dell’ICE, la polizia antimmigrazione voluta fortemente da Trump. Il brano si intitola City of Heroes ed è disponibile in streaming su numerose piattaforme. Attraverso questo lavoro, Billy Bragg racconta un legame personale e profondo con una città che negli anni è diventata per lui un luogo di accoglienza, amicizia e resistenza civile.
Minneapolis ha rappresentato per Billy Bragg un rifugio dalle pressioni delle grandi città costiere. Fin dalla prima visita, avvenuta nel febbraio 1985, l’artista ha trovato un’accoglienza calorosa e spontanea. Da quel primo concerto al 7th St Entry, il rapporto con la città si è consolidato nel tempo. Nel corso degli anni, Bragg ha suonato circa venti volte a Minneapolis, esibendosi in parchi, bar, centri culturali e in luoghi simbolo come First Avenue. Un rapporto costruito grazie alle persone, più che ai luoghi, e rafforzato da un senso di comunità percepito come autentico e costante.
Vedere una città amata finire sotto assedio da parte di apparati repressivi legati all’amministrazione degli Stati Uniti d’America è stato, per l’artista, un evento doloroso. Tuttavia, l’esperienza diretta con la popolazione delle Twin Cities (l’area metropolitana statunitense che comprende le città di Saint Paul e Minneapolis, situate nel Minnesota) ha mostrato una comunità poco incline a lasciarsi intimidire. Secondo questa visione, Minneapolis e St Paul rappresentano un esempio di risposta collettiva alla prevaricazione, fondata su coesione sociale e determinazione civile.
Nel dibattito mediatico recente è emerso il concetto di “dual state”, elaborato dal giurista Ernst Fraenkel. L’idea descrive un sistema in cui convivono, da un lato, una normalità regolata da leggi stabili e, dall’altro, uno spazio di violenza e arbitrio statale. Il parallelo tracciato con l’America contemporanea mette in evidenza il rischio di una normalizzazione della brutalità, soprattutto nei confronti delle minoranze, mentre una parte della popolazione viene rassicurata da narrazioni di prosperità e grandezza.
In Minnesota, come in altri luoghi, la risposta è arrivata dalle strade. Le proteste mirano a difendere uno spazio pubblico in cui la Costituzione garantisca i diritti di tutti, cittadini e non. Secondo questa prospettiva, la difesa dei diritti universali diventa una responsabilità collettiva. Un recente commento giornalistico ha sottolineato come la forza della comunità derivi proprio dalla sua diversità e dalla capacità di creare legami reali in un contesto sociale sempre più frammentato.
City of Heroes non è solo una canzone, ma un messaggio politico e umano. La resistenza organizzata che emerge dalle strade innevate di Minneapolis viene indicata come un esempio valido ben oltre i confini statunitensi. La tutela dei diritti universali di fronte a un potere che esalta la forza come unico principio è una delle sfide centrali del nostro tempo, nelle democrazie liberali di tutto il mondo. (La redazione)
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