Look On The Bright Side è il terzo album del trombettista scozzese Malcolm Strachan. Tra soul-jazz, funk, ritmi latini e afrobeat, firma un disco elegante, ricco di groove e melodie luminose che guarda alla tradizione Blue Note e CTI con uno sguardo fresco e personale.
Malcolm Strachan (ph. Garry Clarkson)
Ci sono dischi che sembrano progettati per ricordarti quanto il mondo sia complicato, e poi ci sono quelli che decidono semplicemente di non alimentare l’algoritmo dell’ansia. Look On The Bright Side, terzo album solista del trombettista scozzese Malcolm Strachan, appartiene senza esitazione alla seconda categoria: un lavoro luminoso, elegante e sorprendentemente disinvolto, come qualcuno che riesce ancora a ordinare un Negroni senza doverti raccontare per forza la storia del vermouth artigianale.
Se anche il nome non vi dovesse dire niente, è probabile che abbiate comunque ascoltato la sua tromba decine di volte. Strachan è membro fondatore del gruppo funk The Haggis Horns e ha suonato con Mark Ronson, Amy Winehouse, Jamiroquai, e con la leggenda Blue Note Lou Donaldson. Un curriculum costruito nell’arco di quasi tre decenni di attività, tra jazz, funk, soul e pop. Eppure il primo album solista, intitolato non a caso About Time (“Era Ora”), risale solo al 2020.
Da allora però Strachan ci ha preso gusto e i dischi si sono susseguiti a distanza regolare ogni 3 anni: Point Of No Return nel 2023 e ora il nuovo album Look On The Bright Side. Se il debutto era una lettera d’amore rivolta al jazz classico anni 60 in stile Blue Note, e il secondo album si immergeva invece nelle atmosfere anni 70 di etichette come CTI, nel terzo Strachan allarga il raggio d’azione senza perdere il centro. Soul-jazz, ritmi latini e incursioni afrobeat convivono con naturalezza, mentre il groove resta la bussola di un disco che visita il passato senza abitarci. Tra i momenti migliori c’è Quest For Love, dove la voce di Tanja Daese aggiunge calore a una traccia che flirta con il dancefloor senza perdere raffinatezza, mentre Leave It All Behind costruisce un crescendo che sembra scritto per convincerti che, forse, eliminare un paio di chat tossiche è davvero una buona idea. Più imprevedibile The Eclipse, che si concede deviazioni afrobeat e aperture quasi psichedeliche, dimostrando che Strachan preferisce esplorare piuttosto che restare nella comfort zone del jazz da aperitivo premium.
Steppin’ Out sfila con una sicurezza rilassata da chi sa vestirsi bene senza postare il fit check, First Light si prende il lusso di rallentare con atmosfere cinematografiche che sembrano arrivare dritte da una Londra immaginaria dove piove meno e tutti hanno una collezione di Blue Note originali, mentre Time To Go accompagna l’uscita di scena con un senso di liberazione che ricorda il momento in cui chiudi Twitter (o X, o come si chiama questa settimana) e scopri che il mondo continua tranquillamente a girare.
Look On The Bright Side riesce in ultimo a suonare ottimista senza diventare mai stucchevole, grazie anche a una band che si muove con la naturalezza di musicisti abituati ad ascoltarsi prima ancora che impressionarsi a vicenda. Dopo anni ad affiancare musicisti di rilievo, Malcolm Strachan conferma di essere molto più di un impeccabile turnista: è un autore capace di costruire un universo sonoro accogliente, sofisticato e pieno di dettagli che emergono con gli ascolti. (Adaja Inira)
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